La Grande guerra, orrori ed errori. L’ora della verità

BEPI COVRE
“Senza la ricerca della verità, la memoria è destinata a impallidire”. Cosi parlò il Presidente della Repubblica Mattarella, capo supremo delle forze armate, il 24 maggio scorso a Gorizia in occasione del centenario dell’inizio della prima guerra “mondiale”. Fu grande, disastrosa come mai prima, ma non fu mondiale; si consumò tutta in Europa. E in Europa lasciò ferite tali che provocarono la seconda guerra (veramente) mondiale.

Era ora Signor Presidente che la massima Magistratura dello Stato invocasse la “ricerca della verità per non far impallidire (direi: arrossire) la verità”. È veramente tempo, dopo decenni di falsità condite da inutile retorica, si arrivi a riconoscere i troppi errori, i crimini ingiustificati e ingiustificabili di quell’inutile strage.

Una guerra voluta in Italia da una infima minoranza di intellettuali fanatici ed esaltati, da una manciata di industriali bramosi di arricchire tantissimo in poco tempo costruendo armi, automezzi, divise, scarpe, medicinali.

Fu guerra dichiarata espropriando il Parlamento (detentore della sovranità popolare), la cui maggioranza non la voleva. É significativo che il Presidente Mattarella (siciliano) chieda conto (la verità storica) del perché centinaia migliaia di giovani meridionali, contadini, semi analfabeti, che non capivano l’italiano dei loro ufficiali, sono stati obbligati a versare il sangue sulle nostre terre. Pochi chilometri quadrati di terra che, ormai è acclarato, l’Austria era disposta a cedere purché l’Italia non entrasse in guerra, disdicendo, tra l’altro la trentennale alleanza. Rivendicazione che tutt’oggi, spesso, il meridione ci ritorce e utilizza come alibi giustificativo di inerzie, o contrappone a nostre rivendicazioni autonomiste.

Io sto con i meridionali che pretendono la “ricerca della verità”; come ha detto il Presidente. Verità che abbiamo il diritto di conoscere noi Veneti che abbiamo pagato il conto più alto in termini di vittime e di distruzioni.

Senza la verità la ferita rimarrà aperta e assisteremmo ancora a “dispetti” come Lei Presidente ha visto oltre Gorizia, in Slovenia la grande scritta dei nostalgici sloveni “Nas Tito“, il nostro Tito. Certamente non una cortesia.

E che dire del Sindaco di Ronchi dei Legionari che nella stessa domenica ha intitolato la Piazza all’imperatore Francesco Giuseppe?!

E a Bolzano hanno provocatoriamente esposto il tricolore a mezz’asta. La vittoria nella prima guerra mondiale ci ha portato in dote l’Alto Adige, un territorio da sempre abitato in prevalenza da popolazione di lingua, storia, cultura tradizione, regole e leggi austriache. Da sempre in quei territori avvertiamo una malcelata ostilità, anche quando si va per turismo e paghiamo il soggiorno con moneta buona..

Ogni occasione di festa italiana, è buona per gli alto atesini di non partecipare, anzi far dispetti, provocazioni. Nemmeno nei sentieri alpini danno indicazioni in lingua italiana. A questo punto sarebbe onesta una considerazione, in prospettiva utile alle future generazioni, riparatrice di errori passati e dolorosi. Ora che finalmente abbiamo l’Europa Unita, una moneta unica, lo stesso Parlamento, lo stesso Governo, la libera circolazione di uomini e merci. Ora che i confini tra gli Stati rimangono solamente segni geografici senza frontiere e guardie…Dopo settant’anni di pace e benessere, possiamo osare, dobbiamo valorizzare le buone volontà e il potenziale della pace, tra i popoli europei. Perché non lasciamo che l’Alto Adige determini liberamente con chi vuole stare?! Se il Condominio Europeo è lo stesso, concediamo loro la libertà di scegliere l’amministratore condominiale, non di spostarne la sede.

Avremmo dei coinquilini sorridenti, spenderemo molte meno risorse, riavremo in trattamento finalmente equanime sul versante fiscale. Così come stiamo siamo “cornuti e mazziati”. Ne vale la pena?!

Penso di no.

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