Uomini e donne, qualcosa è cambiato? Poco, troppo poco

MARIA LUISA SEMI

Mai generalizzare, ovvio. Tuttavia…

Codice civile, leggi varie hanno ormai decretato (ma non del tutto) che le donne non sono uno strano genere, ma persone. Vediamo, però, che cosa in realtà accade nel quotidiano.

Ad alti livelli leggiamo che molte – o alcune forse – donne hanno raggiunto il massimo del possibile: sono donne la Cancelliera tedesca, la presidente del FMI, Hillary Clinton (e forse farà ancora più). Pertanto sembrerebbe che la cosiddetta parità sia stata raggiunta.

Non è così. Analizziamo, o verifichiamo la vita di tutti i giorni. Pacifico che la donna che lavora fa, in realtà, due lavori; e se non ha una corte di colf o badanti, la vita è dura.

Nelle coppie giovani, non sempre, ma talvolta uomo e donna sono intercambiabili. In quelle anziane o di mezza età la situazione è molto, molto diversa.

Piccole cose, si fa per dire. Stirare: mai visto un uomo stirarsi la camicia o le lenzuola uscite dalla lavatrice.

Fare la spesa: qua si va sul divertente. Non si sa perché un uomo è disponibile ad acquistare la frutta, mentre l’acquisto della verdura è riservato alla donna. L’uomo acquista volentieri – quando lo fa – il pesce, con aria di intenditore; ma un petto di pollo, una bistecca, uno spezzatino, no; riserva femminile. Cucinare: un piatto specifico viene cotto dall’uomo perché quasi opera d’artista; una banale pasta al pomodoro, un risotto di funghi e altro sono riserve femminili.

Pulizia e ordine in casa: l’uomo dirà che sono cose di poco valore, che quasi non sono necessarie – rifare il letto, perché mai? Ma, se non risultano fatte, chi se ne deve occupare? Lei, ovviamente.

Orari: è logico che l’uomo, conclusa la giornata di lavoro, si trattenga con gli amici per fare due chiacchiere, per l’aperitivo, per fare due passi. Ma non è logico, anzi quasi colpevole per la donna, che deve ritornare a casa dove l’aspettano la cena, l’apparecchiare la tavola, prima le eventuali ultime spesette (manca il sale, manca l’olio… oddio), la verifica dei compiti dei figli (ma la matematica è riservata al maschietto, che sbuffa “possibile che di matematica non capisci niente?”), lo sparecchiare… e altro perché quel poverino ha lavorato tutto il giorno.

Certo, se queste banali considerazioni si fanno a un uomo, e se gli si chiede l’opinione sulle brave che sono riuscite a fare carriera, si dirà favorevole e anzi ne tesserà elogi. Ma per le donne degli altri, non per la propria che, se “gli fa mancare qualcosa” è una incapace a gestirsi, se non una fannullona.

Argomento figli. Gravidanza, parto e allattamento al seno sono evidentemente prerogative femminili – a parte il fatto che se gli uomini dovessero partorire, esisterebbero soltanto figli unici: dopo una volta…

Ma se ai piccoli viene dato il biberon, quanti uomini vediamo alla preventiva pulizia del sederino, al verificare se la tettarella del biberon ha il buchino giusto, se il latte è troppo caldo o freddo?

L’accompagnamento al nido e la verifica dell’adattamento del piccolo, la pulizia di mani, scarpe, cappotto?

Ecco, questo, ma molto altro ancora costituisce la vita quotidiana delle donne. Ripeto, alcune, nonostante tutto hanno potuto raggiungere livelli altissimi di professionalità, ma quante sono in percentuale? E le altre, quelle cosiddette “normali”?

È, come spesso accade nella nostra e in altre società, una questione culturale e di costume, e non per nulla oggi vediamo – fra i giovani – padri che spingono il passeggino, compagni che sparecchiano, uomini (pochi) che fanno andare lavatrice e lavastoviglie. Ma sempre pochi, molto pochi. La quotidianità è riservata alle donne.

D’altronde – e i media dettano legge – siamo quotidianamente assaliti da spot televisivi, nei quali la brava compagna che cosa fa? Usa il detersivo che protegge la lavatrice dal calcare, usa l’olio che fa bene al cuore /colesterolo, usa, usa, usa…sempre lei, preparando la colazione del mattino a tutta la famiglia; e mica in vestaglia e pantofole, no, bella vestita, truccata e, naturalmente col sorriso sulle labbra. Perché questo è amore.

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