Mister Divertimento sulla giostra delle elezioni veneziane

CLAUDIO MADRICARDO
“Senza Zamperla, ogni giorno una sberla”. E scende in campo pure lui, il re dei giostrai. Nel senso di chi le giostre le fabbrica, garantendo un divertimento assicurato ai bimbi e a chi tale è rimasto, in mezzo mondo creato. Una boutade? Può essere, ma intanto Venezia stamane si è risvegliata inondata di manifesti da cui Mister Divertimento annuncia la sua corsa alla poltrona di Ca’ Farsetti, affiancandosi, buon ultimo, agli altri concorrenti.

Al serioso e noioso Casson. A Brugnaro, in bilico tra réclame da beauty farm e Hello Kitty, ridondante di rosa. Convinto che bastino un colore, t-shirt e palloncini a ridare speranza a una città alle corde! Alla Zaccariotto, già pronta a fare il ticket con Gigio.

No, che avete capito? Non il topo, il Gigio Brugnaro! Un altro asso di denari che plana stamane sul tavolo della briscola della politica cittadina. Che per peso e potenza potrebbe far impallidire la pur consistente fortuna economica del “paron” della Reyer. Inaspettato ammiratore di Obama, il Gigio, a tal punto da cucinare in saor il suo “Yes We can” con “Ghea podemo far”. Furbescamente e sfrontatamente a mezzo tra Barak e l’inarrestabile ascesa del Pablo Iglesias di “Podemos”. Insomma, non c’è che dire, un bel programma per uno che vorrebbe pescare i voti dal centro e dalla destra! Che Zamperla, torniamo ora a lui, non sia nuovo agli scenari lagunari, non è di certo un mistero. Già al tempo di King George, alias Orsonet Primo il Magnifico, come i più affezionati chiamavano l’ex sindaco, Zamperla aveva messo quatto quatto piede in laguna.

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E che piede! Addirittura rotondo e tanto grande quanto una ruota panoramica da collocare in Sacca San Biagio, al lato della Giudecca. Per trasformarla nel quartiere del divertimento di Venezia. Dove anzi ricostruire una Venezia di cartapesta a beneficio di quel turista che non si rassegna di non poterla continuare a guardare. Possibilmente dall’alto. E appena sceso dalla Nave Granda che gli ha consentito di infilare il naso indiscreto tra le crinoline della vecchia dama, rimonta felice e a cuor leggero sulla ruota. Del Prater giudecchino. Per ancora sbirciare. In un’incessante spirale voyeristica, spia di qualche malessere profondo di questo turismo. Incapace di possedere, amare e comprendere la città.

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Buono solo a guardare. E ora, finalmente, si scopre con la clamorosa mossa di stamane, che quella della ruota era solo il suo Cavallo di Troia. Lo specchietto per le allodole che il Re della Giostra aveva messo lì per attirare gli sguardi su di sé, ma in realtà destinato a spianargli inesorabilmente la strada per la maggior poltrona. Con un programma che più chiaro di così non si può. Basta una Venezia fatta di musei e alberghi. No alla noia, sì alla vita”. Ritratto, l’Antonio Zamperla, a braccia conserte su una gondola, con sullo sfondo, in bella vista, la Ruota. E l’annuncio di fare un Carnevale bis, per l’estate. Per dare olio alle casse, di Ca’ Farsetti e dei commerci. Spostando la sede del Comune, ormai inutile e ingombrante in un centro storico “disneylandizzato”, addirittura a Sacca Fisola, dirimpetto a Sacca San Biagio.

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Strategicamente vicino rispetto ai registratori di cassa del Prater nostrano. Immaginati in perenne, dolce, sonante movimento. Che ne abbia potuto pensare, appresa la notizia, il vecchio Arrigo Cipriani, quello dell’Harry’s Bar per intenderci, che solo pochi giorni fa tuonava contro chi trionfalmente sbandierava i magnifici risultati dell’ultima kermesse carnevalesca, è facile intuire. Lui che a ondate invita addirittura la città a sollevarsi e a cacciare con un calcio nel sedere i responsabili di cotanto sfascio e incultura. I vecchi, invecchiando, si fan sempre più ombrosi, brontoloni e mesti. Non ce n’è una che gli vada bene. E il vecchio Arrigo pare non fare eccezione. Per di più non diverte. Indi si taccia, e che la festa continui. Perché Venezia, come titolava anni addietro un suo fortunato libricino che ha segnato il suo esordio letterario Tiziano Scarpa, è un pesce. Sì. E’ davvero un pesce, ma d’aprile!

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