Lezioni venete per il Pd e per Renzi

ADRIANA VIGNERI
Prima del voto si diceva: la bassa affluenza avvantaggerà il centrosinistra, o tout court la sinistra. Qualcuno insinuava (spero non sia vero) che la data del 31, all’interno di un ponte, fosse stata scelta anche per questo calcolo. Sbagliato.

L’astensione in Veneto (dal 66,41 del 2010 al 52 del 2015) ha penalizzato la sinistra. L’impressione è che nelle previsioni si sia sottovalutato quello che è successo all’interno del PD in questo ultimo periodo, e di conseguenza il grande rilievo del voto alle persone, come dire il grande rilievo della persona nel momento del voto.

Anzitutto, il PD si presenta diviso e litigioso, quale è. L’exploit di Renzi, che ha conquistato il partito prima di diventare premier, ha dato luogo ad un anno di distanza ad una faida interna che non poteva non incidere sull’affezione al voto degli elettori. Dove non ci sono rotture nette, come in Liguria, c’è apatia, disinteresse – il contrario della mobilitazione, il contrario di un partito che lavora per un risultato – se il candidato non è del proprio gruppo, corrente o area o amici. A questo aggiungasi che ci sono state esplicite dichiarazioni, espresse anche in Veneto da Camusso, di comprensione/condivisione per chi non fosse andato a votare o avesse annullato la scheda.

Da non sottovalutare neppure il dato dell’attività di governo. Renzi vuole cambiare l’Italia, e lo sta facendo. I piani alti della società, i ceti produttivi (v. discorso di Squinzi), che si misurano con la competizione internazionale, condividono e chiedono di continuare, il grosso del corpo sociale – specie in un luogo come il Veneto – organizzato in micro corporazioni, può essere che abbia reagito in modo difensivo: meglio un lago tranquillo che una corrente impetuosa che non si sa dove ci porta.

Così è avvenuto che il PD è ritornato sotto le dimensioni del 2010 (il PD con Bortolussi nel 2010 ha avuto il 20,34%, con Alessandra Moretti il 16,60). Moretti arriva al 22, 75 con le liste collegate.

Il grande trionfatore è evidentemente Zaia. Che come candidato presidente raggiunge il 50,21. Nel 2010 aveva vinto con il 60,15%. Ma aveva allora liste di peso alle sue spalle. Nel 2010 la Lega Nord aveva il 35,15 e il Pdl il 24,74. Il 60% era già raggiunto con il voto dei partiti. Erano altri tempi.

Oggi la lista Lega Nord ha in Veneto il 17, 78%. La lista Forza Italia il 5,87%. Altre due liste hanno insieme circa il 5%. Come si raggiunge il 50%? Con la lista personale di Luca Zaia che ha totalizzato il 23, 39. La presa personale di Luca Zaia sull’elettorato Veneto era nota. Così come la sua tecnica di governo, mediante il non governo sulle questioni importanti e la grande attenzione per i micro interventi, che si potrebbero chiamare anche altrimenti, e per un settore trascurato come l’agricoltura.

Sono voti “leghisti”? Non mi pare che lo si possa dire. Così come, per valutare la consistenza della lega di Salvini (che oggi ne è il padre padrone), non mi pare che si possano sommare i voti di Tosi. Lì vi è una frattura politica chiara, non si sa che cosa farà Tosi, le collocazioni di centro in quest’epoca producono assai poco. Se vuole continuare a far politica dovrà prendere decisioni più nette. Ma non lo vedo in un partito tipo destra polacca. Fermo il crollo di Forza Italia e l’irrilevanza delle forze di centro, non è ancora chiaro che consistenza ha la Lega, perché non si è ancora risposto alla domanda: quale Lega in Veneto? Quella di Salvini o quella di Tosi?

Teniamo conto di un altro elemento. Zaia sta trionfando anche in aree veneziane tradizionalmente di sinistra. Hanno improvvisamente abbracciato tutti Salvini? Non credo. Credo ad uno sciopero nei confronti della sinistra, da un lato, e dall’altro alla corsa a rifugiarsi nella braccia cordiali e rassicuranti di Luca Zaia.

Che cosa avrebbe potuto fare il PD per non perdere la sfida così clamorosamente? Forse nulla. Un portatore di voti personali di quelle dimensioni non lo aveva. Meglio pensare a recuperare il proprio elettorato, e per intanto evitare di attribuire colpe ad Alessandra Moretti, che ha qualità fuori dal comune e ha fatto una campagna elettorale che non ho visto fare a nessuno, prima di lei.

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