Francesco e Obama, storia di imperi paralleli

In occasione della visita apostolica negli Usa di papa Francesco, è ripubblicato e distribuito dal Corriere della Sera il libro, aggiornato, di Massimo Franco, “Imperi paralleli”, che ripercorre due secoli di relazioni tra Washington e Santa Sede. Riproponiamo ai lettori di ytali la recensione di Massimo Faggioli pubblicata dal quotidiano Europa.

MASSIMO FAGGIOLI
Massimo Franco, che (del 2005, tradotto negli Stati Uniti nel 2008) aveva già avuto modo di mostrare in Imperi paralleli il suo interesse per una visione comparata della funzione geopolitica ricoperta dal cattolicesimo mondiale e dagli Stati Uniti, fornisce alcune risposte alle molte domande poste dal primo quinquennio del pontificato di Benedetto XVI nel suo appena uscito C’era una volta un Vaticano. Perché la Chiesa sta perdendo peso in Occidente (Mondadori, 180 pp.)

Subito all’inizio del libro, Franco pone la questione di fondo per la comprensione dell’oggetto, ovvero il rapporto tra Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. La tesi di Franco è che, sebbene il “pontificato carismatico” di Karol Wojtyla non abbia prodotto la crisi attuale del cattolicesimo, ne ha per lungo tempo velato le reali dimensioni grazie ad un protagonismo personale che il successore, Joseph Ratzinger, non può e non intende riprodurre. Questa tesi, parzialmente a discarico del pontefice attualmente regnante, non esime Franco dall’investigare le responsabilità del Vaticano governato da Benedetto XVI.

Un primo ambito di crisi non interamente ereditato dal predecessore è quello della diplomazia vaticana e della perdita di peso della chiesa cattolica sul piano internazionale. Lo “spirito del tempo” costringe la chiesa a nuotare controcorrente, ma le difficoltà vengono amplificate da una macchina vaticana, e specialmente da un segretario di Stato come Bertone, che esce dal libro come uno dei principali responsabili della debolezza dell’istituzione dal punto di vista pubblico, politico e diplomatico. Franco arriva a definire lo stato di crisi della macchina vaticana come l’equivalente della «fine della prima repubblica» nella storia dell’Italia contemporanea: un’istituzione ecclesiastica che, nel suo centro romano e vaticano, rischia la decadenza e l’irrilevanza non come conseguenza dei suoi umanissimi peccati, ma come salario delle sue mediocrità da capufficio. In secondo luogo, è evidente la paralisi del rapporto tra chiesa italiana e chiesa vaticana nel passaggio tra la gestione dell’era Ruini e l’era Bertone: una paralisi che viene addebitata al secondo più che al primo, sebbene a Ruini si debba in buona parte la condizione attuale del cattolicesimo italiano come di un soggetto «senza casa» dal punto di vista politico.

Infine, è evidente lo stato di confusione della macchina comunicativa del pontificato di Benedetto XVI, se si scorre l’impressionante serie di incidenti prodotta da quella che l’autore chiama «la fabbrica delle gaffe».

Anche in questo libro il parallelo tra Vaticano e Stati Uniti è una chiave di lettura degna di attenzione. L’elezione di Obama aveva suscitato sentimenti contrastanti tra i leader del cattolicesimo mondiale – le apprensioni dei vescovi cattolici americani per l’agenda sociale di Obama e le speranze della diplomazia vaticana per una politica internazionale post-Bush – ma in questi ultimi due anni il rapporto tra Obama e Benedetto XVI non ha trovato una geometria diversa dalla triangolazione – quella che Franco definisce «divisione del lavoro» tra vescovi americani (su aborto, bioetica, matrimonio omosessuale) e Vaticano (per una politica internazionale americana meno aggressiva). Più chiaro invece risulta il parallelismo tra le due potenze quanto alla progressiva incapacità di far valere la loro visione del mondo: per gli Stati Uniti a causa di un peccato di hybris (militare quanto economica) impossibile da sostenere di fronte alle potenze emergenti dell’Asia; per il Vaticano a causa di una «cultura dell’infallibilità» che premia la continuità dell’istituzione sul cambiamento, l’insularità dei decisori rispetto alla trasparenza e al principio di responsabilità. Il declino parallelo di Stati Uniti e Vaticano come imperi culturali ha ragioni epocali: da questo punto di vista Obama e Benedetto XVI sono figure simili e tragiche, con la differenza che il primo non ha trascorso venticinque anni come principale consigliere del suo predecessore.

Altro elemento simile nella crisi tra Stati Uniti e Vaticano è il fattore geopolitico. Uno dei fenomeni che spinge la chiesa verso i margini del fenomeno cristiano mondiale è la crescita del cosiddetto “global south”, cioè lo spostamento del baricentro demografico del cristianesimo dall’Europa e dal Nordamerica verso l’Africa e l’America Latina. Questo fatto storico è una delle chiavi di lettura dell’appello di Benedetto XVI a far vivere la chiesa grazie alle «minoranze creative»: al contrario di quello che pensano i trionfalisti estimatori del papa, il pensiero ratzingeriano è un pensiero sulla decadenza storica del cattolicesimo. Che si sia d’accordo o meno con questa visione, difficilmente opinabili sono i dati di fondo: un cattolicesimo demograficamente e religiosamente esangue in Europa; la necessità per la chiesa di Roma di unirsi in Europa con le chiese orientali in un “cartello cattolico-ortodosso” contro il secolarismo; la crisi epocale dello scandalo degli abusi sessuali commessi dal clero cattolico; il numero delle vocazioni sacerdotali, che spinge ad abbassare gli standard di maturità culturale e psicologica dei seminaristi.

Franco non suggerisce per il futuro del cattolicesimo una visione apocalittica, essendo l’apocalittica un pensiero desiderante la fine che predice. Ma alcuni elementi di giudizio emergono chiari dal libro, che è una guida al Vaticano di Joseph Ratzinger utile e ormai rara nel suo genere: basti vedere la crescente influenza nel mondo di Internet dei blog cattolici, alcuni dei quali rivaleggiano coi talebani quanto ad apertura mentale. Di quel pamphlettismo cattolico post-moderno risulta ancora più evidente il tenore ideologico, quando si può leggere un acuto osservatore delle cose di chiesa come Massimo Franco, che unisce allo studio del mondo vaticano una visione storica e geopolitica di ampio respiro.
@MassimoFaggioli

La sciatica profetica di Bergoglio. Il Papa che l’Impero non voleva di Massimo Franco

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