L’impresa di Gigio scompiglia le carte del centrodestra veneziano, e non solo

CLAUDIO MADRICARDO
Anche se atteso, l’annuncio della candidatura a sindaco di Venezia di Brugnaro, imprenditore e patron della Reyer, fa scalpore e crea uno scenario inedito, anche in casa Pd

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BrugArio che el riva” così titolava nei giorni scorsi il quotidiano satirico online Lo Schitto, organo de “Me lo chiede la città” che da sei mesi a questa parte fustiga giornalmente con una penna intinta di vetriolo la vita politica cittadina. Colpendo a destra come a sinistra, non risparmiando il centro. Tutto e tutti travolgendo con la sua iconoclastica irrisione. Anche questa volta con un calembour, forse incomprensibile a chi è estraneo al dialetto. Che semplicemente, quasi con uno sberleffo sbarazzino, annuncia l’arrivo in campo dell’ultimo pezzo da novanta che mancava.

Giocando perfino sul suo nome, che in tal modo manipolato, già da solo basterebbe a eguagliare il valore semantico di un intero articolo. Ammiccando a quel Gigio Brugnaro, patron di Umana e della Reyer, del quale già da mesi i più informati favoleggiavano, scambiandosi sussurri e occhiate d’intesa.
Come a voler sottolineare che ne erano al corrente, che loro sapevano. Quasi volessero rivendicare un ruolo di comprimari, col loro argomentare, sul palcoscenico della chiacchiera di cui in buona parte si è sostanziato, rischiando di continuare, questo avvio di campagna elettorale, primarie del centrosinistra comprese.

Quel Gigio Brugnaro che, dopo aver annunciato, sciogliendosi in lacrime, la sua discesa in campo prima ai suoi dipendenti che l’hanno perfino applaudito, sabato mattina ha tratto il dado presentando se stesso e la sua candidatura al Centro Le Grazie di Mestre. Scene già viste, si dirà. Probabile. Una discesa in campo da tanto tempo annunciata, che dai primi sussurri e confidenze si è alzata, come il famoso venticello, fino a un impetuoso uragano che ha spazzato con la sua forza ogni mente che si vuol peritare di ragionare di politica. In pratica tutti, sembrerebbe, o almeno tutti quelli, e sono tanti, che dalle pagine dei social network ogni minuto secondo consegnano alla rete le loro argomentazioni.

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Già perché, ed è il segno dei tempi, mai come in questa campagna elettorale rete e social hanno avuto un ruolo così importante. Come accade quando gioca la nazionale di calcio che tutti si scoprono commissari tecnici, così il tam tam si è fatto sempre più insistente, fino a travolgere, tutto e tutti. Un segnale dei tempi, probabilmente. O forse semplicemente una voglia di politica che i nove mesi di astinenza imposta dalla gestione commissariale in Comune può aver contribuito a scatenare.

Quindi Brugnaro, atteso, ma che pare aver scompigliato le carte. A destra in primo luogo, dove già era scesa Francesca Zaccariotto con la sua lista. La bionda signora che pare godere di un certo appoggio popolare e che, secondo sondaggi non si sa quanto veritieri, potrebbe essere accreditata a un venti per cento, al momento.

Al momento. Perché la discesa in campo a gamba tesa del signore della Reyer potrebbe scompaginare un po’ tutto, frutto com’è di un accordo cucinato da Brunetta e Salvini. Uno scambio di cortesie in chiave anti Tosi, con il timore che la Moretti, data ora solo a un cinque per cento sotto, ce la possa fare. Tu mi appoggi Zaia in Regione, e io ti sostengo Brugnaro al Comune di Venezia. Con il vaso di coccio di Fratelli d’Italia che già avevano espresso il loro endorsement a Francesca, e che con tutta probabilità saranno costretti a rimangiarsi la promessa. Salvo rotture. E con altri probabili vasi di coccio in cerca d’autore, i Boraso, i Malgara. Perfino il desaparecido Bellati, se ancora qualcuno lo sostiene. Non si è ben capito. Su cui le insistenze di Brugnaro si fanno sempre più pressanti.

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Lui che ha prenotato da tempo ogni spazio pubblicitario esistente in città lasciando il Pd a bocca asciutta, costringendolo a ripiegare sulla pubblicità negli autobus e nei vaporetti. Se pur Gigio non se li è già comprati. Che minaccia di buttare nella campagna una quantità di denaro esorbitante, che ha approntato da mesi la sua macchina da guerra, impostata sul marketing aziendale. E il cui refrain scelto per la campagna richiama i valori su cui è cresciuto e crede: “Una Impresa Comune”.

Già un’impresa, la sua. Quella di mettere d’accordo la diaspora del centrodestra, intento ancora probabilmente a giocare una partita a scacchi. Ma con l’orologio che tra poco segnerà inesorabilmente il fine gioco. La ricreazione è finita, sembra dire Brugnaro, che dalla sua pare avere la forza della logica e del denaro.

