Leggere “Laudato sì” con le lenti di un ambientalista laico

MARIO SANTI
L’Enciclica Laudato sì – sulla cura della casa comune di Papa Francesco e la necessità di un “cambio di paradigma”. Una lettura del documento papale e la valutazione della sua importanza. La cura del bene comune e la necessità di un cambio di paradigma sullo sviluppo, verso la sostenibilità ambientale e sociale e l’economia circolare.

Gli appunti che seguono servono a introdurre l’Enciclica “Laudato sì – sulla cura della casa comune” e, spero, a motivare qualcuna/o a vedersi con più calma la decina di pagine che le ho dedicato sulla Finestra sulla prevenzione dei rifiuti (1).

Ho scritto quelle pagine – scaricabili dal link riportato in nota (2) – per fornire un servizio a chi, senza volersi lanciare nella lettura di un testo di 192 pagine, volesse però valutarne i principali riferimenti ambientali, che ho cercato di riprendere dal mio punto di vista (3).

Considero Laudato sì un documento davvero importante, per l’apertura sistemica su quelli che per Francesco sono i temi della cura del creato a partire dai diritti degli ultimi, e per l’ambientalismo scientifico (ma anche per lui, credo) sono la valutazione della capacità di carico di un pianeta che ha risorse finite. E della conseguente necessità di superare le trappole dello sviluppo lineare (sia a economia liberista che “pianificata”) per rifondare l’economia su basi circolari e inclusive.

Francesco si rivolge a tutti – laici e credenti – e indica ad entrambi, e anche al mondo politico ed economico globali, la strada per arrestarsi, riflettere e cambiare rotta. E lo fa con una trattazione scientifica, organica e appassionata.

È una voce autorevole che mette a nudo i limiti di una progresso “lineare”.
Ed entra, con argomenti solidi , nel dibattito su questioni come il senso del limite, la sostenibilità (sociale e ambientale), l’economia circolare.
Non sono credente e che non sarà questa Enciclica a “convertirmi”.

Lungi da me quindi una disamina ecclesiale; mi sono limitato a richiamarne alcune parti a mio giudizio ambientalmente e socialmente più interessanti.

I punti che non mi convincono sono quelli (non prevalenti ma diffusamente disseminati nelle 192 pagine e specialmente nei capitoli con uno sguardo più “interno” al mondo cattolico) nei quali la morale tende a fasi “precetto” e ad impartire lezioni di comportamento; sono le parti più discutibili e alla volte inaccettabili, per una certa rigidità difficile da accettare per uno spirito libero e dotato di autonomia di giudizio. Anche se questo papato sta facendo dei passi importanti sulla strada delle aperture (mi colpisce ad esempio la notizia della “facoltà di assolvere per aborto” concessa a tutti i preti per il Giubileo).

Queste diversità di vedute non mi impediscono di ritenere questo documento di grandissima importanza.
Siamo di fronte a una posizione al massimo livello di una Istituzione che in passato (come il testo non nasconde negli accenni autocritici presenti) ha legittimato con i suoi comportamenti e la sua autorità morale e materiale atteggiamenti e pratiche di predazione dell’ambiente e di aggressione agli uomini. Il testo rivela uno sguardo sistemico, scientificamente fondato e appassionato che invita a considerare che la Terra ci viene “affidata” perchè sappiamo curarla e difenderla e conservarla, combattendo le aggressioni cui è sottoposta.

Se dal punto di vista del credente il tema è come l’uomo si prende cura della casa affidatagli da Dio Padre, dal punto di vista scientifico il tema è quello di come gestire la capacità di carico di un pianeta che funziona a cicli chiusi. E la cui sopravvivenza è messa in crisi da una gestione economica “lineare”, incurante dei limiti della risorse.
Con uno stile diverso la lettura nel 2015 della parole di Francesco mi richiama la lettura giovanile dei Limiti dello sviluppo che Aurelio Peccei propose per il club di Roma nel 1972.

Analisi e soluzioni hanno molti punti di contatto: le diversità culturali non impediscono a Fede e Ragione di incontrarsi e arricchirsi.

Al di là delle numerosissime (e documentate) trattazioni di temi di crisi e delle soluzioni possibili richiamate nel testo (alcune ne ho evidenziate nella parti da me riprese) i dati di fondo sono due:

1. una critica al modello di sviluppo. Non a caso prima ho richiamato lo storico testo del 1972 (4). Francesco acquisisce tutte le elaborazione scientifiche del quarantennio successivo e prende atto che sono fallite le soluzioni proposte dall’economia dello sviluppo lineare, sia nella versione liberista che in quella pianificata;

2. il fatto che emerge una sguardo di speranza e di fiducia che richiama all’impegno di ogni essere umano, credente e non. Questo sguardo prende le forme di un atteggiamento personale e collettivo sostenibile, basato sulla difesa del “bene comune”, a partire dai diritti degli ultimi Questa cultura si alimenta del rispetto delle capacità di carico del pianeta e basa le prospettive di sviluppo su un’economia circolare, capace di tornare ad un uso delle risorse che ne rispetti i limiti e li accetti come frontiera in grado di sviluppare la creatività sociale e imprenditoriale dell’uomo. È la prospettiva della “riconversione ecologica e inclusiva dell’economia” come modello per uscire dalla crisi.

Questo documento è quindi un autorevole e potente aiuto per quanti – e non solo nella Chiesa, ma nella politica e nella società – si battono per un mondo più giusto e sostenibile.
Che non si tratti di vuote parole ma di indirizzi molto seri e circostanziati, che aspettano di essere accolti e “messi in pratica” da chi – nel mondo della politica e dell’economia – ha la possibilità e il compito di farlo, lo dimostrano gli interventi di Francesco quando viene chiamato a pronunciarsi su temi specifici.

Solo per portare un esempio cito il suo autorevole intervento in occasione dell’inaugurazione dei Expo 2015, con il quale ha invitato a non considerare gli effetti ma a curare le cause della povertà, andando alla “radice di tutti i mali” – l’inequità, e affermando la necessità di non dare priorità alla autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria ma ad una politica capace di affermare il bene comune.

(1)Una rubrica quindicinale che curo per la news letter del portale ambientale RifiutiLab, segnalando le novità normative, commentando buone pratiche e proponendo riflessioni sul tema della prevenzione dei rifiuti.

(2) http://www.rifiutilab.it/dettaglio_doc.asp?id=4352&menuindex=

(3) Mi permetto anche di consigliare a tutte/i almeno di aprire il link di nota 1 del testo sulla Finestra sulla prevenzione dei rifiuti, e scorrerne indice e testo, per poter almeno farsi un’idea della vastità dello sguardo.

(4) Donella H. Meadows, Dennis L. Meadows; Jørgen Randers; William W. Behrens III, The Limits to Growth, 1972. (traduzione italiana: Donella H. Meadows, Dennis L. Meadows; Jørgen Randers; William W. Behrens III, I limiti dello sviluppo, 1972.)

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