Ferrara scala la classifica dei poli culturali italiani

 

MARIO GAZZERI
Per tre mesi ha illuminato le sale estensi del Palazzo dei Diamanti di Ferrara, ma ora anche per La Rosa di Fuoco scende il sipario. La mostra dedicata alla Barcellona di Picasso e Gaudì (che chiuderà domenica 19 luglio) ha ulteriormente contribuito a rendere la città estense uno dei più raffinati poli di attrazione culturale d’Italia. E, già in autunno, il rinascimentale Palazzo di Corso Ercole l d’Este sarà nuovamente in grado di convogliare una buona parte del turismo colto nel “circuito” di sale che corrono attorno al suo bel giardino interno, grazie ad una mostra su Giorgio de Chirico.

 

Palazzo dei Diamanti

Palazzo dei Diamanti

 

Se Palazzo Reale a Milano e le Scuderie del Quirinale a Roma (rispettivamente con Leonardo e Matisse) svettano per numero di visitatori e risonanza mediatica e sembrano non temere rivali, la “riscossa”delle piccole e medie città italiane in fatto di proposte culturali coraggiose e alternative, è ormai un dato di realtà.

Si pensi, solo per fare un esempio, alla grande retrospettiva di Felice Casorati ad Alba, che si chiuse con un incredibile successo di visitatori nel gennaio scorso. File di oltre un’ora per commuoversi di fronte alle tele del maestro di Novara, pittore della “quotidiana semplicità” che è in realtà una sintesi, un connubio di introspezione e misteri disvelati. O a Ferrara che, come si è detto, nei mesi autunnali proporrà una nuova mostra (dal 14 novembre fino a febbraio) sui tre anni trascorsi in città da Giorgio de Chirico nel pieno del suo “periodo metafisico”. Il pictor optimus, che faceva “commuovere fino alle lacrime” Renè Magritte, visse nella città estense proprio negli anni della Grande Guerra dipingendo alcune delle sue più enigmatiche tele della serie “Piazze d’Italia”.

Per il 2016, poi, Palazzo dei Diamanti ha in serbo un ulteriore sorpresa destinata ad interessare amanti della pittura e della letteratura: “Orlando Furioso, cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi”, un’indagine sull’universo pittorico che affollava la mente dell’Ariosto che scrisse e pubblicò proprio a Ferrara, nel 1516, il suo poema.

 

Teatro Comunale di Ferrara

Teatro Comunale di Ferrara

 

Altro centro culturale della città è ovviamente il Teatro Comunale con un programma che, a partire da novembre, vedrà succedersi sul podio direttori come Antonio Pappano e, al pianoforte, solisti del calibro di Martha Argerich.

Ed è proprio uscendo dal Comunale e attraversando la strada, che si viene in contatto con un’altra anima della città. La targa commemorativa sul muretto che circonda il fossato del Castello estense, ricorda la strage di un gruppo di professionisti israeliti fucilati dai repubblichini, un episodio della guerra civile narrato da Giorgio Bassani e trasferito sullo schermo in un intenso, drammatico film di Florestano Vancini (La lunga notte del ’43). La memoria della folta comunità israelita, favorita e ben ‘”tollerata’” dagli Este e in seguito chiusa in un Ghetto al passaggio del territorio ferrarese allo Stato Pontificio, è tenuta viva dal Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah (Meis) che organizza eventi e visite nei luoghi dell’identità della comunità israelita ferrarese, un tempo tra le più numerose del nostro Paese.

 

La tomba di Giorgio Bassani

La tomba di Giorgio Bassani

 

Proseguendo nell’itinerario della memoria, una visita quasi obbligata è quella al Cimitero ebraico. Qui un senso di serena commozione coglie il visitatore, credente o non credente, di fronte alle lapidi funerarie che sembrano sorgere dall’erba spinte da una segreta forza. Di particolare bellezza, la stele della tomba di Giorgio Bassani, dello scultore Arnaldo Pomodoro. Un’atmosfera di quiete prodotta da quello che pensiamo sia stata un’elaborazione collettiva del lutto di una intera città.

Una quiete pensosa che ritroviamo nell’opera di un altro grande ferrarese, Michelangelo Antonioni, il maestro dell’incomunicabilità ma anche “il poeta dell’assenza, dell’attesa, del desiderio”, secondo la celebre definizione di Alain Robbe Grillet o il “sensibilissimo pittore dello schermo” come ebbe a dire Wim Wenders. E proprio per onorare uno dei suoi figli migliori, Ferrara organizzò due anni fa una mostra che ripercorreva l’intera parabola creativa di uno dei maggiori registi italiani. Dagli spezzoni di film alle foto di scena, dai suoi quadri (Antonioni fu anche valente pittore) ai dipinti di Rothko, Pollock, De Chirico, all’amatissimo Morandi. E gli spazi e le linee e le geometrie della sua poetica filmica e pittorica, sembrano serbare in sé le rarefatte atmosfere dell’Addizione Erculea, la città nuova che Ercole I d’Este volle costruire a Ferrara e che ancora oggi si ammira nelle storiche strade attorno al Palazzo dei Diamanti e giù, fino alle mura antiche della città.

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