Brugnaro può cambiare passo. Con le scarpe di sir Elton

A Luigi Brugnaro, che scopre l’enorme difficoltà del suo nuovo mestiere, potremmo semplicemente ricordare il solito, antipatico, ritornello: hai voluto la bicicletta?

Sarebbe infantile e inutilmente provocatorio. Volentieri, invece, nonostante i suoi insulti minacciosi a ytali. e a chi vi scrive (Giuda! tuona un suo tweet), ci prestiamo a un altro gioco, più difficile ma più serio, quello di metterci nei suoi panni. Sì, nei panni del sindaco di Venezia, o nelle sue scarpe, come direbbe nella sua lingua Elton John.

Nervoso, Brugnaro? Sopra le righe? E chi non avrebbe i nervi a fior di pelle, arrivando a Ca’ Farsetti, e scoprendo in Comune una situazione anche peggiore di quella pessima di cui si era discusso nei mesi della gestione prefettizia e nelle settimane della campagna elettorale? E poi, sul suo tavolo, ha trovato una montagna di dossier, veri e propri rompicapo, che tutti i suoi predecessori hanno trovato, proprio come lui prima di lui, dal moto ondoso alle grandi navi, dai vu cumprà alla sicurezza, dal turismo ingestibile ai rapporti con Roma. E in cima a questa montagna il malessere incontenibile di chi dovrebbe operare con lui e per il suo programma: i dipendenti comunali.

Tutta la comprensione del mondo, dunque, anche di fronte alla bufera mediatica che l’accompagna dal suo insediamento; anzi, gli dobbiamo anche la pazienza di aspettare un po’, almeno il tempo perché prenda le misure con la sua seconda vita.

Noi non l’abbiamo votato. Su ytali. abbiamo sostenuto apertamente il suo avversario, Felice Casson, ma abbiamo anche scritto diversi articoli attenti alle ragioni e al percorso di Brugnaro, alcuni tutt’altro che ostili. Adesso, che è a Ca’ Farsetti, non siamo né sorpresi né delusi dal suo operato, in queste prime iniziali settimane di mandato. E siamo anche inclini a pensare che l’uomo abbia le capacità e l’indole per imparare a fare politica in fretta, e a fare il politico, se il caso, anche nel senso più deteriore che ormai ha assunto questa parola.

Invece la nostra delusione è massima rispetto alle aspettative riguardanti il Brugnaro imprenditore, così come si è mosso da quando non lo è più formalmente.
Del dna del leader d’impresa sembra avere soprattutto l’allergia al conflitto e al contraddittorio e, a braccetto, il piglio del comandante in capo indiscusso e prepotente, indifferente all’ascolto. Ma un imprenditore ha, dovrebbe avere, come doti principali un’acuta e fine capacità di autocontrollo, una visione fredda del campo di gioco, quando andare all’attacco, quando conservare la postazione acquisita, quando rischiare e quando difendersi, e anche quando arretrare. Durezza e malleabilità, azzardo e senso del limite, immaginazione e realismo. Un carattere impulsivo ed elettrico si sposa male con gli affari, specie quando ci si muove in una terra ignota.

Il sindaco di Venezia è apparso finora molto emotivo, precipitoso, eccitabile. L’azione che precede il pensiero. Guidasse un’azienda come guida adesso il comune di Venezia, lo schianto sarebbe assicurato. Mettiamo pure, come abbiamo detto, che questo avvenga perché gioca su un terreno nuovo, fuori casa.

Però, a noi colpisce, non so a voi, – in un uomo che come lui ha fatto tanti soldi – l’impertinente disinvoltura con cui quasi intima a Elton John di sganciare il soldo – “fora i schei” – per Venezia. È questa la “cultura” di un uomo del business?
Più che in bocca a un imprenditore di successo, la sua battuta è degna di una lite tra condomini per la riparazione di una tubatura comune, con l’invidia sociale del condomino squattrinato nei confronti quello più benestante.

Come imprenditore, Brugnaro ha girato il mondo, eppure non sembra rendersi conto del posto che ha nel mondo la città che ha l’onore e l’onere di guidare. È come se Marchionne, assumendo il controllo diretto della Ferrari, non si capacitasse che sia costantemente osservata da tutto il mondo in tutto il mondo. Preferisce pensare, il sindaco, che la risonanza delle sue decisioni sia alimentata ad arte da agenti locali, che cospirano contro di lui, noi di ytali. in primis.

Interpellato da un giornale, Paolo Baratta ha diplomaticamente banalizzato e sopito il clamore suscitato dalla polemica Brugnaro-John (“qualsiasi cosa avvenga a Venezia, ha un’eco moltiplicata”). Ma non è una banalità. E già, chi guida una città così dovrebbe saperlo che Venezia è una città così, e dovrebbe considerarla una risorsa incredibile, specie se è un uomo di mondo, come dovrebbe esserlo un capitano d’impresa, “prestato” pro tempore alla politica.

Non ne sembra invece proprio consapevole, Brugnaro, non s’accorge delle possibili ripercussioni delle sue incaute uscite – stigmatizzate dalla stampa estera – per una città che ha uno straordinario bisogno anche di sostegno da parte della comunità internazionale, dentro la quale la componente gay ha oggi la forza di essere rispettata e di far valere le sue ragioni e diritti, ovunque siano messi a repentaglio o scherniti.

Suoi colleghi imprenditori, d’oltreoceano, non solo imprenditori apertamente omosessuali come il leader di Apple, Tim Cook, ma perfino i dirigenti dell’arciconservatrice Walmart, il gigante dei supermercati, hanno stoppato sul nascere, lo scorso febbraio, un’orrenda misura di due stati “a tutela” dei credenti, che avrebbero potuto negare la vendita di prodotti o servizi a persone omosessuali, in nome del loro credo religioso, e hanno ottenuto che i governatori dell’Indiana e dell’Arkansas rivedessero la legislazione, discriminante con i gay, che si apprestavano a varare. Walmart sarebbe arrivata al punto lasciare il suo quartier generale in Arkansas se la misura non fosse stata ritirata.

Un’altra cultura? Un altro paese? La solita strana America? Sarà, certo è che nessun imprenditore vero in America, ma in nessuna parte del mondo, discrimina per razza, età, credo, politica, orientamento sessuale, sia nei confronti dei dipendenti sia nei confronti dei clienti, e si tiene per sé le proprie idee e anche idiosincrasie. In Veneto quanti imprenditori si sono schierati contro le posizioni xenofobe di un certo leghismo che pure, per altri versi, votavano?

Brugnaro può vantare un notevole percorso, da figlio di operaio a imprenditore di successo. Sbaglia, e sbaglia strategicamente, se dell’esperienza di leader d’impresa smarrisce proprio i caratteri che sicuramente devono avergli consentito la sua brillante carriera e ascesa, e che oggi appaiono a dir poco opachi, nel tentativo d’ingraziarsi i settori di elettorato conservatori a cui pure è in debito dei loro voti ma che non possono costituire l’azionariato di maggioranza e dettare la sua agenda, le sue priorità, in una città come Venezia.

Siamo portati a credere che la facilità all’irritazione di un personaggio sovente incline piuttosto al sorriso e alla battuta siano frutto di un malinteso debito verso la destra leghista più che di suoi convincimenti personali e dal suo retroterra professionale. In tal caso, sbaglierebbe doppiamente a reprimersi, perché una città come Venezia non potrà mai essere governata, non si farà mai governare, con il piglio e il repertorio di battute di un Gentilini.

Siamo fiduciosi che Brugnaro possa e voglia cambiare passo, caso mai proprio indossando le scarpe di Elton John.

(g. m.)

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