Bindi, Moretti, Paita e la sinistra misogina

Cara ytali,
da una rivista così, mi sarei aspettata almeno un passaggio in uno dei tanti articoli dedicati alle recenti elezioni sull’evidente misoginia che regna sovrana nella politica italiana e nei media italiani.

Bindi, Moretti, Paita. Sono tre storie diverse, ma c’è un comune denominatore negli accenti sarcastici, astiosi, negli stereotipi, alcuni evidenti, altri “sottotesto”, nelle perentorietà dei giudizi, sia da parte dei colleghi e compagni uomini, nei loro confronti, sia da parte di giornali, radio e tv (dò per scontato il livore di quelli conservatori e di destra, quindi mi riferisco solo a quelli progressisti e di sinistra).

Non entro nel merito delle tre vicende, e pertanto non sto qui a difenderle. Difendo però la loro dignità, che è anche la mia, di donne impegnate nella politica, parlo del rispetto che è loro dovuto, in un paese in cui i maschi fanno ancora una grande fatica ad accettarne la presenza e, appena possono, cercano di espellerle, ricorrendo al solito, ottuso repertorio riservato alle donne dall’homo italicus.

Moretti inchiodata in tutta la campagna elettorale a un’intervista che nella sua frivolezza non è diversa dall’infinito numero di dichiarazioni di colleghi uomini, battute da bar, un linguaggio a base di metafore sportive che piacciono perché umanizzano il personaggio. Il frivolo maschile funziona, quello femminile è una colpa da punire con la massima severità. Su Alessandra Moretti, perfino nelle dichiarazioni con lei solidali, non manca la toccatina tra le righe rivolta alla sua femminilità, non come risorsa ma come problema.

Su Bindi, idem. Di nuovo un accanimento che va oltre la valutazione del suo operato, e non si fa che insistere su una sua irruenza, insinuando che è tipica di donne che rispondono più all’utero che alla testa.

E Paita? Cofferati – lui e le sue battute sul bacio di Camusso a Landini – si sarebbe dato altrettanto da fare per impedire l’elezione di un candidato maschio? E tutti i giudizi sulla candidata del Pd non sono tutti tesi a delegittimarla, presentandola come poco più che la maschera di Renzi? Quanti in Veneto, non hanno detto la stessa cosa a proposito di Alessandra Moretti?

Nella mia Regione, il Veneto, non so quante siano le elette (vivo molto lontano da anni), mi è stato detto che erano una minoranza in lista. Il processo inclusivo della rappresentanza femminile stenta ancora, ma quel che inquieta è la perdurante inciviltà maschilista, nel linguaggio e negli atteggiamenti, espliciti e impliciti, in continua oscillazione tra una forzosa e forzata rassegnazione alla presenza di donne in politica e una permanente, anzi crescente, ostilità profonda nei loro confronti, che erompe disinvoltamente, a ogni occasione.

Cordialmente,

Alessia Chiarod

Pubblicando questa lettera, ytali provvede ad affrontare un tema che – è vero – ha finora trascurato. Con la speranza che possa servire come base per discuterne ancora sulle nostre pagine e in altre sedi (g. m.)

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