La voce del papa che non alza mai la voce. Chi è padre Lombardi

MARIA LUNA MOLTEDO
È la voce del papa, e non è facile esserlo, con identica professionalità, di un papa espansivo e comunicativo come Francesco e, prima ancora, di un papa riservato e schivo come Benedetto XVI. Classe 1942, sacerdote e giornalista, Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, è molto stimato dai vaticanisti per il suo rigore professionale unito a un forte senso dell’ironia anche nelle situazioni più complesse.

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Perché parlarne? Padre Federico è una figura centrale Oltre Tevere, da una decina d’anni, ormai, eppure di lui si parla molto poco, si sa molto poco. Diversamente da chi l’ha preceduto, fa della discrezione la sua chiave, come si addice a un vero professionista della comunicazione, ai livelli più alti, che non deve mai trovarsi al centro dei riflettori, essendo l’attenzione mediatica tutta riservata e focalizzata sul protagonista, e che protagonista, in questo caso. Il Papa.

Erre moscia alla francese, aplomb e ironia British. Settantatré anni, gesuita, piemontese, le stesse radici di Bergoglio (il bisnonno del papa, Francesco, era di Montechiaro d’Asti), Padre Federico Lombardi dirige, dal 2006, la Sala Stampa della Santa Sede ed è, dunque, punto di riferimento dei media di tutto il mondo che si occupano di Vaticano. Mestiere difficile, delicato e complesso. Basti pensare alla gestione di seimila giornalisti arrivati da ogni angolo del pianeta per raccontare l’elezione di Papa Francesco. O alla spinosa vicenda di Vatileaks (dicono sia suo il neologismo). Parla correntemente francese, tedesco, inglese e se la cava bene con lo spagnolo.

Bergoglio e Lombardi sembra che si capiscano al volo e, non è un caso, hanno una formazione molto simile: prima nelle scuole dei Gesuiti e poi nella Compagnia di Gesù. Anche se poi il primo ha proseguito con gli studi umanistici mentre il secondo si è laureato in Matematica. Da giovane, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha frequentato per molti anni, come giovane scout, anche l’oratorio dei Salesiani.

“Quando avevo tredici anni, con gli scout dell’Oratorio dei Salesiani, ho fatto il mio primo grande viaggio in bicicletta per l’Europa, arrivando da Torino a Barcellona. Noi viaggiavamo in un modo molto povero: ci portavamo la tenda sulla bicicletta, mangiavamo formaggio e pomodori …”.

Queste poche righe, contenute in una rara intervista che padre Federico Lombardi rilasciò a Radio Vaticana nel 2010, sono eloquenti. Descrivono bene la semplicità della figura di padre Lombardi che si riscontra anche nel suo modo di gestire tutta la macchina della comunicazione vaticana.

“È una persona fantastica. Ironico e autoironico anche durante le conferenze stampa” racconta la vaticanista Patricia Thomas dell’Associated Press. “Ci ha colpito molto a tutti – prosegue la Thomas – per la sua ironia e semplicità. È il contrario del suo predecessore Joaquín Navarro Valls. L’opposto, direi”.

Papa Bergoglio e Padre Lombardi hanno tante cose in comune e, non ultima, l’ironia che spesso aiuta a stemperare i toni nella situazioni più complesse. Non è un caso che Papa Francesco lo abbia confermato come direttore della Sala Stampa della Santa Sede: tra i due si percepisce una sintonia particolare e questo è un elemento molto importante nella comunicazione.

Al Sinodo del 19 ottobre scorso, come ci racconta Trisha Thomas, “Papa Bergoglio ha aggiustato il clergy a Padre Lombardi perché era fuori posto”. In passato sarebbe stato impensabile assistere a scene di questo tipo. “Infatti – prosegue la Thomas – con il papato di Francesco si respira un’aria nuova anche nei rapporti tra la stampa e il Vaticano”.

Lombardi, dopo avere conseguito la laurea in Matematica, ha compiuto gli studi di Teologia in Germania, a Francoforte sul Meno. Ordinato sacerdote nel 1972, tra i suoi primi incarichi ha avuto quello di collaboratore e poi vicedirettore della rivista dei gesuiti La Civiltà Cattolica.

È stato poi Provinciale dei gesuiti italiani dal 1984 al 1990, anno in cui è diventato direttore dei programmi della Radio Vaticana, mentre dal 2001 al 2013 è stato anche direttore generale del Centro televisivo vaticano (Ctv).

Ma l’incarico di maggiore prestigio e impegno è certamente quello conferitogli l’11 luglio 2006 da Papa Benedetto XVI, che lo scelse come direttore della Sala stampa della Santa Sede, incarico, poi, confermato da Papa Francesco. Un periodo tumultuoso per la Chiesa Cattolica e, soprattutto, per il suo centro nevralgico, il Vaticano. Dove la presenza nella “sala di regìa” della comunicazione di un personaggio dal sangue freddo, concreto, e affabile, ha contribuito a consentire il superamento di un’epoca tra le più critiche nella storia della Chiesa cattolica e perfino il passaggio, salutare e ben accolto dai fedeli, nell’era della chiesa dei “due papi”.

Marco Politi, biografo papale, sottolinea il fatto che Padre Lombardi, nella comunicazione, sia “molto attento alle sfumature e ha deciso, sin dall’inizio, di svolgere un ruolo discreto quindi non si presenta come spin doctor del pontefice ma come un tranquillo gestore dell’informazione vaticana”.

Infatti, a suo tempo, Benedetto XVI lo aveva scelto perché voleva una linea di comunicazione understatement “non voleva il protagonismo dei media vaticani – prosegue Politi – e con papa Francesco non c’è bisogno di uno spin doctor perché questo pontefice è già protagonista”.

Lombardi è l’interfaccia tra i media di tutto il mondo e il Vaticano. Ha gestito alcune fasi molto delicate come quella del passaggio da Papa Benedetto XVI a Papa Francesco e Vatileaks.

Franca Giansoldati, vaticanista de Il Messaggero, autrice di una bella intervista con il papa, ricorda che Padre Lombardi “è stato bravissimo perché, pur avendo moltissimi vincoli dalla segreteria di Stato di Bertone, è riuscito a gestire il Vatileaks briefing nel migliore dei modi possibili”. Rispetto al suo modo di porsi con i giornalisti, Giansoldati ci tiene a evidenziare che Lombardi “è un grande professionista, preparatissimo, un piemontese riservato”.

In una lunga intervista a Radio Vaticana dello scorso marzo, Lombardi, sostiene che “i media possano avere, debbano avere, una funzione molto positiva nel mondo per la formazione dell’opinione pubblica, per l’informazione; e che debbano essere aiutati per trovare le buone cause, le notizie positive, le vere preoccupazioni da presentare al mondo di oggi”.

La semplicità e autenticità di Padre Lombardi “sono in sintonia, in linea, più con il papato di Francesco che con quello di Benedetto XVI” afferma Riccardo Cristiano, vaticanista del Giornale Radio Rai, che lo descrive come una figura “limpida, cristallina, ironica e che trova sempre un punto di incontro”.

E la cosa interessante è che non fa distinzioni tra media importanti e quelli meno importanti: “se chiama il giornale della Ciociaria – sottolinea Riccardo Cristiano – o il New York Times, Padre Lombardi non fa distinzioni, parla allo stesso modo con tutti ed è sempre disponibile”.

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