“Iran Deal”. L’accordo storico e le nuove vie della seta

CLAUDIO LANDI
L’accordo sul dossier nucleare iraniano è stato definito a ragione, “storico”: mette fine, probabilmente, a un lungo periodo di tensioni e conflitti fra la massima potenza mondiale, gli Stati Uniti, e la Repubblica islamica dal tempo della rivoluzione khomeinista. Pone termine, se tutto funzionerà, al regime delle sanzioni internazionali ed occidentali contro l’Iran e contro il suo programma nucleare. Gli effetti geopolitici ed economico-strategici dell’accordo potrebbero anch’essi essere “storici”: in Medio Oriente e nel mercato mondiale di petrolio e gas, rientra in gioco o allarga il suo campo di gioco, un attore rilevante.

L’Iran costituisce da sempre una potenza regionale di tutto rispetto e il suo impegno attuale contro l’ISIS porterà rilevanti vantaggi. Inoltre, il suo sottosuolo è ricco d’imponenti riserve di petrolio e di gas. E infatti questo potenziale ruolo dinamico di Teheran, nel Medio Oriente e nel mercato mondiale di petrolio e gas, ha già messo in forte movimento Israele in primo luogo, gli stati del Golfo in secondo luogo. Gerusalemme, Riyadh, Il Cairo sono in queste ore capitali piuttosto “agitate”: le dichiarazioni del premier israeliano contro quella che ha definito la “resa della Comunità internazionale all’asse del male” sono piuttosto indicative dello stato d’animo di alcune capitali mediorientali.

Insomma, la geopolitica dell’accordo sul nucleare iraniano sarà un tema molto impegnativo dei prossimi mesi. Anche perché i suoi effetti e le sue caratteristiche si allargheranno progressivamente a raggiera, potremo dire.

Uno, la Federazione Russa. Mosca e il presidente russo sono stati fattori importantissimi per il raggiungimento delle intese e per buona prosecuzione del dialogo. Ovviamente Mosca e Putin avevano il loro forte interesse strategico e politico al riguardo, ma sta di fatto che il dossier iraniano ha confermato l’importanza e il valore geopolitico della Federazione Russa, piaccia o non piaccia (e a noi non piace proprio) il sistema politico putiniano.

Lo stesso presidente Barack Obama ha pubblicamente riconosciuto, con una dichiarazione fortemente impegnativa, anche sul piano politico evidentemente, il ruolo di Mosca e dello stesso presidente russo. Ciò porterà a qualche miglioramento anche attorno alla crisi ucraina: è altamente sperabile. Dal punto di vista geopolitico. E dal punto di vista economico: è evidente che la fine delle sanzioni anti iraniane darà ossigeno alla debole e zoppicante ripresa economica mondiale: imprese e imprenditori, compagnie petrolifere e corporation americane, europee, asiatiche, cinesi, sono prontissime ad allargare le relazioni e gli affari con Teheran.

La Cina è addirittura entusiasta della faccenda. Se per mera ipotesi, l’Europa eliminasse o alleggerisse anche le sanzioni antirusse, è facile immaginare il piccolo boom che l’economia di Eurolandia potrebbe avere: sarebbe una spinta considerevole in particolare per alcuni paesi, tra cui detto per inciso l’Italia. Sarebbe decisamente un fattore positivo.

Due. L’apertura dell’Iran al mondo, anche al mondo occidentale, la fine delle sanzioni anti iraniane, accadono precisamente (è una coincidenza temporale oppure è il frutto di un processo geopolitico?) nel momento in cui la Cina ha lanciato il suo grosso programma per le nuove Vie della seta. L’Iran costituisce un fattore e un luogo chiave per alcune rotte della Via della seta moderna, come per quella antica e tradizionale.

E difatti l’Iran aderisce allo SCO, l’organizzazione di Cooperazione di Shanghai e ha, da tempo, relazioni strettissime, per appalti, per petrolio e gas, per investimenti, con la Repubblica Popolare e le sue grandi imprese di stato. Gli specialisti americani spesso amano parlare di asse strategico fra il Dragone cinese e il Pavone persiano: Cina e Persia sono state in fortissimo contatti fin dai tempi dell’antica Via della seta e delle antiche dinastie imperiali. E amano entrambe definirsi in termini di grandi civiltà storiche.

L’apertura dell’Iran costituisce quindi una ghiottissima occasione per la geopolitica e per il capitale cinese per entrare massicciamente in Medio Oriente e per costruire appunto le nuove Vie della seta: sia le rotte terrestri via Turchia, sia le rotte terrestri e marittime via Gwadar e Bandar Abbas. Ma l’apertura dell’Iran mette anche gli Stati Uniti al centro delle nuove Vie della seta. Mette quindi gli Stati Uniti a fianco della Cina nelle rotte centrali dell’Eurasia moderna.

E qui arriviamo al punto geopolitico importante che ci interessa: che ruolo avrà questa apertura dell’Iran nel processo geopolitico mondiale nell’attuale contesto della relazione sino americana?

Per dirla chiaramente: l’apertura americana all’Iran e l’apertura dell’Iran al mondo possono essere utilizzate da Washington per cercare di contenere ancora la Federazione Russa, o/e per boicottare i progetti cinesi delle nuove Vie della seta. Uno specialista americano molto attento all’Iran e da sempre favorevole alla riapertura dei rapporti Usa-Repubblica islamica, ha teorizzato tempo fa proprio questo: una cooperazione Usa-Iran contro la Cina, per dirla semplicemente.

Una tale ipotesi strategica, seppure improbabile, (Teheran dovrebbe fidarsi proprio tanto di Washington per un tale allineamento geopolitico), la sola ipotesi potrebbe avere comunque effetti non particolarmente positivi.

L’altra ipotesi è che, al contrario, gli Stati Uniti potrebbero trovarsi davvero a fianco della Cina nelle nuove Vie della Seta, facendo investimenti, allargando mercati e sistemi energetici, favorendo nuovi equilibri geopolitici. Forse non è un caso che proprio in questi giorni, alcuni specialisti americani, anche di orientamento progressista, e cinesi si siano ritrovati a discutere assieme sulle possibilità di Cooperazione sino americana per il Medio Oriente. L’Iran potrebbe essere un terreno molto favorevole, anzi forse lo è già.

Al riguardo c’è un tassello geopolitico intrigante che vale la pena di sottolineare: nelle scorse settimane, la Cina ha deciso un vastissimo programma di investimenti e di penetrazione economica in Pakistan. Gwadar a questo punto diventa un centro nevralgico. Ma il Pakistan rimane un alleato chiave anche per gli Stati Uniti e Gwadar è in Belucistan, una provincia pachistana piuttosto turbolenta che è in parte ‘condivisa’ per l’Iran: anche la Repubblica Islamica ha una sua provincia beluca. Con l’apertura dell’Iran anche i porti iraniani possono entrare a pieno titolo nelle nuove Via della seta cinesi.

Iran aperta al mondo, Pakistan sempre più ricco di investimenti cinesi. Asia centrale sempre più aperta alla cooperazione con la Repubblica Popolare: che sta davvero accadendo?

UN’ANALISI DI GUIDO MOLTEDO SULLA POLITICA DI OBAMA NEI CONFRONTI DI IRAN E CUBA

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