Pogrom di cristiani in mare. Ma attenzione a non farla pagare ai prossimi profughi

MARIO MARAZZITI
Le prime notizie dopo lo sbarco di profughi senegalesi e ivoriani in maggioranza, ma anche guineani, sembrano confermare un terribile scontro che ha visto almeno dodici cristiani nigeriani e di altre nazionalità morire affogati perché colpiti dagli altri profughi.

È la conferma di una stagione terribile, in cui i cristiani sono vittime di veri e propri pogrom. Pulizia etnica, quando Boko Haram o Daesh/ISIS controllano intere aree, obiettivo terrore come negli attentati suicidi in Pakistan che sembrano usare i cristiani per destabilizzare il governo pachistano.

Le notizie sono ancora confuse su quanto avvenuto sul barcone. Da qui a pensare che sui barconi con profughi senegalesi o maliani transitino verso l’Europa gli strateghi del terrore di marca jihadista però c’è ne passa.

Il dato terribile è che una predicazione di odio può fare esplodere ogni momento la violenza e che questa costruisce con facilità nemici, anche sul momento. I cristiani sono un target facile. Le esplosioni di violenza individuale e collettiva, le spedizioni punitive, purtroppo non sono una esclusiva, né africana, né musulmana.

Occorre intervenire per ridurre i viaggi dello sfruttamento e della disperazione. E iniziare viaggi sicuri e controllati a partire dai paesi di transito. L’Europa non può stare a guardare. Anche così si aiutano i cristiani. Siriani, irakeni, nigeriani.

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