L’impresa più difficile di Brugnaro: unire ma andare oltre il centrodestra

CLAUDIO MADRICARDO
E ora che sono finite le primarie del centro destra che succederà delle tre liste che in ordine sparso si sono presentate al giudizio degli elettori? Partiamo dai numeri. I quali hanno premiato la lista fucsia di Luigi Brugnaro con un rotondo 28,57 per cento pari a 34.805 voti espressi. Risultato che lo porta a una distanza di meno di dieci punti da Felice Casson.

Casson, in termini percentuali, si porta a casa un 38,01 per cento e 46.306 voti. Un esito al di sotto di ogni più pessimistica previsione per il senatore, su cui ha pesato una serie di fattori tra i quali in primo luogo l’astensionismo e la disaffezione dell’elettorato di centro sinistra verso i partiti di riferimento, accusati di essere incapaci di cogliere la stanchezza profonda che serpeggia verso la politica e le amministrazioni cittadine che si sono succedute. E il cui messaggio Casson non ha saputo intercettare e risolvere, fallendo nella missione di coinvolgere proprio quell’elettorato tradizionalmente di sinistra moderata da cui è stato percepito come troppo schiacciato sulle estreme. Incapace di tessere un filo narrativo che potesse far recitare una parte in commedia anche a chi può essere portato a diffidare della cultura politica cui il senatore appartiene, dando l’impressione di proporsi come sindaco di una parte, non del tutto, e a vedere anche con preoccupato sospetto la sua supposta intransigenza e rigidità nell’approcciare le problematiche come una forma di sostanziale chiusura. Elementi su cui Casson, in queste due settimane scarse che mancano al voto, dovrebbe accuratamente riflettere e lavorare, sterzando da subito la barra del timone. Favorito ora dal fatto che la corsa è in salita.

Ma se Brugnaro ride, di sicuro può sorridere Gian Angelo Bellati con un voto percentuale pari all’11,89 per cento e un bottino di 13.997 voti. E, per quanto forse al di sotto delle sue aspettative, pure il risultato di Francesca Zaccariotto, non è trascurabile con i suoi 8.292 voti (un 6,80 per cento). Ma che rischia, come poi vedremo, di restare al palo.

Quindi, se la somma delle percentuali può avere un suo significato, essa porta la coalizione del centro destra a situarsi leggermente al di sopra di un 47 per cento rispetto alla percentuale di voti su cui presumibilmente potrà contare Casson al secondo turno, che si ferma a un 39,99 per cento. Ben sette punti di differenza!

Una bella distanza da colmare, in una partita aperta, a sinistra come a destra, e tutta da giocare. E non tanto rincorrendo il voto del Movimento 5 Stelle, che probabilmente si dividerà tra chi voterà Casson (forse la maggioranza), chi la lista fucsia e chi invece andrà al mare. Anche se un qualche desiderio di non mettere i voti ricevuti in naftalina pare esserci, visto che a breve i penta stellati renderanno pubblici i loro cinque punti programmatici. Sui quali chiedere l’impegno dei due candidati al ballottaggio. Dalla qual cosa, una qualche indicazione di voto, per quanto indiretta, potrebbe provenire al loro elettorato. E forse esercitare un suo peso sui piatti della bilancia. Ma semmai facendo riferimento alla grande massa dell’astensionismo, che com’è risaputo non è indifferenziato, e dal quale con tutta probabilità un certo numero di voti, forse non altissimo, potrebbe anche venire. E che è composto in parte da un voto irrimediabilmente perso per disinteresse. E da chi a votare non è andato per maturata scelta politica, per insoddisfazione e stanchezza.

Di sicuro, guardando i numeri, un bacino cui dovrà rivolgersi in primo luogo Casson, vista la percentuale di chi a sinistra non ha votato. Ma non solo, perché a quel bacino di voti dovrà rivolgersi pure Luigi Brugnaro che nei prossimi giorni con tutta probabilità vedremo accentuare gli aspetti di civismo della sua lista tenendo a bada i partiti, e che da quel mare potrebbe pescare il voto di chi al primo turno non se gli ha creduto, e non l’ha votato. E che ora potrebbe essere invece indotto a dargli credito, visto il riconoscimento ottenuto dalle urne.

