Ma Brugnaro non è il paròn della città. E avrà un’opposizione durissima

SILVIO TESTA
Luigi Brugnaro ha fatto strike, scrive Tiziano Graziottin sul Gazzettino del 15 giugno, ma col sostegno di appena un veneziano su otto! Brugnaro ha vinto con poco più della metà dei voti di quel neppure cinquanta per cento di cittadini che hanno deposto la loro scheda nell’urna, e ciò pone un pesante interrogativo sulla reale rappresentatività della sua coalizione di governo, che fatalmente si tradurrà nella difficoltà di bene amministrare alla prova dei fatti.

Il paròn di Umana e della Reyer non è il paròn della Città e la sua maggioranza bulgara non lo porrà al riparo da rischi quando si tratterà di affrontare i gravissimi problemi che attanagliano Venezia e Mestre, con le pressioni contrastanti di “tutti” i cittadini, compresi i molti che non hanno votato, che ridonderanno sugli equilibri del consiglio comunale.

L’opposizione, in città, sarà infatti durissima, perché se il disastro epocale a cui sono state condotte negli anni Venezia e Mestre è comunque il frutto di una mediazione tra un meglio e un peggio, le politiche di Brugnaro saranno certamente improntate al solo peggio (ovviamente da un punto di vista di sinistra) come annunciano le sue posizioni sulle grandi navi o sull’immigrazione e i suoi rimpianti per la Torre Cardin o per Zamparini.

Brugnaro ha un esercito, è vero, ma salvo qualche caso si tratta di coscritti inesperti mentre l’opposizione sembra un po’ più scafata, e anche questo peserà.

Peserà poi la macchina comunale, che negli anni è stata costruita, soprattutto ai vertici, a immagine e somiglianza di quel blocco di mero potere travestito da centrosinistra che ha governato ininterrottamente per quasi 25 anni finendo per disgustare i suoi potenziali elettori visti gli esiti disastrosi a cui è stata portata la città. Giangi Bellati, eletto in quota Lega con Brugnaro, vuol fare il Direttore Generale, ed è persona competente, capace ed onesta, ma è chiaro che se davvero andrà al timone di Ca’ Farsetti finirà per aprirsi un periodo di grande conflittualità che metterà ulteriormente in difficoltà la nuova maggioranza. I veneziani hanno già visto cosa succede quando il Comune, inteso come l’universo dei suoi lavoratori, si mette a remare contro chi amministra.

Brugnaro, che conoscerà la Terraferma ma non conosce Venezia (basta quel “Ghea podemo far” al posto di “Ghe la podemo far” come si direbbe e scriverebbe tra calli e campielli…), avrà, insomma, le sue belle gatte da pelare, e non è detto che arrivi fino in fondo al suo mandato amministrativo.

Su questa possibile evenienza, i cittadini e i movimenti orfani della sinistra dovrebbero cominciare a riflettere fin d’ora, facendo tesoro degli errori del passato per arrivare pronti all’eventuale appuntamento elettorale anticipato. L’unica forza ora attrezzata a Venezia e sufficientemente rappresentata in consiglio comunale, affine a molti ideali della sinistra, è il Movimento 5 stelle, che potrebbe essere innervato e rafforzato dalla saldatura con quei movimenti d’opinione che hanno cercato una diversa visione della città azzardando con esiti non felicissimi una trasformazione politica, come Venezia Cambia 2015 o il Gruppo 25 Aprile, e con tutta o parte della Lista Casson, lasciando che quel che resta del Pd decida cosa fare da grande.

Al contrario di quanto dice Massimo Cacciari, che ha grosse responsabilità per ciò che oggi è Venezia, non vinci le elezioni spostandoti al centro, che è il paradigma del renzismo, ma dando uno sbocco vero ai tanti onesti elettori di sinistra che hanno ingrossato in laguna come altrove il fronte dell’astensionismo, e l’opposizione a Brugnaro in città come in consiglio comunale può fare di Venezia, come è già stato altre volte in passato, un laboratorio politico nazionale.

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