SE IL SACRIFICIO DI UN BAMBINO PUÒ CAMBIARE LA POLITICA DEL REGNO UNITO

ALESSANDRO PASTORE
Come hanno reagito la società e il mondo politico britannico alla pubblicazione della foto del piccolo Aylan Kurdi, morto annegato sulla spiaggia di Bodrum? Si apre forse una nuova stagione per ripensare il ruolo del Regno Unito in Europa senza i condizionamenti dell’UKIP (UK Independence Party)?

Durante un incontro con una commissione esteri del parlamento britannico, all’osservazione di Lia Quartapelle che in Siria erano state usate armi chimiche, le era stato risposto: “sì ok, però una volta sola!”. L’episodio fu raccontato nel giugno del 2014 durante in un dibattito pubblico a Londra con la comunità progressista italiana. Probabilmente da parte dei colleghi inglesi si voleva con una battuta coprire l’atteggiamento attendista del loro governo rispetto alla guerra in Siria. Un atteggiamento condiviso anche con altri governi, con la conseguenza che i paesi che potevano mettersi attorno a un tavolo e decidere come fermare quella guerra, non l’hanno fatto. In particolare, l’Europa non è stata in grado di dare – almeno finora – una risposta corale alla gravissima crisi siriana, o meglio non ha voluto ricercarla dando la precedenza a piccoli calcoli elettorali nazionali.

La foto del corpo del bambino siriano Aylan Kurdi, trascinato a riva dal mare, è stata pubblicata su tutti i giornali europei. In Inghilterra, l’UK Independence Party e, in particolare il suo segretario, Nigel Farage, è apparso in evidente stato di affanno. Quella foto è un atto d’accusa e toglie legittimità agli argomenti su cui questo discusso personaggio ha costruito il suo successo politico. Forse per questo motivo, Farage non ha fatto altro che inviare, in maniera compulsiva, tweet, che meriterebbero di essere tutti tradotti in italiano solo per far capire, una volta per tutte, con che feccia il Movimento 5 stelle si è alleato a Strasburgo.

Davanti alla foto del piccolo Aylan, Farage, in un crescendo delirante, ha scritto: “Dobbiamo stabilire chi è un rifugiato davvero e essere sicuri che non sia un estremista dell’Isis o di un altro gruppo jihadista”; e poi: “L’Europa ha fatto un errore catastrofico. In teoria chiunque metta ora piede sul suolo di uno stato europeo può essere classificato come richiedente asilo”. Per non essere da meno un altro esponente dello stesso partito, che si era candidato alle scorse elezioni nazionali, è arrivato a precisare che “il piccolo è morto perché i genitori erano in cerca della bella vita in Europa”.

Alzare il livello della provocazione è segno della debolezza dei loro argomenti, divenuti ormai inaccettabili per grande parte della società inglese. Ecco allora che, davanti a quelle immagini, il primo ministro conservatore britannico, David Cameron, si è affrettato a dire che il Regno Unito risponderà ai suoi obblighi morali per accogliere il crescente numero di siriani che stanno fuggendo dal loro paese. “Abbiamo il dovere morale di provarci”.

E per dare forza alle parole di Cameron, quasi contemporaneamente, il ministro delle finanze, George Osborne ha annunciato lo stanziamento di un miliardo di sterline per aiutare “questi disperati”, dichiarando anche che non esiste una ricetta già “bella e pronta” per rispondere al problema dei migranti.

È interessante notare che ha usato proprio la parola “migranti”, non quella “rifugiati”. Non sarebbe una brutta idea, a questo punto, capire come la pensino anche gli altri ministri del governo britannico. Ad esempio la ministra degli interni Theresa May che in un editoriale del 29 agosto scorso sul The Sunday Times aveva scritto che un’Europa senza frontiere fa male a tutti, “a parte alle bande di criminali che vendono sogni falsi”. Proprio così aveva scritto: “sogni falsi”.

Kinan Masalmeh un bambino siriano intervistato da Al Jazeera vicino alla stazione ferroviaria di Budapest il suo sogno l’ha espresso molto bene e non suona affatto falso: “per favore aiutate la Siria! La Siria ha bisogno di aiuto, ora! Fermate la guerra e noi non avremo più interesse a venire in Europa!”.

La BBC si chiede se la pubblicazione della foto del piccolo Aylan abbia fatto cambiare atteggiamento verso i migranti non solo nel Regno Unito, ma anche nel resto dell’Europa. Di certo è che Il governo conservatore inglese dopo anni di ambiguità e tentennamenti sul tema dei migranti davanti a quella foto sembra essersi allineato con la maggioranza della sua opinione pubblica lasciando che Farage e compagni si rivelassero per quello che sono.

Il tema dei migranti però è cruciale anche per il destino dell’Europa Unita. Il presidente del parlamento europeo Martin Schulz ha affermato che i paesi dell’Unione “a cui non importa il processo di integrazione europeo hanno impedito il raggiungimento di un accordo integrato a livello europeo per affrontare la crisi dei rifugiati”. Si tratta di un’affermazione forte che richiama alle sue responsabilità anche il governo britannico che sul tema dell’Europa ha tenuto fino ad ora un atteggiamento ambiguo. Anche qui ancora forse per piccoli calcoli elettorali.

Cameron ha accettato presto di presentarsi a Strasburgo per illustrare il suo piano per l’Europa. Chissà se nel preparare il suo intervento si ricorderà delle parole di Winston Churchill, che aveva sognato l’Unione Europea come “ struttura che permetta di vivere in pace, in sicurezza ed in libertà”. Non si può più temporeggiare davanti alle crisi del mondo ma se davvero come dice Cameron si devono “rendere sicuri i paesi da cui queste persone arrivano” allora solo un’Europa forte ed unita lo potrà fare. Davanti a quella foto straziante la società europea risponde in maniera chiara. Sarà in grado di farlo anche la sua classe politica?

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