Srebrenica: l’Occidente sapeva. Sicuri che in Siria non sia andata allo stesso modo?

RICCARDO CRISTIANO
Molto spesso la verità più è sconvolgente più è banale: i governi inglese, francese e americano concordarono sul fatto che Srebrenica e altre due aree protette dall’Onu sarebbero state indifendibili molto prima che Mladic fosse sul punto di entrare nell’enclave.

Emerge da un’indagine basata su documenti che raccontano la caduta di Srebrenica, cablogrammi diplomatici declassificati, interviste esclusive, interrogatori e deposizioni al Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (Tpi): “l’Occidente – scrive l’Ansa dandone notizia – avrebbe avuto una grande responsabilità nel più grave massacro compiuto su suolo europeo dal 1945 a oggi. La rivelazione, basata sulle carte raccolte in oltre quindici anni di ricerche da Florence Hartmann, ex corrispondente di Le Monde e già portavoce del Tpi, è stata fatta dall’Observer, il domenicale del Guardian.”

Il piano era semplice: sacrificare Srebrenica per raggiungere una pace possibile con i serbi, tutto qua. Come si legge nell’anticipazione pubblicata ieri sul sito internet del quotidiano inglese, “la caduta di Srebrenica in Bosnia, vent’anni fa, fu un elemento chiave della strategia portata avanti dalle tre maggiori potenze occidentali – Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia – e non un evento inatteso e scioccante, come a lungo si è creduto”. Strategia per “la pace a ogni costo”, che ebbe tuttavia come effetto collaterale il massacro di oltre 8 mila maschi bosniaco-musulmani a Srebrenica, nel luglio del 1995, per mano dei soldati serbo-bosniaci comandati da Ratko Mladic.

Secondo l’inchiesta, le potenze occidentali avrebbero tuttavia dovuto essere al corrente della cosiddetta Direttiva 7, che prevedeva “la rimozione permanente” dei musulmani bosniaci dalle safe area.

I particolari inauditi che emergono sono agghiaccianti. Un esempio citato dall’ottima ricostruzione dell‘Ansa: quando la situazione fu più chiara, l’Onu fece arrivare nella zona trentamila litri di gasolio, che furono utilizzati dai serbi come combustibile per i mezzi che trasportarono le vittime verso la mattanza e poi verso le fosse comuni. Quando il massacro era ormai all’apice, infine, negoziatori occidentali incontrarono Mladic e Milosevic, senza tuttavia toccare il tema dello sterminio, anche se cablogrammi Usa declassificati dimostrano che “la Cia stava osservando quasi in diretta attraverso i satelliti” l’orrore in corso tra le colline della Bosnia.

Il testo del domenicale britannico soggiunge che non si poteva avere percezione delle dimensioni della tragedia. Questo eccezionale documento ci interpella, per capire l’orrore di ieri e tanto altro dell’oggi.

E infatti è d’obbligo porsi una domanda: siamo sicuri che, sempre per raggiungere la partizione accettabile in questo caso da Assad, in Siria non sia accaduto lo stesso con l’orrenda pulizia etnica perpetrata con l’ausilio di pasdaran e Hezbollah nella Valle dell’Oronte? Qualcuno si sente di escluderlo? Obama potrebbe, volendo, dirci la risposta.

IL MONDO D’ANNIBALE

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