Sta per nascere una metropoli. In Veneto

ADRIANA VIGNERI
Il 9 agosto è ormai imminente. Il 9 agosto si vota per costituire il Consiglio metropolitano, l’organo che dovrà governare – con il Sindaco metropolitano e con la Conferenza metropolitana – la Città metropolitana di Venezia. Non preoccupatevi, non sono i cittadini che debbono votare. Chi vota, e chi può essere votato, sono soltanto coloro che sono già stati eletti, come consiglieri o come sindaci, nei 44 comuni del territorio provinciale. Gli eletti si votano tra loro: sono elezioni di secondo grado.

Ma è una data improponibile! Chi volete che vada a votare il 9 agosto. Ecco, appunto. Questo è il primo test. Non si chiede al popolo di recarsi alle urne. Lo si chiede a un ristretto ceto politico, circa ottocento persone, chiamato a costituire un organo fondamentale della nuova città metropolitana, che attendiamo da più di vent’anni. Se andranno alle urne in pochi, con quale slancio verranno assolti i compiti del nuovo organismo?

Perché sull’importanza dell’evento ci sono pochi dubbi: la città metropolitana nasce avendo da svolgere i compiti che già spettavano alla provincia di Venezia, compiti non irrilevanti. E accanto a questi, compiti nuovi e fondamentali: individuare le opere e gli obiettivi più importanti da perseguire in un arco almeno triennale (piano strategico); redigere il piano territoriale dell’intero territorio; riorganizzare i servizi pubblici a rete (idrico, rifiuti, trasporti); realizzare la mobilità delle persone. Continuando a occuparsi delle scuole e delle strade, e dell’ambiente. Non basta, la città metropolitana dovrà lavorare anche per migliorare il funzionamento dei comuni e dei loro servizi, assumendosi funzioni che i comuni vorranno affidare alla città metropolitana, o anche affidando a comuni (o insieme di comuni) funzioni metropolitane.

La città metropolitana di Venezia non va evidentemente confusa con il Comune di Venezia, che è solo il comune più grande. La città metropolitana è costituita dal suo apparato amministrativo, che è quello ereditato dalla provincia; l’unico apparato amministrativo che conosce e ha governato il territorio provinciale. Il territorio è l’intero territorio provinciale, perché così la legge ha stabilito (e perché nessun comune ha chiesto di uscirne). Il bilancio della città metropolitana è quello della ex provincia, fortunatamente in equilibrio.

Il vertice politico invece sarà nuovo, dal 10 agosto. Saranno tutti o quasi sindaci, quindi un vertice politico completamente diverso da quello cui eravamo abituati: degli amministratori politici che conoscono i problemi del loro territorio, ma sono chiamati qui a prendersi carico di problemi più grandi, di aree più vaste. L’attrattività del territorio metropolitano, la programmazione urbanistica, il recupero delle grandi aree dismesse, in tutto il territorio provinciale e non solo a Marghera, il riordino delle aree industriali, il miglioramento delle infrastrutture fisiche e di rete, dei trasporti, dei grandi servizi di rilevanza economica; utilizzando rapporti più intensi e proficui tra imprese, università e centri di ricerca.

Sono i sindaci eletti (sindaci e consiglieri comunali ma più probabilmente sindaci) che dal 10 agosto avranno in mano le leve del potere, che dovranno subito redigere lo statuto che sarà approvato dalla conferenza metropolitana (tutti e 44 i sindaci), poi redigere il piano strategico, che è come dire in quale direzione si dovrà sviluppare il territorio metropolitano. Sono i sindaci eletti che dovranno aggiungere alla prospettiva comunale, la sola che li ha guidati fin qui, la prospettiva del ben più ampio territorio che viene loro affidato. Un compito complesso e importante, che obbliga a cambiare punto di vista e ad imparare a confrontarsi e a collaborare.

Se è così, sono i cittadini di Venezia e di Mira, di Chioggia e di San Donà, di tutto il territorio metropolitano, che dovranno pretendere che la città metropolitana funzioni per tutte le sue potenzialità; che questa opportunità che viene offerta venga utilizzata correttamente. Informandosi per quanto possibile sulle caratteristiche e sulle prospettive del nuovo ente – e qui va segnalata l’importanza di offrire incontri di formazione come quello che ha messo in calendario il PD cittadino e che si spera sia seguito da altre analoghe iniziative.

Ma, si dice, in realtà l’area metropolitana è più ampia, comprende parte di Padova, di Treviso e anche di Vicenza, il governo veneziano ne amministrerà una piccola parte. Vero, e quindi? Ripieghiamo le nostre cartelle e ci ritiriamo? O cominciamo ad affrontare i problemi di un’area che metropolitana lo è già, lavorando per creare sinergie con i nostri vicini, nella prospettiva di un governo comune sulle decisioni più rilevanti anche con Padova e Treviso.

Oppure, la città metropolitana è soltanto un nuovo carrozzone. Questa proprio non la capisco. Il carrozzone, se così vogliamo chiamarlo, è l’apparato amministrativo che era della Provincia di Venezia. Non c’è motivo di chiamarlo carrozzone, e comunque non è nuovo. Carrozzone non sono i 18 eletti che avremo il 9 agosto sera, che fanno già un altro mestiere, né il sindaco metropolitano che già fa il sindaco di Venezia.
E comunque non ci sono i soldi. Questo sì, è vero. Ma occorre distinguere. Per l’ordinaria amministrazione il Governo ha tagliato i soldi alle province e nella stessa quantità alle città metropolitane. È una soluzione che non può reggere e le città metropolitane (nove nelle regioni a statuto ordinario) avranno la forza di far cambiare strada al governo. Per gli investimenti, ci sono finanziamenti appositi (PON METRO), e l’Unione europea ha individuato le aree metropolitane come nuovi soggetti che conviene finanziare, in quanto aree che crescono più velocemente e più proficuamente di altre.

E comunque la Regione è contro. Anche questo sembra vero, ma è contro con quali argomenti? Dicendo che ci saranno cittadini di serie A e cittadini di serie B. Non è questo forse il riconoscimento che la città metropolitana ha più possibilità di crescere? La regione è contro perché vede nella CM un proprio competitore, e sbaglia. Sia perché solo collaborando la città metropolitana potrà funzionare, sia perché se funzionerà le ricadute benefiche riguarderanno l’intera regione. Le Regioni importanti saranno quelle con una città metropolitana efficiente.

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