Le scosse geopolitiche del terremoto in Nepal. Parla Carlo Buldrini

MARIA LUNA MOLTEDO
India e Cina, due grandi potenze asiatiche, e in mezzo, tra i due giganti, il piccolo Nepal, straziato da un catastrofico sisma, il 25 aprile scorso. Che parte hanno avuto, e stanno avendo, nel dopo-terremoto Delhi e Pechino? ytali. intervista Carlo Buldrini*, che conosce come pochi quella Regione.

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La partita che si sta giocando tra Cina e India, sugli aiuti per il Nepal, è molto interessante dal punto di vista geopolitico. Se ne parla troppo poco.
Ti racconto un paio di episodi che fanno capire bene cosa voglio dire: il primo è che il governo nepalese ha rifiutato gli aiuti di Taiwan; il secondo è che il Nepal ha ordinato agli elicotteri di soccorso indiani di rimanere lontano dai confini con la Cina. Questi episodi già parlano da sé e fanno capire che dietro questi aiuti c’è anche una politica ben precisa.

Il Nepal è finito nell’orbita cinese dopo la caduta della monarchia e con la vittoria dei maoisti che non sono al governo ma hanno un peso molto importante nel Parlamento.

Negli ultimi anni, il Nepal, è passato da unico Stato indù al mondo, e dunque più vicino all’India, ad essere nell’orbita della Cina. Parallelamente, quello che bisogna sottolineare è che l’India teme di ritrovarsi la Cina a ridosso dei suoi confini perché il Nepal è uno Stato cosiddetto “cuscinetto”. Come si vede in qualsiasi carta geografica.

È molto interessante quello che ci stai raccontando. In effetti, geograficamente, il Nepal è una enclave tra le due potenze (India e Cina) e interrompe una linea di confine contesa. Dal punto di vista geopolitico cosa sta cambiando?
Pechino e Nuova Delhi nutrono, da sempre, un forte interesse per la posizione strategica del Nepal. In questo drammatico momento del terremoto si è vista la seguente partita politica in atto: sia l’India che la Cina vedono nel Nepal un elemento molto importante da tenere nella propria orbita. Bisogna evidenziare che i cinesi sei ore dopo il terremoto erano a Kathmandu con i soccorsi. Nuova Delhi ha inviato invece per via aerea una squadra di aiuti, un ospedale da campo e cibo, medicine, equipaggiamento.
Ottenere l’appoggio del Nepal significa avere un vantaggio notevole dal punto di vista strategico e commerciale. L’India ha sempre considerato il Nepal come parte integrante della sua sfera di influenza e il confine tra i due paesi è un confine aperto.

Noi stranieri abbiamo bisogno di un visto per andare in Nepal, io ci sono andato tante volte e c’è un iter burocratico da fare. Invece indiani e nepalesi passano il confine liberamente, più di un milione di nepalesi abita in India, una specie di osmosi. Tantissimi giovani nepalesi studiano nelle università indiane e molti lavorano come guardiani nei palazzi importanti.

Dal punto di vista commerciale, Pechino, di recente, ha inserito il Nepal nel percorso della nuova Via della seta, il piano asiatico di investimenti e infrastrutture con cui la Cina vuole enfatizzare la sua supremazia sulla regione. Quale è, rispettivamente, il rapporto di India e Cina con il Nepal?
Il governo del Nepal è un grande alleato politico e socio-commerciale di Pechino. Credo che il rapporto tra Nepal e Cina sia un rapporto strettamente commerciale e di élite; mentre tra Nepal e India c’è un rapporto che definirei “umano” tra i due popoli anche se poi a livello di governo e politico è diverso.
Però l’aspetto umano ed emotivo è molto importante da sottolineare perché gli indiani e i nepalesi sono molto uniti e solidali tra di loro.

Gli indiani hanno raccolto tantissimi aiuti per i nepalesi: vestiti, coperte, cibo etc. Ed è un aspetto molto interessante che va oltre quello della strategia dei governi.
Da quello che affermi si evince che le dinamiche geopolitiche, come spesso accade, siano considerate prioritarie rispetto alla situazione catastrofica post terremoto e al drammatico numero di vittime che continua a crescere.

Sia l’India che la Cina vedono nel Nepal un elemento molto importante da tenere sotto la propria orbita. Le dinamiche geopolitiche sono da approfondire perché si capisce bene cosa stia succedendo in Nepal al di là dei ritardi e dei blocchi delle dogane. Anche nel pieno della crisi umanitaria, dopo il terremoto in Nepal, il governo locale è riluttante all’ipotesi di incrinare i rapporti con Cina e India. Come ti ho detto all’inizio, non è un caso che Kathmandu abbia rifiutato l’offerta di squadre di soccorso venuta da Taiwan, affermando di volerne ricevere solo dai Paesi limitrofi.

*Carlo Buldrini ha vissuto in India più di trent’anni. Ha scritto per varie testate italiane e indiane ed è stato addetto reggente dell’Istituto Italiano di Cultura di New Delhi. Nell’anno accademico 2001-2002 ha insegnato presso la Jamia Millia Islamia, l’università islamica di Delhi. È autore di Nel segno di Kali. Cronache indiane (Lindau 2014). Lontano dal Tibet è stato pubblicato in India con il titolo A Long Way from Tibet (2005). Il libro è entrato subito nella lista dei best seller indiani. È da poco nelle librerie in edizione aggiornata. “Ho passato sei mesi in Italia, soprattutto a Firenze. Ma l’Italia ha avuto una profonda influenza su di me già molto prima di atterrare a Roma. Tra i miei più cari amici c’era Carlo Buldrini, scrittore, architetto e giornalista che viveva qui in India quando avevo 17 anni. È stato lui a ispirare in molti modi il mio modo attuale di pensare, la scelta di prendere il mondo a modo mio, respingendo il ricatto di chi sostiene che così si turba la pace”. Così Arundhati Roy, romanziera famosa e saggista di battaglia in un’intervista a Raimondo Bultrini

TG2 Achab intervista Carlo Buldrini

ytali. ha recentemente pubblicato due corrispondenze da Kathmandu del giornalista nepalese Rudra Bahadur Karki

Devastating earthquake: We need big hands
Il Nepal vive una tragedia nazionale: dove è il nostro governo?

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