Il magnetismo di Amália, regina “democratica” del fado

FRANCISCO DE ALMEIDA DIAS
Considerata la più grande voce del fado, Amália Rodrigues (1920-1999) ha portato il nome del suo paese in tutto il mondo, avendo il merito di rendere internazionale la musica portoghese. Ma non solo. A partire degli anni Sessanta e in collaborazione con grandi musicisti, tra i quali Alain Oulman (1928-1990), ha operato un cambiamento dall’interno nel fado, introducendo i grandi poeti della sua lingua in un genere musicale che era tradizionalmente popolare. Attraverso la sua voce si è messa in atto una vera e propria democratizzazione della grande cultura letteraria lusitana.

Amália e Alain Oullman (1)

Regina del fado, a lei sono state attribuite tutte le avventure e tutti gli amori – anche quello con Umberto II d’Italia, esiliato in Portogallo, che Amália conobbe a Cascais a metà degli anni Cinquanta e che si è sempre dichiarato un suo fervido ammiratore. Stimolando l’immaginario dell’intero Portogallo e di tutti i paesi dov’è stata, la fadista ha spesso perso l’accento sulla A di mezzo (Amalia – i costi della internazionalizzazione) e ha visto spesso il suo cognome storpiato in versione spagnoleggiante, con la Z finale; in compenso, ha guadagnato l’epiteto di “Ambasciatrice dell’anima portoghese”.

La rappresentante di un paese che, sintomaticamente, celebra nel suo giorno nazionale non una battaglia o un trattato, ma il principe dei poeti, Camões. La regalità e la poesia del piccolo rettangolo nell’estremo ovest dell’Europa attraverso la voce, la bellissima presenza, il magnetismo di Amália.

Nata popolana nel vecchio quartiere di Alfama, da una famiglia povera ma onorata, che non ha visto proprio di buon occhio che la ragazza facesse ingresso nel mondo degli artisti – all’epoca sinonimo di vita di perdizione – Amália è stata immediatamente notata a Lisbona: non solo aveva una voce potente, tutta proiettata verso l’esterno, generosamente aperta e colorata di toni caldi; era anche una bellissima mora dagli occhi brillanti e una chioma folta che danzava, mentre il sentimento le agitava il corpo.

Quello che poco dopo è uscito fuori, è che era dotata, oltre tutto, di un’intuizione e di un’intelligenza che le hanno sempre fatto scegliere la musica giusta, il vestito giusto, le compagnie giuste, il pubblico giusto.

Velocemente, dalle casas de fado è passata al teatro, e da lì al cinema – e da un film francese, Les Amants du Tage (di Henri Verneuil, 1955) è passata al mondo intero. La scena in cui canta Barco Negro è delle sue apparizioni più vertiginose. Amália semichiude gli occhi e urla «são looooooucas»… Sono pazze le anziane che dicono che il suo amore non torna più, che la sua vita è finita.

Barco Negro, uno dei più grandi successi della fadista, può tra l’altro essere considerato simbolicamente come momento centrale e determinante dei cambiamenti che poi ha attraversato.

Da una parte, la carriera internazionale di Amália, che inizia dalla Francia e si estende per l’Europa, America, Asia (all’inizio degli anni Settanta, tutta l’Italia la voleva, in una vera “follia per la Rodrigues”). Dall’altra testimonia anche uno dei suoi primi incontri con la grande poesia – nello specifico quella di David Mourão-Ferreira (1927-1996) – fenomeno che si manifesterà con tutta la sua potenza nella decade dei Sessanta.

Piccolo dettaglio interessante, Barco Negro nasce come “Mãe preta”, composta dai brasiliani Caco Velho e Piratini e proibita dalla censura salazarista, perché raccontava la storia di una schiava nera che addormentava il figlio del padrone, mentre il suo era bastonato. Ironico è pensare che questo tema musicale correrà il mondo rappresentando la musica del paese di cui Salazar sarebbe ancora per quasi vent’anni signore e padrone, grazie alle parole di un poeta, che è stato anche uno degli amici più intimi di Amália, nonché uno dei suoi collaboratori più frequenti.

Si tratta, in questo caso, di un poeta di valore riconosciuto che fa occasionalmente il paroliere, cioè, che presta la sua arte ad una musica già costruita. La rivoluzione che Amália opererà insieme al musicista di origine francese Alain Oulman (1928-1990) è, però, di senso opposto.

Per la prima volta Amália trova un musicista “specializzato” nella sua voce, che la capisce profondamente e che lavora insieme a lei. A partire del 1962, quando è pubblicato l’album Busto, il pubblico comincerà ad ascoltare, con stupore, delle nuove musicalità, inventate su misura perché la voce di Amália possa infine vibrare in tutta la sua larga estensione.

Il dubbio che assale subito le persone abituate alla struttura stretta del fado classico è confermato quando, in simultanea, la nuova musica porta anche parole diverse, quelle dei grandi poeti.

Scandalo e dibattiti a livello nazionale creano, tre anni dopo, l’album Amália canta Luís de Camões. Come osa una cantante popolare cantare i sonetti del Petrarca portoghese? Camões (1524-1580), che sembrava destinato alla polvere delle biblioteche o alla dissezione tecnica degli accademici, ad un tratto è canticchiato per le strade. Amália lo ha dissacrato o – come ha detto il poeta Pedro Homem de Mello (1904-1984) riguardo alla sua stessa poesia nella voce della fadista – “lo ha elevato all’altezza più grande: al popolo”?

Sono stati moltissimi i poeti suoi contemporanei con cui Amália ha convissuto, oltre ai già citati. Tale fu il caso del grande surrealista Alexandre O’Neill (1924-1986), che oltre ad avere regalato alla cantante uno dei suoi successi più duraturi, Gaivota, è autore di “Verde pino, verde mastro”, poesia delicatissima di assonanza trobadorica, ricollegando il canto amaliano alla ricca tradizione letteraria del medioevo portoghese; ma anche della divertente Formiga Bossa Nossa, che facendo l’occhiolino, sia nel ritmo che nel titolo, alla musica di espressione portoghese d’oltreatlantico, la Bossa Nova brasiliana, rivela un’altra dimensione importante di Amália – il suo grande senso dell’umorismo.

locandina_19_ottobre

Degli autori citati, ma anche di Cecília Meireles (1901-1964), José Régio (1901-1969), Manuel Alegre (n.1936) e Ary dos Santos (1937-1984) si parlerà all’Università della Tuscia, lunedì prossimo, 19 ottobre, alle 11, nell’ambito dei corsi di “Letterature e Culture dei Paesi di Lingua Portoghese”, a cura della professoressa Cristina Rosa (Dipartimento di studi linguistico-letterari, storico-filosofici e giuridici). La presentazione si concluderà con una chicca: la poesia che Amália stessa scriveva e che costituisce forse un aspetto meno noto della sua personalità artistica.

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