Conseguenze fantapolitiche (ma mica tanto) della “sesta estinzione”

FRANCESCO INDOVINA
Un gruppo di scienziati di Stanford, Berkeley, Princeton e dell’università del Messico hanno pubblicato uno studio serio, a detta di altri scienziati, sull’inizio di una nuova estinzione, la sesta della storia della terra, che coinvolgerà anche la nostra specie. Lo studio in sostanza si basa sull’analisi del ritmo con il quale le specie si sono estinte, un ritmo che pare oggi enormemente aumentato.

Si può sempre dubitare della “voce” degli scienziati, soprattutto se si tratta di una voce sgradevole, ma a me pare che lo studio conferma una “banale” verità: così come frutto casuale della selezione naturale l’uomo è destinato a scomparire (può accelerare o rallentare questa fine, ma il destino sembra segnato).

La previsione di una sesta estinzione di massa ci pone alcune questioni, o meglio mi pone alcune curiosità che è possibile definire anche banali e che forse non dovrebbero interessare una specie estinta, ma tant’è, curiosità sia.

La prima, che vira all’ottimismo, pone il problema se l’estinzione si manifesterà prima o dopo che la nostra specie avrà iniziato a colonizzare nuovi pianeti. Se avvenisse prima di questa conquista non avremmo questioni, ma se per caso si dovesse manifestare dopo, da una parte lodi alla salvezza (forse) della specie, ma insorge immediatamente un problema: il criterio di selezione degli uomini e le donne facente parte dei colonizzatori? Un problema di selezione si pone non possiamo spostare miliardi di uomini e donne (quanti a quel tempo?) Si sceglierà secondo qualche forma democratica?

Una sorta di primarie a scarsa partecipazione? Un sorteggio (che sarebbe la forma giusta, ma dubito che si arrivi a questo)? Saranno tutti scienziati? Ci saranno i più potenti, i più ricchi, i più ardimentosi, i più ingegnosi? Ciascuno di questi gruppi presenta vantaggi e svantaggi, ma come decidere? La specie sarà tanto saggia da evitare di introdurre tra i coloni i rappresentanti delle diverse religioni (ammesso che a quel tempo ne esistano ancora) onde evitare il riprodursi delle specifiche guerre? E con gli aspetti sessuali come la mettiamo, se bisogna fare una proiezione degli umori di oggi sicuramente sarà stato scoperto il gene dell’omosessualità (figuriamoci se non lo si “scopre”) e i portatori di questo gene saranno lasciati a … terra. Per altro credo che la stessa selezione sarà fatta per la fertilità. Ma quella che sarà costruita nella nuova colonia sarà una società di eguali o si riprodurranno differenze di potere, di ruolo di ricchezza? Insomma mi pare che sarà un problema complesso; meglio essere già morti.

Sempre gli scienziati ci raccontano che dopo questa estinzione ci vorranno alcuni milioni di anni perché la vita torni a fiorire sulla terra, perché sempre in ogni estinzione un 4% di specie si salva, certo specie come dire … inferiori almeno per dimensione (microrganismi, germi, ecc.), quindi una nuova selezione naturale ma non possiamo essere certi che si ripeta il “miracolo” della nascita dell’uomo. Probabilmente sarà un’altra specie, ma con quali facoltà? Sicuramente di organizzazione, le formiche sono candidate primarie, ma forse anche di intelligenza. Ma allora la curiosità (stupida) è: sarà una specie che, con capacità che non possiamo immaginare, sarà in grado di ricostruire la storia della terra e quindi anche la storia della nostra specie? La specie umana, con lacune, con errori ma con sistematicità una operazione di questo tipo l’ha fatta. Ci piacerebbe, non so perché, che anche il nostro passaggio su questo pianeta fosse studiato, magari per non commettere gli stessi errori (questo sarà proprio difficile).

L’elenco delle curiosità potrebbe continuare ma a questo punto un dubbio: è sicuro che si debba aspettare alcune centinai di miglia di anni perché questa estinzione si manifesti? Forse no, non solo non ci si cura con efficacia di controllare o di influire positivamente sui cambiamenti climatici ed ambientali, il che accelera il tempo dell’estinzione. Ma mi pare che allegramente, intonando anche canti di gloria a qualche divinità, o innalzando la bandiera di specifici interessi, l’umanità si avvia a scannarsi vicendevolmente.

Abbiamo pensato, ottimisti, che le guerre potevano essere archiviate come una pratica desueta, ma mi pare che non sia proprio così.

Da una parte non sarà proprio così per la virulenza che certe guerre assumeranno per rivendicare il diritto a qualche bene assolutamente necessario: cosa potrà essere nei prossimi anni, non molto lontani, la guerra dell’acqua o per l’acqua? Così come saranno virulente le lotte di chi tutto ha perduto contro quelli che tutto hanno accaparrato. Certo questi ultimi saranno potentemente armati, avranno eserciti a loro difesa, tecnologie avanzatissime, ma contro milioni di uomini e donne disperate sarà dura. Certo massacri di massa, a confronto dei quali quelli della seconda guerra mondiale (con annessi e connessi) ci sembreranno giochi infantili. Anche perché non saranno guerre e combattimenti in campo aperto, con coorti di tipo romano o con reggimenti come quelli di Napoleoni, una delle forme prevalente di lotta sarà il terrorismo, ma ancora non abbiamo visto niente, quando dalla auto bombe si passerà agli ordigni chimici o, alla fine, ad ordigni di tipo nucleare, allora il più è sarà già avviato.

Così come i contrasti di “potere” geopolitico di potenze nucleari, fino a quando si limiteranno ad abbaiare e passeranno a mordere. Il confronto USA (ed Europa) da una parte e Russia dall’altra cosa promette? E quello tra USA (Giappone) da una parte e Cina dall’altra, quali regali ci farà? E il gioco politico di Teheran in Medio oriente dove porta?

Mi pare si possa dire che il periodo della “guerra fredda” poteva essere considerato gravito di pericoli, il multi policentrismi di potere di oggi pare pronto a sgravare tempeste di fuoco.
Sarebbe bello poter dire: facciamo appello alla saggezza della specie, alla sua volontà di sopravvivere e sperare che le macchine alle quale si è data corda possano essere fermate. Si può sperare e ci si può impegnare per questo obiettivo, ma è difficile capovolgere una struttura di potere fondata sulla diseguaglianza per affermare l’eguaglianza nella distribuzione delle risorse, nell’accesso ai beni, nella distribuzione del lavoro, nell’equità e la libertà. La fine della ricchezza di pochi a vantaggio del benessere di tutti, è difficile, è complicato, ma questa è la strada se volessimo allontanare di qualche migliaio di anni la sesta estinzione di massa.

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