Il nuovo Whitney, la disobbedienza di Renzo Piano

MARIA LUNA MOLTEDO
Il nuovo Whitney Museum di New York progettato da Renzo Piano sorge nel Meatpacking District, il quartiere di Manhattan dove un tempo si trovavano gli stabilimenti che lavoravano la carne e che confina a nord con Chelsea, a sud e a est con il Greenwich Village e ad ovest con il fiume Hudson.

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Un edificio “disubbidiente”. Così Renzo Piano definisce la sua ultima creatura architettonica, il nuovo Whitney Museum of American Art di New York. L’edificio, progettato dal grande architetto italiano di fama mondiale, aprirà i battenti il 1 maggio p.v.
Il celebre museo di New York è pronto a trasferirsi nei nuovi headquarters all’angolo tra la Gansevoort e Washington street, nel Meatpacking District di New York.

La facciata del museo ha infatti ispirato la creazione di una borsa innovativa, frutto della collaborazione tra Max Mara, azienda made in Italy, e il Renzo Piano Building Workshop: la Max Mara Whitney Bag design by Renzo Piano Building workshop.
Il sodalizio tra le due realtà non è nuovo: la casa di moda italiana ha già collaborato con il museo newyorkese per una serie di iniziative, tra cui il consueto party annuale.

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Un po’ come fece per il Beaubourg di Parigi, Renzo Piano sostiene che “i musei non devono intimidire la gente, ma attirarla”.
E infatti il grande architetto, nato a Genova, città di mare, ha dichiarato sin dall’inizio del progetto che il suo punto di partenza sarebbe stato l’acqua.
Non è un caso che il lato occidentale del museo si affacci proprio sull’Hudson River, il fiume di New York. Il nuovo Whitney ha abbandonato la sede disegnata da Marcel Breuer sulla Madison Avenue, Uptown, per tornare alla sue origini Downtown.

È un edificio che promette di diventare una destinazione turistica perché la gente ci arriva dentro anche per caso, passeggiando sul marciapiede, e poi si arrampica sui piani che ospitano saloni e terrazzi con viste sorprendenti sulla città visitando una delle più belle collezioni di arte moderna e contemporanea.

Il museo fu fondato nel 1931 dalla scultrice Gertrude Vanderbilt Whitney, in seguito all’esperienza del Whitney Studio che era uno spazio espositivo e circolo sociale per giovani artisti progressisti creato nel 1908.
Quando nel 1928 Edward Robinson, direttore del Metropolitan Museum of Art, rifiutò di ospitare le 500 copie della collezione Whitney, Gertrude organizza la creazione del museo Whitney, inaugurato il 15 maggio 1931 con sede a West Eight Street, nel Greenwich Village.

La sede del museo si spostò a palazzo Breuer, sulla Madison Avenue; l’edificio fu progettato da Marcel Breuer ed inaugurato il 27 settembre 1966 da Jacqueline Kennedy, presidente del Whitney’s National Committee.
Quando fu fondato, il museo contava circa 600 opere, tra cui quelle di Stuart Davis, Charles Demuth e degli esponenti della Ashcan School; in seguito si aggiunsero anche quelle di Edward Hopper e Maurice Prendergast.
Nel 1954 le opere ospitate salirono a 1300, nel 1966 arrivarono a 2000, mentre nel 1996 la collezione consisteva in 11000 opere, di 1700 artisti diversi.

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Tra pochi giorni sarà possibile visitare il nuovo Whitney e ammirare il progetto che Renzo Piano metaforicamente descrive come “una nave in un bacino di carenaggio”.
Piano ha pensato di utilizzare il tratto finale delle High Line, la vecchia ferrovia trasformata in un parco sopraelevato, come ingresso naturale del museo. Così passeggiando per il Meatpacking District, ti ritrovi improvvisamente in uno dei musei più importanti del mondo.

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