EXPO2015, arredare il pianeta

PIETRO GREPPI
Provo a parlare di EXPO con la consapevolezza che fra pro e contro è come stare fra incudine e martello. Ma una visione laterale e critica, non significa negativa, … solo critica. Cominciamo. Sui social la reputazione di Expo è poco incoraggiante. E i social sono il mezzo/contenitore più declamati in questo periodo: o gli si dà credito sempre o mai. Qualunque commento rischia di apparire populista e demagogico.

Ma restando sul tema dell’etica in comunicazione risulta evidente che un luogo costruito su un tema portante e importante come “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, comunicato anche come impegno a “Eliminare gli sprechi” e “capace di rilanciare il nostro Paese” e molti altri annunci, crea come minimo della curiosità. Ed è questa che ha prodotto fino ad ora oltre dieci milioni di biglietti venduti. Sulla fiducia, diciamo. Conseguenze naturali della comunicazione e del marketing in generale e di EXPO in particolare che “gode” anche degli effetti negativi prodotti dalle brutte vicende che conosciamo e dalla sfacciata e ingombrante presenza di alieni al tema di fondo.

Siamo sempre attratti dal clamore degli scandali e possiamo essere certi che moltissimi di coloro che l’hanno criticato ci andranno o ci sono stati. Lo sanno bene i comunicatori: puoi riuscire a vendere anche un cattivo prodotto, almeno una volta. Tutti, molti, commentano, ma la “tua” curiosità è più forte. E una volta comprato e provato, una buona parte di noi cerca di difendere il proprio acquisto, anche se intimamente ne è rimasto deluso. I sondaggi danno risposte abbastanza chiare. Io mi chiedo e vi chiedo solo di riflettere.

È vero, bisogna andare avanti, fare, provare, stimolare, etc. E in questo caso lo stimolo a me è arrivato bello forte. Un’opera faraonica che dura sei mesi, e poi non si sa, non è certo rubricabile nell’elenco dei modelli contro lo spreco. Fosse stato un concorso per gli architetti di tutto il mondo sarebbe stato diverso. Ma qui il protagonista dovrebbe essere il cibo che per esserci c’è, ma appare soprattutto nelle migliaia di schermi o in forma artistica. Certo si mangia, ma come accade anche nelle varie fiere (e sagre di ogni stampo etnico) di cui il nostro Paese è ricco in ogni periodo dell’anno.

Qui però c’è più presunzione degli esteti del piatto (oggettivamente fuori tema), o la vetrina dei soliti noti richiamati per un aiuto strategico e d’immagine a chi non sa che pesci e pani pigliare. Un luogo dove sono “tutti presenti” nonostante siano molti gli esclusi o marginalizzati di cui si sente la mancanza (i piccoli produttori) e dove troppo pochi sono impegnati nell’affrontare il tema della nutrizione del pianeta nel senso etico di equità, qualità e accessibilità. Si fosse trattato di un parco a tema sarebbe stato coerente, ma ancora carente.

La parte scientifica, quella dove si discute come affrontare il problema dell’accesso al cibo e di quale cibo si parla, soccombe alla legittima curiosità di girarsi tutto il sito, che risulta un’impresa nell’impresa. Ed è certamente un evento esclusivo. Letteralmente. Devi infatti comprare un biglietto ad un prezzo notevole sennò non potrai cercare di scoprire quali sono i progetti del futuro del cibo o almeno capire come viene affrontato. E una volta acquistato scopri che per visitare un’area lunga 1,5 km, con ottanta padiglioni che accolgono 145 Paesi … una giornata intera ti basta appena per visitarne un quinto, se hai il fiato per farlo.

Oppure fai una visita a volo d’uccello. Come nutrire il Pianeta o come rilanciare l’economia non è argomento risolvibile da un grande show. Tecnicamente, dei venti milioni di turisti attesi i 15 (milioni) di italiani, non produrranno una spesa aggiuntiva, ma sottratta ad altro. Se sei una persona normale, con una famiglia e dei bimbi a cui vuoi far provare emozioni e stimoli che ti aspetti diversi e importanti, fai un sacrificio e ci vai, sacrificando altro e sperando che il tuo sia un investimento culturale, che abbia a che fare con il sociale (parola ormai abusata e svuotata di significati). L’importanza del tema speri abbia suggerito di includere nel biglietto un gadget intelligente, per esempio un kit per coltivare qualche verdura o un campione di lievito con le istruzioni per fare il pane o le informazioni su come il pane è presente nel resto del mondo o dei link a documentari che informano su come si produce il cibo o da dove arrivano le materie prime … senza doverlo cercare altrove nel caso tu non riesca a completare il giro. Non lo trovi e speri che almeno tutti i giovani che lavorano qui abbiano ricevuto un contratto di lavoro per nutrire sé stessi. Madre Terra dove sei?

*ethical advisor e fondatore di Scarp de tenis
Per entrare in contatto con l’autore: info@ad-just.it

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