Brugnaro e la città, tanti contatti ma non c’è contatto

GIUSEPPE SACCA’
Il neo eletto sindaco di Venezia coltiva un contatto continuo con i suoi concittadini grazie a ripetuti sopralluoghi in diverse zone della città, visite a incontri popolari come le sagre rionali che durante l’estate abbondano, a un uso forsennato – seppur in diminuzione – dei social network.

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Del resto uno dei leitmotiv della sua campagna elettorale è stato denunciare la lontananza dai cittadini della politica e dell’amministrazione. Il suo è “un progetto civico aperto ai cittadini” come si legge nell’introduzione del programma di 32 pagine distribuito in tutte le case. E una parte del programma è dedicata proprio alla “partecipazione dei cittadini (…) il cardine del vivere la città”.

Nulla di nuovo, frasi simili si possono trovare in tutti i programmi elettorali, anche di ispirazione conservatrice, ma Brugnaro appena eletto ha istituito i “Tavoli di consultazione”. Averli chiamati “di consultazione” potrebbe apparire un passo indietro rispetto all’obiettivo della partecipazione attiva, ma nel sito del Sindaco sono presentati come una “nuova forma di democrazia partecipativa in cui tra eletti ed elettori lo scambio di idee e informazioni sarà costante e costruttivo. Sindaco, assessori, consiglieri delegati, presidenti di commissione e tecnici si metteranno a disposizione dei cittadini per informarli sull’andamento della propria attività, cercare assieme la soluzione dei problemi su cui il Comune abbia competenza, raccogliere suggerimenti e proposte”.

A fine luglio ne ha attivati tre, in tre differenti luoghi della città, su tre temi quali turismo, sicurezza, urbanistica-ambiente. Assicurata la diretta streaming e un account twitter dedicato, come sempre uno sforzo comunicativo importante. La risposta è stata massiccia: sale gremite, interventi da parte del pubblico.

Ma è vera partecipazione ai processi decisionali?

La letteratura sul tema è vastissima, si potrebbero citare archistar che si sono confrontate con progetti partecipati durante la preparazione dei loro interventi, associazioni che ci lavorano quotidianamente (Labsus, Rena, ecc.), agenzie che se ne occupano professionalmente, per arrivare a strumenti normati dall’Unione Europea coma la VIS (Valutazione d’impatto sociale), strumento che non è limitato ai processi partecipativi ma anche a quelli decisionali.

Chiunque si sia interessato anche superficialmente alla materia, però ben presto si rende conto che i Tavoli voluti dal sindaco Brugnaro non hanno nulla a che vedere con la partecipazione e la democrazia partecipata. I Tavoli non hanno nessun valore amministrativo e non sono nemmeno dotati di regole d’ingaggio, di un calendario definito a monte, di regole di funzionamento, di obiettivi misurabili e quindi non prevedono nessun strumento di valutazione. In attesa di capire se i prossimi appuntamenti annunciati per settembre avranno un format differente, per ora la democrazia partecipata di Brugnaro si sostanzia in incontri nel quale al centro vi è il Sindaco e la sua capacita di parlare con le persone.

Brugnaro prende la parola per più di metà dell’incontro, tratta i temi più diversi anche non attinenti al titolo del Tavolo, chi gli siede accanto, assessori compresi, è derubricato a semplice comprimario. Brugnaro e il popolo, il sindaco e la gente, tutto è imperniato in questa intesa emozionale oggi molto forte e agevolata dal linguaggio del primo cittadino, schietto, mordace, pressoché interamente in dialetto. Uno stile che per ora piace, del resto, nonostante tutto, un passo avanti rispetto al predecessore che mai cercava un rapporto con i concittadini e in caso di incontri pubblici il format prevedeva uno stuolo di relatori che lo attorniavano, proteggevano, schermavano con dotte e importanti relazioni.

Orsoni appariva un professore algido, soporifero – nonostante sia un avvocato di chiara fama – che teneva lezione a concittadini più o meno indisciplinati. La sensazione è di essere passati da una monarchia costituzionale a una monarchia assoluta. Lo stesso sindaco ha ribadito dall’insediamento che “la giunta sono io. Ho tenuto troppe deleghe? Ma non ho solo quelle, ho in mano tutta la giunta. Perché i cittadini hanno votato me!”, una parafrasi del celebre motto “l’état c’est moi”. Non pare ancora arrivato il tempo della democrazia partecipata a Venezia né tanto meno della trasparenza nei processi decisionali, per di più ora che considerare irrilevanti colleghi di giunta e municipalità è un valore per il nuovo sindaco.

E INTANTO A TREVISO…

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