“Il centralismo resta il problema numero uno”. Parla Luca Zaia

FABIO FIORAVANZI
ytali ha posto una serie di domande, le stesse, ai quattro principali candidati presidente della Regione Veneto, sui temi più rilevanti in discussione. Dopo Jacopo Berti, Alessandra Moretti e Flavio Tosi, è la volta del presidente uscente Luca Zaia, sostenuto da cinque liste di destra centrodestra.

presidente-luca-zaia1

Il Veneto di domani lo immagina molto diverso da quello in cui è cresciuto?
Il Veneto, in questi anni, è cambiato profondamente sotto molti punti di vista e inevitabilmente la crisi ha lasciato ferite profonde. Questi cambiamenti profondi, però, non hanno intaccato in nessun modo i nostri valori e la nostra identità. Il Veneto è terra di opportunità e i nostri capitani d’azienda non hanno perso quella capacità di rischiare e innovare, che ci ha reso famosi nel mondo. Il nostro tessuto imprenditoriale ha saputo reagire e il rapporto con i lavoratori è rimasto intatto fondato su lealtà ed onestà. In particolare, i veneti non hanno perso quel senso di comunità che permette di superare anche i momenti più duri e soprattutto di aiutare le persone in difficoltà. Il Veneto è cambiato, ma le sue solide fondamenta sono rimaste tali.

Scompaiono le Province, che rapporto immagina tra la Città metropolitana di Venezia e la Regione Veneto?
La Regione ha impugnato la legge sulle Province e sulla Città Metropolitana, che consideriamo una riforma allucinante. La città metropolitana si delinea come l’ennesimo, inutile e incostituzionale carrozzone. Gli effetti della legge Delrio saranno paradossali: il primo e più evidente sarà che l’intera popolazione della provincia di Venezia si troverà ad avere come proprio sindaco metropolitano quello della città capoluogo, senza averlo né scelto né democraticamente eletto. Una sorta di supercommissario che lavorerà, è evidente, nell’interesse prevalente di chi lo ha eletto e non degli abitanti di tutto il territorio metropolitano. Una riforma che non porta nessun beneficio e che rischia di creare un cortocircuito di competenze.

I problemi del prossimo quinquennio saranno soprattutto sicurezza, lavoro o cosa?
Il centralismo è e sarà il vero problema, che agisce come un detonatore e mette in difficoltà i veneti sul piano della sicurezza, del lavoro e delle imprese. Se la nostra Regione potesse avere più autonomia e trattenere sul territori i 21 miliardi di euro che oggi lasciamo a Roma potrebbe fare investimenti e dare impulso ad economia e lavoro. La sicurezza merita, però, un discorso a parte in quanto più volte ho richiesto la presenza dell’esercito per arginare la minaccia della criminalità, che in questi mesi si è fatta sempre più dilagante e ora qualche prefetto, per esempio quello di Treviso, si sta muovendo proprio in questo senso. Resta, però, la decisione di un Governo che ha depenalizzato i reati minori e fatica ad ascoltare il grido d’allarme proveniente dai territori. La sicurezza è sempre una priorità.

Quale rapporto deve avere il Veneto con Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Carinzia?
Il Veneto vuole essere interlocutore serio e affidabile per gli attori che giocano un ruolo strategico guardando verso Est. Ed infatti crediamo fortemente nel GECT, il gruppo europeo di cooperazione territoriale di cui fanno parte il Friuli Venezia Giulia e la Carinzia e che a breve spera di inglobare anche la Slovenia. Quest’intesa per il Veneto rappresenta uno strumento strategico per condividere buone pratiche e progetti assieme. Ed è esattamente quello che faremo sul fronte della sanità, della Protezione civile e su molti altri comparti, come il turismo.

Referendum indipendentisti si sono svolti in Scozia e Catalogna, ce ne sarà mai uno in Veneto? Favorevole o contrario?
I referendum di Scozia e Catalogna sono una straordinaria pagina di democrazia. Ed un punto di riferimento per il Veneto. Come ho detto molte volte se ci fosse un referendum per l’indipendenza voterei sì, ma questa consultazione non deve assolutamente gravare sulle tasche dei veneti. Per questo, nell’approvare le due leggi che istituiscono i referendum per l’autonomia e l’indipendenza, il Consiglio Regionale ha deciso di aprire una raccolta fondi su base volontaria e assolutamente trasparente per fare fronte ai pagamenti della consultazione sull’indipendenza. L’aspetto dei costi, però, non è l’unico elemento di cui tener conto nella strada che porta alla consultazione infatti vogliamo che questa avvenga secondo un preciso iter legislativo rispettoso delle regole e delle leggi. Per questo la Regione con un tavolo di giuristi che lavorano gratuitamente sta cercando di trovare la soluzione per dare l’opportunità ai veneti di esprimersi e di scrivere una straordinaria pagina di democrazia.

Il futuro economico della Regione è legato più al turismo, all’agricoltura, o all’industria? E quando dipenderà dal potenziamento delle infrastrutture?
Il futuro della Regione non dipende da un singolo aspetto, ma dalla capacità di fare sistema. I nostri territori hanno risorse straordinarie in ogni campo: abbiamo imprese che esportano in tutto il mondo, siamo la prima regione turistica d’Italia e il nostro giacimento enogastronomico traina il Made in Italy. Queste non sono delle condizioni di partenza, ma un patrimonio e un mix di opportunità. Per questo dobbiamo creare le condizioni perché queste opportunità possano competere sui mercati globali. E la Regione farà di tutto per sostenere il Veneto ed i veneti nelle sfide che portano al futuro.

L’Expo di Milano quali opportunità ritiene possa offrire al Veneto, alle sue aziende, ai suoi cittadini?
L’Expo è una grande opportunità per il Veneto e soprattutto per mettere in vetrina uno dei nostri patrimoni: l’agricoltura. Siamo leader a livello nazionale e possiamo giocare, quindi, un ruolo da assoluti protagonisti. Questo non è l’unico comparto che può avvantaggiarsi dall’Expo, ma anche dal punto di vista turistico è un’occasione importante per attirare i tantissimi visitatori che ci saranno nei nostri territori.

L’economia, e non solo, passa sempre di più attraverso l’informatizzazione: se parliamo di internet, web, banda larga, pensando al Veneto nel prossimo quinquennio Lei cosa risponde?
La risposta la danno i numeri: dal 2010 la copertura della banda larga è passata dal 18 al 92 per cento grazie ad un investimento di circa 22 milioni di euro con la realizzazione di circa mille chilometri di fibra ottica. Una vera e propria task force per annullare il digital divide presente in Veneto. Questo avviene in una Regione che è senza dubbio una fucina di idee per le start up innovative e che ha la sua Silicon Valley in H Farm.

Intervista con Jacopo Berti
Intervista con Alessandra Moretti
Intervista con Flavio Tosi

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...