“Brugnaro e i diritti dei gay. Intervenga Renzi”. Parla Camilla Seibezzi

Quando la giunta veneziana guidata da Giorgio Orsoni, delegando la consigliera Camilla Seibezzi, introdusse nelle scuole libri di favole con riferimenti alle differenze di genere, religione, nazionalità e culture, la notizia ebbe una vasta risonanza a livello nazionale, aprendo un dibattito tra favorevoli e contrari. Da qualche giorno, a Venezia, il sindaco Luigi Brugnaro, eletto una decina di giorni fa in quota centrodestra, ha deciso che sul tema è necessario un passo indietro, dando una semplice indicazione agli uffici.

Brugnaro ha annunciato il ritiro dei volumi sull’omogenitorialità dalle scuole comunali ma non dalle biblioteche “dove c’è libertà di scelta” come ha detto in un’intervista a Il Gazzettino. ytali. ne parla con Camilla Seibezzi che era la delegata ai diritti civili con la giunta Orsoni.
È uno dei primi atti ma è anche uno dei più inquietanti, è l’inizio di una forma di segregazione. Una delle frasi più importanti che Brugnaro esprime, ripetutamente, su tutta la stampa, è sul caso di questo ritiro delle fiabe dalle scuole affermando che “deve tenere conto della maggior parte delle famiglie che sono composte da una mamma e un papà”. Come se lui non fosse il sindaco di un’intera cittadinanza ma espressione solo di una parte. Allora il discorso delle “maggioranze”, secondo me, è molto pericoloso.

Puoi spiegarmi in cosa consiste la tua iniziativa “leggere senza stereotipi”?
Come delegata ai diritti civili e lotta alle discriminazioni della giunta Orsoni, due anni fa, ho scelto di modificare i moduli di iscrizione scolastica dei bambini degli asili nido e delle scuole materne inserendo il termine “genitore” al posto di “padre e madre”. Poi la stampa ne ha creato un caso mettendo davanti alla parola “genitore” i numeri 1 e 2. In realtà nella proposta originaria non ci sono i numeri ma era genitore/i in modo tale che tutte le famiglie e quindi tutti i bambini potessero essere rappresentati da una categoria sovraordinata di linguaggio. Quindi non si cancellano le parole “mamma e papà”.

Dunque non si cancellano delle figure ma viene permesso a tutte le famiglie di iscriversi per quello che sono.
Avevo fatto stanziare, con un emendamento al bilancio, i soldi per fare un corso di formazione per settantotto educatori di asili nido e delle scuole materne sulle lotte alle forme di discriminazione. Durante questo corso, gli educatori hanno utilizzato dei libri che mesi dopo abbiamo regalato alle biblioteche degli asili nido e delle scuole materne.
La ricerca scientifica dice che lo “stereotipo negativo” si forma a partire dai tre anni nella mente dei bambini e dunque ho ritenuto opportuno introdurre questa iniziativa.

Il “Family day” si è tenuto a Roma pochi giorni fa. Contestualmente il sindaco di Venezia ha annunciato il ritiro dei volumi sull’omogenitorialità. Che ne pensi?
Penso che nulla sia casuale. Io, adesso, metterò in atto una serie di iniziative pubbliche a livello locale e nazionale. Perché qui non si sa ciò di cui si parla. L’Italia è costantemente biasimata e richiamata dalla UE sulle forme di discriminazione che applica. In Europa ci sono delle direttive molto chiare. Brugnaro dice che non discrimina i bambini. Ma come? E tutti i bambini che non sono omologati a una maggioranza non hanno diritto di essere rappresentati per quelle che sono le loro realtà affettive e familiari? Ma siamo matti? Neanche nel ventennio fascista…
Farò una serie di iniziative pubbliche perché intervengano tutti. Ma proprio tutti: le sigle sindacali, la politica, le comunità religiose e così via…
Perché nessuno può decidere per gli altri in questo modo, Brugnaro non conosce la distinzione tra pubblico e privato.

Il punto cruciale è che mentre io ho offerto dei libri che l’insegnante può o non può usare e dunque offro uno strumento che l’educatore sceglie o meno di usare, Brugnaro, togliendo questi libri, toglie il libero arbitrio. E questo è da regime. Seriamente, non per scherzo.
Abbiamo un rappresentante politico che vuole decidere cosa si può o non si può fare nella scuola. E questo è da regime.

Hai pensato anche di coinvolgere Matteo Renzi in queste iniziative visto che nel suo programma di governo ci sono, teoricamente, anche i temi che riguardano i diritti civili etc?
Sì, io penso che coinvolgerò più persone possibile. Io credo dobbiamo smettere di pensare che sia la società che si debba adattare alla politica e non viceversa.

(a cura di Maria Luna Moltedo)

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