Dal non governo al buon governo. Il Veneto vota per il suo futuro

ADRIANA VIGNERI
Mancano 18 giorni alle elezioni regionali in Italia. Il Veneto è una delle regioni in bilico. Prima era l’unica (il 6 a 1 di Renzi), ora potrebbe aggiungersi la Liguria.

Se Tosi ha dichiarato di non candidarsi per far perdere qualcuno né per far vincere qualcun altro (e gli crediamo), lo stesso non può dirsi per i civatiani liguri. I sondaggi danno sempre Zaia in testa. Già, Zaia. Tipo simpatico a molti, anche a me. Ma, mi chiedo, la simpatia è diventata l’unica categoria con la quale, quanto meno alle amministrative, si giudica un candidato amministratore? Molti risponderebbero: conta, certo, ma non così tanto.

Come ha governato Luca Zaia? Quanto conta come ha governato? E soprattutto, il è uno stile di governo ed è uno stile gradito ai veneti?

Il Veneto è una regione crivellata di cave, dove più dove meno; e tuttavia il piano cave manca dal 1982. A dicembre 2014 l’assessore regionale competente ha portato, per decenza, un piano cave in Consiglio;la sua maggioranza l’ha respinto.

Il Piano territoriale regionale di coordinamento (PTRC) è del 2009 ma è ormai superato, da allora è cambiato tutto (capannoni vuoti, delocalizzazioni, nuovo indirizzo di riduzione/blocco del consumo di suolo). Ma non è alle viste un nuovo PTRC.

Il piano risanamento dell’aria è ormai datato (2004), è anteriore alla sentenza UE 2012 di condanna dell’Italia, mentre pende (2014) una nuova procedura d’infrazione, costosissima. Ciononostante Il piano contro l’inquinamento dell’aria non è stato fatto.

Il Veneto ha 67 Zone di protezione speciale della Natura (direttiva Habitat); la Regione Veneto ha individuato, nel 2006, 39 zone di Protezione speciale che richiedono – secondo la stessa regione – l’approvazione di specifici piani di gestione. I piani di gestione sono stati anche commissionati, ma nessuno, 9 anni dopo, approvato e applicato. Non siete ambientalisti? Vi ricordo che la realizzazione della Rete Natura crea occupazione e turismo sostenibile, porta soldi.

Piano Energetico Regionale – Fonti Rinnovabili – Risparmio Energetico – Efficienza Energetica. A dicembre 2014 la Giunta ha adottato un piano, ma non l’ha portato in Consiglio. Inutile sottolineare l’importanza dell’argomento.

Tutti sanno che siamo in una fase di riordino delle istituzioni locali. Gli enti di area vasta, le province, stanno mutando pelle, ai comuni si chiede di stringere alleanze tra loro per avere più forza, più efficienza. La Regione Veneto ha approvato un piano di riordino che è un libro dei sogni, non incide nella realtà.

Province: lo Stato ha deciso quali sono le funzioni fondamentali delle province, per le altre attività ha chiesto alle regioni di decidere a loro volta, se tenerle per sé, se assegnarle ai comuni o unioni di comuni, altro. La Regione Veneto non ha deciso, o ha deciso di non decidere.

Il piano rifiuti regionale, assai prudente peraltro negli obiettivi previsti, è arrivato in extremis, a fine legislatura.

Il contratto di servizio di trasporto con Trenitalia è stato disdetto da tempo (e ora prorogato), ma del lavoro per costruire il bando di concorso per il nuovo affidamento del servizio non si è saputo nulla.

Lo stile di “non governo” come stile di governo. Zaia sarebbe un bravo amministratore proprio perché lascia mani libere e spazi liberi. Proclami tanto roboanti (indipendenza, referendum) quanto innocui. Per il resto ordinaria amministrazione. Che comprende la distribuzione dei finanziamenti.

Si mantiene così il proprio consenso? Forse. Si va lontano si cresce si innova si diventa più efficienti? Certamente no. Il Veneto è una delle aree più dinamiche del paese, potrebbe essere la prima in Europa per le sue ricchezze e le sue capacità. I suoi competitori sono le aree regionali (e ancor più le aree metropolitane) di altri paesi europei.

Crediamo forse che queste ultime siano “non governate” come lo è il Veneto? Crediamo che lo Stato, e quindi per la sua parte, la Regione, non abbia un ruolo fondamentale nella competizione economica, come promotore del sistema veneto all’estero, come attrattore di investimenti in forza dell’appetibilità del suo territorio? Siamo in una fase in cui si è aperta la possibilità di rimettere in discussione il modo in cui il territorio è stato fin qui governato.

Non perdiamo l’occasione.

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