Venezia, il sindaco intollerante di una città a “razzismo zero”

Strano vedersi considerata un’esemplare città “race free”, cioè razzismo zero, e, nello stesso giorno, indicata al mondo come città omofoba. A osservarle bene, le due immagini non sono però contraddittorie, nel senso che Venezia – la città, i suoi cittadini – è “race free” ma, al tempo stesso, è antigay non perché lo siano la città e i suoi abitanti, ma perché lo è chi attualmente li rappresenta politicamente in municipio: il sindaco Luigi Brugnaro.

Il contrasto tra le “due Venezie” balza oggi agli occhi (per chi vive in Veneto) andando su Google News versione Usa, la più cliccata del motore di ricerca, in particolare nella colonna laterale destra dove sono in evidenza una breve batteria di notizie sul Veneto e il meteo regionale.

“Apre” la colonna l’Irish Examiner. Il quotidiano irlandese rilancia la notizia, che il giorno prima ha fatto il giro del mondo, di un Elton John su tutte le furie, che sul suo Instagram account gliene dice di tutti i colori, a Luigi Brugnaro, a proposito della censura delle favole su famiglie omosessuali.

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L’accusa di sir Elton al sindaco è di avere “stupidamente scelto di politicizzare i libri per bambini che parlano di famiglie dello stesso sesso che vivono felici e contente” e “invece d’incoraggiare un mondo basato sull’inclusione, la tolleranza e l’amore, sostiene una società che divide e favorisce l’ignoranza”. Dunque, “la bella Venezia starà pure affondando, ma non così velocemente quanto il rozzo e intollerante Brugnaro”. L’autore di Rocket Man, che ha casa alla Giudecca e che con il marito David Furnish ha due figli, accompagna la sua denuncia con la copertina di The Family Book (Il libro delle famiglie) di Todd Parr, “uno dei libri preferiti della famiglia Furnish-John” una favola che esalta “un mondo capace di includere tutti e nelle quali convivono famiglie d’ogni, forma, dimensione e colore”. E per questo finito nella lista nera di Brugnaro.

La notizia dell’Irish Examiner è seguita da un rinfrancante e promettente titolo: “Venice is a race-free zone”. È un articolo di The Voice, un giornale britannico rivolto soprattutto ai Black Britons. L’autore, l’editorialista Dotun Adebayo, racconta di un suo recente soggiorno, con le figlie, a Venezia, un resoconto condito con abbondanti dosi di ironia e autoironia British.

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Adebayo si descrive come ipersensibile alle minime manifestazioni di razzismo, anche latenti. È dotato di un “racism detector” che, alla stregua di un metal detector, “registra il più esile pregiudizio” e che inevitabilmente funziona al massimo quando viaggia all’estero in vacanza.

Non chiedete al giornalista in vacanza in laguna su quanti motoscafi taxi abbia viaggiato su e giù per il Canal Grande, cosa pensi dell’arte e dell’architettura veneziana, delle gondole, quante pizze e pastasciutte abbia mangiato. Tante, ma non le ha contate perché era troppo “occupato a cercare il razzismo in ogni calle e campo della vecchia Venezia”.

Risultato dell’indagine? Zero razzismo, neppure in una forma accennata. E “posso fiduciosamente riferire al mio ritorno che Venezia è una zona race free e come tale la considero altamente raccomandabile a quei britannici che cercano un destinazione di vacanza dove siano benvenuto senza le puerile espressioni di pregiudizio legato al colore della pelle”.

E non c’è da fare paragone con altre mete di vacanza, che ne escono tutte male al confronto con Venezia. “Credo – scrive Adebayo – che mai prima abbia dato un certificato di così buona salute in quanto a razzismo alle città europee che ho visitato. Neppure Parigi, Amsterdam, Copenaghen o Berlino. E neppure Madrid e Atene. E certamente nessuna di quelle dell’Europa orientale che devono ancora imparare un po’ di buone maniere prima che cominciamo a spendere i nostri sudati soldi con le loro ‘relazioni razziste’”.

In queste riflessioni semiserie c’è il nucleo di verità che spiega quella che il giornalista ha avvertito come un clima amichevole nei suoi confronti, del tutto scevro da ogni forma di intolleranza razzista. È la storia di una città che nella sua storia ha accolto e ha incluso e che ha sempre saputo arricchire, integrare e rinnovare la sua composizione demografica.

Ed eccoci all’assurdità di un sindaco che questa storia nega, con una serie di prese di posizione e di misure che vanno nella direzione opposta a quella dell’accoglienza e dell’inclusione. Un sindaco disconnesso dalla storia e dalla migliore tradizione della città che deve guidare.

(g. m.)

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