La partita greca che si gioca in Italia

RODOLFO RUOCCO
Panico in Grecia, paura in Italia e in Europa. Il clima in Grecia è da “guerra finanziaria”. Da oggi le banche elleniche e la Borsa di Atene, come ha deciso ieri il governo guidato da Alexis Tsipras, restano con la porta sbarrata per una settimana. Il premier ellenico vuole evitare il terrore e il tracollo finanziario: le code ai bancomat, le file in banca dei greci impauriti dal rischio di perdere i propri risparmi. Decine di miliardi di euro nelle ultime settimane sono fuggiti dalla Grecia, sono negli ultimi giorni quattro miliardi sono stati ritirati dai conti correnti.

L’alta borghesia ha trasferito da tempo i suoi capitali nei paradisi fiscali in Svizzera, in Lussemburgo, nell’isola di Man, nell’arcipelago delle Cayman; il ceto medio ha portato i risparmi a casa, sotto il materasso. Tuttavia in molti non hanno prelevato i loro depositi e sono terrorizzati. Cinque mesi di dure trattative sui nuovi aiuti alla Grecia sono finite male. Tsipras ha convocato un referendum per domenica prossima, 5 luglio. Il premier della sinistra radicale ellenica ha chiesto ai concittadini di dire sì o no alle condizioni poste dai creditori (Commissione europea, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale) per concedere altri aiuti.

Domani era prevista la scadenza del termine per concludere un accordo. La Grecia domani avrebbe dovuto ricevere altri 7,2 miliardi di euro di crediti e avrebbe dovuto rimborsare 1,6 miliardi di debiti al Fmi. Invece è saltata ogni ipotesi d’intesa. Ora il referendum può trasformarsi in un sì o un no all’euro. Può accadere di tutto tra domani e domenica 5 luglio: il salvataggio in extremis della Grecia o il fallimento, l’uscita del paese di Pericle e di Aristotele dall’euro con conseguenze imprevedibili per la tenuta dell’Unione europea, degli altri 18 stati aderenti alla moneta unica e per l’Italia. Il dissesto finanziario greco è lo spettro che sta avanzando. L’onda lunga della paura oggi ha causato il cedimento delle Borse europee e l’aumento dei tassi d’interesse sui titoli del debito pubblico dei paesi più esposti di Eurolandia (in testa l’Italia).

In molti puntano il dito contro l’euro per i guai dell’Italia: la Grande recessione economica cominciata nel 2008, la disoccupazione di massa, la chiusura di un quarto delle fabbriche, l’impoverimento dei ceti popolari. Da tempo molti, nel centrodestra e nel centrosinistra, fanno il tifo per dire addio all’euro o, comunque, sono critici verso la moneta comune europea ad egemonia tedesca. Beppe Grillo da anni sta dando spallate all’euro. Il leader del M5S l’altro giorno, in un comizio a Ostia, si è spellato le mani negli applausi per il premier ellenico: «Tsipras straordinario! Sta dando l’ultima parola al popolo greco! Anche noi vogliamo il referendum sull’euro! E lo faremo se ci aiuterete!». Ha ripetuto: «Siamo tutti in default da anni, anche l’Italia». Matteo Salvini è tra i più decisi fautori della cancellazione dell’euro. Il segretario delle Lega Nord ha rilanciato la sua battaglia: «L’Europa è fallita. L’euro è una moneta sbagliata». Ha accusato dai microfoni di Rainews24 : «Stanno buttando via ottanta miliardi di euro per non risolvere nulla. Questa è un’Europa da abbattere e ricostruire. Tsipras fa bene a tenere alta la testa, ma i greci hanno speso ciò che non avevano in tasca».
Perciò «è uno scontro tra due errori», l’Europa e la Grecia. Silvio Berlusconi usa toni più morbidi, ma la sostanza non cambia di molto. Il presidente di Forza Italia tempo fa ha ripetuto la sua analisi a Radio anch’io, la prima rete radio della Rai: «Oggi uscire dall’euro sarebbe avventuroso perché nessuno conosce quali sarebbero le conseguenze, ma se non dovessimo riuscire a cambiare la politica della Bce e dell’Unione europea, sarà la realtà a imporre a noi, alla Francia, alla Grecia, all’Irlanda, al Portogallo, l’uscita dall’euro per tornare alla nostra moneta nazionale». Anche una parte della sinistra la pensa in un modo analogo.

È stato un errore aderire all’euro? Stefano Fassina, l’economista che la settimana scorsa ha lasciato il Pd, in una intervista di marzo a Il Giornale, ha considerato un errore l’ingresso nell’euro: «Allora abbiamo fatto tanti errori politici» perché «si è sognato un’integrazione politica che non c’è stata». L’ex esponente della sinistra del Pd lo scorso febbraio, in una intervista a La Stampa, aveva previsto tempi bui per la Grecia: «Se vuole sopravvivere, e se la sinistra greca vuole sopravvivere, dati i vincoli che vi sono oggi nell’Eurozona, temo che per la Grecia non vi sia altra possibilità che uscire».

Matteo Renzi, invece, critica la linea dell’austerità finanziaria e “la tecnocrazia” europea, sostiene la necessità di puntare sulla crescita economica e sugli investimenti, ma ha sempre sottolineato la necessità di restare nell’euro. In una riunione della direzione del Pd ha avvertito: «Bisogna entrare in Europa con più forza e determinazione. Chi dice usciamo dall’euro propone code ai bancomat e imprese fallite». Il presidente del Consiglio e segretario del Pd ha respinto tutte le accuse di essere un populista. Resta da solo a difendere la bontà dell’euro, rivedendo però molte regole europee. Nella sua Enews del 20 giugno si è posto come l’alfiere del riformismo da tutti gli attacchi: «Se sei al Governo e vuoi sconfiggere il populismo e l’antipolitica l’unica strada che hai davanti è fare le riforme. Farle presto, farle bene, farle tutte. E su questo non ci fermeremo mai».
Ben altra musica suonano, in particolare, Salvini e Grillo. Il segretario del Carroccio, inventore della metafora della “ruspa” contro i rom e l’euro, non si sposta di un millimetro: «L’accusa di populismo mi inorgoglisce». Il fondatore del Movimento 5 Stelle non ha cambiato rotta: «Sono orgoglioso di essere un populista». Europa, nella mitologia dell’antica Grecia, era una bellissima fanciulla che passeggiava in riva al mare. Zeus la vide, se ne innamorò, si trasformò in un toro e la rapì. Europa diede il suo nome al nostro continente e, quindi, all’euro. Sarebbe singolare l’euro senza i discendenti degli inventori del mito di Europa, i costruttori della civiltà europea. Ora ad essere rapita potrebbe essere la Grecia, non da Zeus ma dalla Russia o dalla Cina, pronte ad aprire i loloro forzieri per Atene.

LA NOTA POLITICA DI RODOLFO RUOCCO

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