Ricordo di Daniel Meltzer, quel giorno a Harvard

GUIDO MOLTEDO
Da Cambridge, Massachusetts, abbiamo appreso con tristezza della recente scomparsa, dopo una lucida e coraggiosa battaglia contro il cancro, del professor Daniel J. Meltzer, rinomato studioso di diritto negli Stati Uniti, Story Professor of Law alla Harvard Law School e consigliere del presidente Obama dal 2009 al 2010.

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Ho avuto il privilegio di conoscere il professor Meltzer, a Cambridge, nel settembre 2008, qualche mese prima della storica vittoria di Barack Obama nelle presidenziali statunitensi.
Il futuro 44mo presidente degli Stati Uniti aveva studiato anche a Harvard, alla Harvard Law School. Ed era stato il primo “president” africano americano della rivista di diritto dell’ateneo, la più rispettata negli Usa, la Harvard Law Review.

Gli anni universitari a Cambridge sono un capitolo centrale della biografia di Obama. Non solo perché ne emerge la figura di uno studente esemplare, fuori dal comune, ma anche e soprattutto perché quella fase della sua vita, in particolare da direttore della Review, è considerata retrospettivamente come il suo esordio e primo banco di prova da leader. E, per questo, è anche “letta” come il primo test del suo carattere e del suo modo di affrontare problemi e persone occupando una poltrona di comando e di prestigio.
Il professor Meltzer  mi aiutò a capire quegli anni di Obama, e scrissi una corrispondenza per Europa.

Il nostro incontro con Meltzer era iniziato alla mensa della scuola. Ed era come trovarsi in uno dei ristoranti delle Nazioni Unite. La stessa atmosfera cosmopolita e multicolore. Solo che qui erano tutti giovani sotto i trent’anni, e i professori che vedevi a qualche tavolo non li notavi neppure, mescolati informalmente con gli studenti, lo stesso stile casual.

Daniel Meltzer, tra una cucchiaiata di zuppa e un boccone di sandwich e un sorso d’acqua frizzante, mi faceva osservare che quelli intorno a noi, americani e tanti stranieri, erano stati ammessi dopo aver superato uno scrutinio molto severo che ne elimina nove su dieci. Sì, perché la scuola di legge di Harvard è la numero uno in America. La più ambita. Da qui sono usciti giudici della corte suprema e ministri del governo federale, senatori e deputati, governatori e sindaci, per non dire dei più importanti avvocati del paese, titolari e partner dei più famosi studi statunitensi o consulenti legali delle grandi corporation o dell’Amministrazione.

Anche un presidente degli Stati Uniti, il diciannovesimo: Rutherford Birchard Hayes (1887-1881). E adesso c’era attesa per il quarantaquattresimo, anch’egli alumnus della Harvard Law School e, soprattutto, ex-direttore (president) della più rispettata rivista di diritto, la Harvard Law Review, edita dalla HLS: Barack Hussein Obama.

Con un curriculum del genere, Barack Obama «avrebbe potuto aspirare a una carriera giuridica di alto profilo, per esempio lavorare alla corte suprema, o farsi assumere e farsi pagare profumatamente da un grande studio legale. Sarebbe stata l’aspettativa normale per uno studente come lui», mi disse il professor Meltzer, spiegando come i laureandi a fine corso della HLS sono contesi dai più importanti studi legali del paese.

Obama scelse invece di tornare a Chicago e lavorare come “community organizer”, e poi si mise in politica, per arrivare dove è arrivato.

Anche Meltzer fu president della rivista di Harvard, e la provenienza da un’esperienza condivisa, seppure in tempi diversi, unita alla stima reciproca fece sì che i due si ritrovassero alla Casa Bianca.

A Washington si trovò a lavorare a pochi metri dall’ufficio di Obama, nella West Wing. Ebbe un ruolo-chiave nei più importanti dossier sul tavolo del presidente, dalla riforma sanitaria alle questioni di sicurezza nazionale, fino alla lavoro preparatorio nella selezione delle più alte cariche di nomina presidenziale. Fu un’esperienza breve ma intensa, al fianco di Obama, con il quale mantenne un legame, consigliandolo nel campo delicato della sicurezza nazionale nel President’s Intelligence Advisory Board e nell’Intelligence Oversight Board.

Ma il suo posto, la sua vita, era tra gli studenti e tra gli studiosi, nelle aule e nelle biblioteche di Harvard. Dove tornò volentieri.

“In Dan Meltzer – lo ricorda la sua collega costituzionalista Vicki Jackson – una mente brillante e un pensiero lucido si combinavano con una formidabile capacità di giudizio, sulla legge e sulla vita. Ma questo spiega solo in parte perché tanti amici (tra cui mio martito e io) gli volevano bene. Di Dan ci mancheranno la modestia, il suo senso dell’umore, i suoi innumerevoli atti di premura, il suo enorme amore per la famiglia e la grande capacità d’affetto verso gli amici”.

Alla famiglia del professor Meltzer il cordoglio di ytali.

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