Ma soprattutto entrambi i candidati dovranno agire per fare in modo di riportare al voto chi già a votare è andato, non dimenticando che al risultato di domenica 31 maggio in termini di partecipazione ha contribuito e molto il traino esercitato da Zaia, su cui non potranno contare al ballottaggio. Quanto alle possibilità che le urne sembrano avergli aperto e alla strada da seguire, Brugnaro avrà tutto l’interesse a lavorare nei prossimi giorni alla messa a punto e all’allargamento della sua coalizione, imbarcando in primo luogo Gian Angelo Bellati, con cui l’accordo c’era già da tempo, e soprattutto il voto dei leghisti che lo hanno sostenuto, i quali già hanno assicurato il loro appoggio, ma ribadito ogni preclusione a una alleanza che includa Francesca Zaccariotto.

Ciononostante Brugnaro non potrà esimersi dal sondare gli umori dell’ex presidente della provincia, con la quale i rapporti rimangono freddi, e la cui coalizione già sembra in parziale libera uscita, con Fratelli d’Italia in passaggio nelle fila fucsia. Anche se per loro, più che un nuovo amore, è un ritorno a casa. Una Zaccariotto che indiscrezioni dicono essersi incontrata ieri con Felice Casson, per verificare una possibile collaborazione, stretta com’è tra il niet leghista e il pericolo di vedere fagocitato dal colosso fucsia il resto della sua lista elettorale, lei stessa rischiando di restare col cerino in mano. Col rischio di veder vanificato il lavoro di questi mesi avviato con la decisione di candidarsi, per prendere i voti e per in seguito contare. Quando poi quei voti, come sabbia, potrebbero ora sfuggirle tra le dita, andando a ingrossare le schiere del vincitore.

Già incontri e contatti tra Brugnaro e sostenitori della Zaccariotto, ma non ancora con lei, hanno avuto luogo dopo l’esito delle urne, e un colloquio pare esser stato avviato. Mentre Casson da parte sua respinge le ipotesi di collaborazione, ritenute a tal punto innaturali che perfino potrebbero mettere a rischio la tenuta della sua coalizione, qualora avessero un seguito. E che potrebbe aver consigliato alla signora di San Donà una posizione attendista, magari un po’ defilata e neutrale. Forse facendole balenare sì una collaborazione, ma nel futuro e solo in caso di vittoria.

Sarà anche da vedere se Luigi Brugnaro nei prossimi giorni riuscirà a far ingoiare ai leghisti il loro no alla Zaccariotto, operazione probabilmente impossibile, perfino a lui il cui ideale è una lista civica in cui tutti possono avere accoglienza, e la cui discriminante per chi vi partecipa è la voglia di fare. Ammesso che abbia interesse a farlo, valutato il tutto, e la voglia di sciogliere il gelo interpersonale. Anche se con ciò metterebbe probabilmente un altro tassello a quell’idea di lista che ha avuto modo di elaborare in questi mesi di campagna. Quasi giungendo a pensarla come una sorta di nuovo paradigma, un esempio da proporre per la politica, non solo cittadina, una sorta di terza via. Speculare e alternativa a quella di Casson, alla cui lista rossa oppone la sua, dal color fucsia. Su cui comunque dovrà lavorare, smussando l’immagine percepita di un uomo solo al comando. Mettendo sul piatto della campagna elettorale tutta la squadra che ha partecipato alla prima fase. Impegnandola soprattutto a convincere di andare a votare. E facendo fruttare le competenze e le credibilità dei nuovi acquisti, a cominciare da Bellati. Se poi alla fine proprio non gli riuscirà anche di mettere a reddito le competenze di una Zaccariotto, che di sicuro non gli guasterebbero. E che nell’immaginario collettivo di chi le sta vicino, e che ne decanta le doti di amministratore, potrebbero costituire addirittura una sorta di valore aggiunto nell’accordo Brugnaro-Bellati.

Se non fosse per quel niet della Lega, che rischia di guastare un po’ tutto. E se in ciò riuscisse Luigi Brugnaro, forse riuscirebbe pure a rintuzzare e spuntare quelle critiche che lo vogliono tutto sommato vago e poco competente. Estraneo ai meandri dell’amministrazione, vittima predestinata delle trappole che gli saranno di sicuro tese, e delle sue sabbie mobili.

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