Così, probabile che nelle prossime ore vedremo cadere uno a uno gli alfieri e i cavalli e le torri della scacchiera del centrodestra, mangiati, o meglio ammaliati e blanditi, dalla invincibile regina mossa dalle mani accorte di Luigi. Che tutto comunque vuole, tranne che essere e apparire lui come l’alfiere della destra, che probabilmente non ama. Come non ama forse neanche la sinistra, a cui pure aveva offerto i suoi servigi, e la sua candidatura. Respinto. Concetti superati quelli di destra e sinistra, per Brugnaro.

Lui ama solo Venezia, per lei scende in campo. E ben conoscendo le regole del gioco e i territori in cui potersi spingere, non butta alle ortiche tutto il passato, nella speranza che con ciò qualche pesce, anche grosso, abbocchi, magari dalle parti del Pd. E voci incontrollate, ma riportate puntualmente sul Gazzettino da Elisio Trevisan, parlano perfino di accordi tra Renzi e Cacciari su Brugnaro. Per dare il benservito a Felice. Permettendo così a Brugnaro di confezionare compiutamente il capolavoro che da tanto tempo deve avere in mente, ovvero l’operazione fatta dal filosofo nel 2005 vittima Casson, che lui allora sostenne. Ma questa volta rovesciata sull’altro fronte e con lui unico e assoluto protagonista. Con una lista civica, aperta a tutti, senza fare patti coi partiti (chi ha orecchie da intendere intenda!!). Con un patto coi cittadini perché questa città manca di un progetto strategico, un disegno.

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E, venendo ai suoi possibili conflitti di interesse, che tali non gli appaiono perché i suoi impegni sui Pili a Marghera, al Palazzetto della Misericordia e su Poveglia si devono solo all’amore per la città, eccolo ammettere che si, in caso di vittoria rinuncerà al ricorso al Tar e al progetto di ospedale che sull’isola voleva costruire. Ricevendo per tutta risposta una nervosa nota di Malgara, l’omone grande e grosso che si è fatto rapinare del portafoglio in piena notte in Campo San Luca. Lui che ha l’appoggio di SOS Mestre, e che della sicurezza ha fatto una delle sue bandiere. Forse una delle sue ultime mosse e esternazioni in partita prima di capitolare.

“L’imprenditore che scende in campo e lo fa nascondendosi dietro ai partiti che lo appoggiano, o è ingenuo e cadrà alla prima curva, o è uscito di testa. Chi pensa di poter fare una coalizione allargata in prima linea con un leader che fino a ieri appoggiava la sinistra ha qualcosa da nascondere o qualche scheletro nell’armadio. Se pensa di liquidare il contenzioso con il Comune di Venezia nel merito della Misericordia, se lo scordi perché il contratto parla chiaro”. Così parla oggi Malgara.


Schermaglie? Probabile.
Nel mentre diffonde ai suoi amici in Facebook, ma si sa in rete si spia e si è spiati, un sondaggio da lui sfornato in cui Casson sarebbe al 38,2 per cento, la Zaccariotto al 23, lui addirittura al 21,5, mentre al povero Brugnaro andrebbe solo l’11 per cento. Massimo da lui raggiungibile, annota Malgara nello stesso post! Ma già l’annunciata discesa in campo di Brugnaro, effetti, parliamo di quelli che al momento sono visibili a tutti, ne ha prodotti. In primo luogo sull’Udc, che si è spaccata con il giovane astro Simone Venturini già schierato in suo favore, mentre pencolano su Casson l’ex magistrato Ennio Fortuna è l’ex segretario Scibelli. Ugo Bergamo nei panni del Sior Tentenna, per il momento. E per quel che può contare l’Udc, ovviamente.

Gelo da parte di Francesca Zaccariotto, che molti in realtà vedrebbero oggetto di un patto in via di perfezionamento che la danno transeunte in Regione, chiamata da Zaia. Spettatore non neutrale e interessato alla partita. Gli altri per lo più tacciono, e se non tacciono sembrano sulla via di accettare le regole del gioco. E intanto girano, oltre a quello di Malgara, sondaggi o rumors, non si sa quanto siano frutto di reali rilevazioni o al contrario effetti della snervante partita in corso.

Dell’arma della disinformazia. Con un Casson a un 46,8 per cento, che forse gli permetterebbe, se fosse vero, di passare al primo turno, contando anche su un probabile voto disgiunto dei 5 Stelle, non tutti in batteria a sostenere il loro candidato Davide Scano. Un partito che nelle passate elezioni europee si era posizionato al secondo posto in città, e che ha sperperato nei mesi scorsi la sua dote elettorale in liti da cortile, dato ora a qualcosa meno del 7 per cento. E dove la combattiva Zaccariotto sarebbe accreditata a un buon 20,3 per cento, Malgara ridimensionato su un più credibile quattro per cento. Mentre per Brugnaro, ma il sondaggio, se davvero esistente, sarebbe stato fatto prima della sua discesa in campo, a un misero e tutto sommato poco credibile 6,4 per cento. Disinformazia? Vedremo.

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