Il non voto e il vuoto del Grande Incantatore

PIERGIORGIO PATERLINI
Qualunque partito appena appena un po’ decente, minimamente “presentabile”, che volesse almeno fingere di aver a cuore non il proprio potere ma l’interesse del Paese oggi si presenterebbe in tv e direbbe: “Vinto? Vinto chi? Vinto cosa? Nessun partito ha vinto, abbiamo perso, perso tutti e molto, perché se va a votare solo un elettore su due, nessuno può pensare di avere vinto. Non i partiti, non la politica, non la democrazia rappresentativa”.

Avevo scommesso con qualche amico intimo che se una cosa del genere fosse accaduta mi sarei fatto frate. Naturalmente sapevo di non rischiare nulla.

Infatti, come sempre e peggio di sempre, è tutto un ribollire di tabelle percentuali e statistiche, peggio di un intero campionato di basket (sport nel quale la statistica è tutto, come gli appassionati, non solo gli esperti, ben sanno). A dimostrare che tutti hanno vinto. Come sempre. E nessuno a chiedere scusa a chi è stato lontano dalle urne, che sarebbe l’unica cosa “presentabile” da fare. Anzi. I pochi accenni sono ancora più volgari del silenzio. Si parla dell’astensione soltanto come di immense praterie in cui sarebbe così facile andare a pascolare, insomma a tirar su montagne di voti. Infinita stupidità della politica quando ritiene stupidi (praticamente sempre) i cittadini. Come ho scritto pochi giorni fa, scommetto il cappello che da lì, da quelle distese spalancate davanti all’avidità della politica, di quella buona come di quella cattiva, per un bel pezzo non arriverà un voto che uno, neanche una sola pecora tornerà all’ovile, non un solo pesciolino piccino picciò abboccherà all’amo.

Tutto questo bla bla bla è rivoltante, e dà ulteriormente ragione a chi è rimasto a casa non sentendosi né rappresentato né ascoltato. Altro che “chi non partecipa ha sempre torto”, frase pronunciata da molti esponenti di destra e di sinistra (sinistra si fa per dire), e che io trovo senza confronti la più schifosa, la più cieca, la più arrogante di tutte.

Se non altro, grazie a dio, oggi sembra morto almeno il Partito della Nazione. Perché tutto lo show, tutto il circo renziano, tutte le prediche sull’ottimismo e tutti i dati sulla “ripresa” non hanno scalfito di un millimetro la delusione senza ritorno e la disperazione – quelle sì reali – della stragrande maggioranza degli italiani. Non sono certo contento che gli italiani si sentano soli e disperati, impotenti e senza rappresentanza, derubati del presente e del futuro, ma sono contento, nella tragedia, che non si facciano abbagliare, mentre sopportano l’insopportabile, dal primo imbonitore perennemente sovreccitato che passa le ore in tv a vendere miracolose tute dimagranti della Nasa, scale snodabili e magici intrugli contro ogni malattia e maleficio della sorte. Perché questa è l’unica vera speranza a cui posso, possiamo aggrapparci. La consapevolezza. Essere disperati, ma non al punto da comprare a peso d’oro le alghe di Vanna Matteo Marchi. Chissà, magari le mirabolanti e surreali promesse di Berlusconi un po’ ci hanno vaccinati. Vai a sapere, che qualcosa di buono non ci abbia lasciato persino lui. E comunque le condizioni materiali che ci ha spiegato una volta per tutte Marx contano – per i numeri che contano, non per le percentuali fasulle dei partiti – più delle chiacchiere da talk e da tuit.

Dunque, tutta la televisione, tutto il circo, tutto lo show del Grande Comunicatore, dell’Asfaltatore, del Grande Riformatore hanno convinto più o meno il 30% del 50% degli italiani. Che fa un miserrimo ininfluente insignificante 15% reale. Proprio un bel trionfo, una vittoria epica, un risultato esaltante e soprattutto adeguato agli sforzi profusi dall’Ufficio Propaganda. Se togliamo il 50% di chi non è andato votare, e nel restante 50 (anche se va calcolato 100, ma sempre 50 è) il 20% andato alla Lega, il 25 al M5S, e il 10 a Forza Italia, fate voi il calcolo di quanta gente crede a Matteo Renzi, al Pd e al governo.

LE NUVOLE

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