Libano e Marocco, ecco come rispondere davvero al terrorismo

RICCARDO CRISTIANO
I terroristi agiscono in modo efferato e globale. Ma questa volta dal mondo arabo arrivano importanti, io direi importantissime risposte.

La prima viene dal Libano. Davanti a questa aggressione che dura ormai da anni e che ha avuto purtroppo una sua ulteriore gravissima manifestazione confermativa, i libanesi hanno trovato la forza e la determinazione di annunciare la costituzione del primo soggetto politico interconfessionale, islamo-cristiano.

Come è noto, in Libano esistono due raggruppamenti di soggetti confessionali, uno guidato dai filo Hezbollah, l’altro da soggetti confessionali alleati di Hariri. Ora questi ultimi hanno deciso di costituire il Consiglio Nazionale del Fronte del 14 marzo (data della grande manifestazione a un mese dall’assassinio di Rafiq Hariri dieci anni fa) costituito da esponenti di tutte le comunità libanesi: maroniti, greco ortodossi, sunniti, sciiti, tutti insieme, nello stesso soggetto.

E’ senza dubbio un evento di enorme portata e valore non solo per il Libano. In ore come queste, nelle quali ognuno tende a chiudersi nella propria appartenenza comunitaria, sospettoso dell’altro se non contro l’altro, il Libano, pienamente coinvolto dal terrorismo settario o confessionale, trova il coraggio e la forza di indicare a se stesso e non solo una strada opposta, la strada maestra per sconfiggere politicamente il terrorismo. Quella di rilanciare la civiltà del vivere insieme.

Il loro slogan, coraggiosissimo, sembrerebbe essere “moderati di tutto il mondo, unitevi”. Dove moderati va inteso nel senso di chiunque non voglia cedere ai terroristi, agli opposti integralismi, agli identitarismi etnicisti.

Intanto dall’altro capo del Mediterraneo il re del Marocco ha preso una decisione importantissima, che segna forse la nascita d una cultura “laica” nel regno: chi “fa” predicazione religiosa, ulema e quanti altri, non può fare politica. Bravissimo. Il terrorismo va denunciato ma anche combattuto politicamente. Beirut e Rabat dicono come.

Infine da segnalare una diffusa preoccupazione tra tanti analisti arabi: se gli attentati in Francia e Tunisia appaiono chiaramente riconducibili all’ISIS, molti sospetti rimangono su quello in Kuwait, troppo utile a destabilizzare i petromonarchi a pochi giorni dal possibile accordo sul nucleare iraniano.

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