Elton John e l’imbarazzante gigionismo del sindaco di Venezia

CAMILLA SEIBEZZI
Il vibrante imbarazzo destato dalle prime azioni di governo del sindaco di Venezia, trova eco sulle più importanti testate giornalistiche nazionali e internazionali. La notizia più discussa è ancora oggi il ritiro dei libri di favole dagli asili nido e dalle scuole dell’infanzia di Venezia.

Il 15 luglio ne ha parlato Charlotte Eyre su The bookseller, il più autorevole giornale degli editori britannici. Il 16 agosto Elisabetta Povoledo ne ha scritto sulla prima pagina dell’edizione internazionale del New York Times. Ieri Elton John è intervenuto in modo incisivo e determinato, con una condanna che non lascia spazio a dubbi: “La meravigliosa Venezia sta affondando, ma non tanto velocemente quanto il bigotto e bifolco suo primo cittadino”. A seguire, oggi un soliloquio del Sindaco sul suo profilo twitter, in cui si rivolge al cantante rock senza ottenere la benché minima risposta.

Sarà che i tweet sono scritti in italiano con qualche concessione al dialetto, sarà che le espressioni sono di rara ineleganza e il contenuto dei messaggi sembra abitare i bancali di un mercato rionale: “Caro #EltonJohn & compari vari La sfido a donare risorse vere per salvare #Venezia. Passiamo ai fatti, fora i schei (fuori i soldi) #EltonJohn! Il sindaco e la sua incoercibile convinzione che i diritti si comprino e si vendano, volano sui social media. Dall’Inghilterra nessuna replica.

Sul wall twitter del primo cittadino campeggia ancor oggi l’immagine del manifesto di Mika oltraggiato da scritte omofobe. Le interpretazioni possono essere varie, ma il dubbio che l’uomo sia in serie difficoltà è quasi certezza.

In modo maldestro, si fa scudo del cantante per apparire un po’ più liberale. Caparbiamente inadeguato sul fronte dialettico rispetto al suo ruolo istituzionale, continua a rifiutare qualsiasi confronto pubblico riguardo alla sua scelta. Poco importa che i maggiori esperti di psicopedagogia e di letteratura per l’infanzia, sulla base dei risultati degli ultimi trent’anni di ricerca scientifica, si esprimano a favore di un’educazione capace di confrontarsi con le differenze e con la ricchezza del mondo che ci circonda.

Poco importa, perché l’asse attorno a cui ruota l’intera vicenda rifugge la conoscenza e coltiva l’ignoranza. In tal senso colpiscono le ultime dichiarazioni del sindaco che, battendo in ritirata, “limita” ora la censura a due titoli: “Jean a deux mamans” e “Piccolo uovo” (premio Andersen del salone del libro 2012).

Criterio insensato, che il Sindaco stesso è il primo a disattendere, non accorgendosi che, nell’elenco dei 49 albi illustrati, coppie di mamme o dì papà sono presenti in più dei due libri indicati. Settembre è alle porte e i libri sono ancora nei magazzini. I bambini, tutti, torneranno nelle loro classi, ma alcuni di loro avranno perso il diritto di vedersi rappresentati nel rispetto dei loro affetti. La loro storia è stata cancellata, sospesa, è in attesa di giudizio. L’ingiustizia di cui vergognarsi agli occhi dell’infanzia tutta.

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