Toccare il Village con un dito

PIERGIORGIO PATERLINI
Questa mattina ho ricevuto la lettera che – con il consenso dell’autore – pubblico. L’email non ha bisogno di commenti. Dirò solo che a scriverla è un ragazzo di vent’anni che abita in una cittadina di quarantamila abitanti. Aggiungo che non si tratta di finzione letteraria, questa lettera è davvero del 19 luglio 2015, non di una domenica qualunque del 1815, come spero molti di voi saranno tentati di sospettare.

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Salve, ieri sera sono stato al Gay Village. Le volevo raccontare questa cosa. Mi viene un nodo alla gola mentre le scrivo, quasi mi soffoca. Quasi sto per piangere. Le spiego il perché.

Il Village è stato proprio come me lo immaginavo, persone etero, gay, lesbiche tutte li. Nello stesso luogo e nessuno indignato per qualcosa, transgender che erano proprio a qualche passo da noi e nessuno che li guardasse mai. Mi sembrava il paradiso, le persone, per un buonissimo 80/90 per cento, non erano il mio tipo, ma non importava. Ero libero, mi sentivo leggero, erano le 4 di notte ed io ero sveglio dall’una del giorno prima e non avevo sonno, mai ne ho avuto. Né li, né dopo. Era qualcosa di davvero unico.

L’amico che era con me, per andare a ballare una canzone che gli piaceva mi prese per mano e mi portò con lui, quasi spontaneamente. Nessuno faceva caso a quel gesto, li non erano due ragazzi che si tenevano per mano, no, li erano semplicemente due persone che stanno ballando. Non so se riesce a capire quanto per me sia stato un paradiso, come se lo avessi sfiorato con un dito, un unico amore, nessuna discriminazione, solo persone. Questo. Mi sento, come ho detto, di aver sfiorato il paradiso con un dito, di aver saltato così in alto da essere libero, capito e di aver sfiorato la felicità eterna in quel luogo.

Premetto che non sono mai stato un ragazzo che va in discoteche e infatti mia mamma è rimasta stranita quando le ho detto che andavo a Roma in discoteca. Mi sento felice perché ho visto che ci sono posti così al mondo e persone fantastiche con cui ho legato subitissimo, gay lesbiche, non importava nulla. E dato che so che forse ci andrò un solo altro giorno per via del lavoro la cosa mi distrugge. Mi sento come se mi fossi innamorato ed ora ho perso per sempre questo mio amore. Magari non per sempre, avrò sempre tempo un giorno – si spera – di ritornare al Village o in qualche discoteca gay, ma per ora la cosa è impossibile e questo mi ha messo un senso di malessere.

Ora sono tornato di nuovo qui, nel mio mondo terreno, legato dai pregiudizi, tenuto fermo dalle reazioni shock. Fermo, immobile. Finalmente ho capito cosa mi fa stare così, lo sospettavo, l’ho sempre saputo, ma ora ne ho la certezza. E’ questo mondo, malato, marcio, che mi rende nauseabondo.

C’è chi dice che due donne o due uomini che si baciano “fanno schifo”, che le discoteche gay sono troppo perverse e pericolose, eppure io ho visto e sentito solo un grande senso di libertà, mi creda, mai provato prima.

LE NUVOLE

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