Vendere e vedere. Il caso Venezia

RICCARDO CALDURA*
La questione è così icastica nella sua formula: “prima di morire guardando il quadro, vendo il quadro”, che è difficile sfuggirvi, e non assentire di primo acchito alla ruvida provocazione del sindaco del capoluogo veneto. Considerando che l’eventuale importo andrebbe poi a risanare biblioteche o scuole a pezzi, o ad aiutare le famiglie più bisognose. Detto in sintesi: per salvare Venezia si devono innanzitutto salvare i veneziani.

Non è il caso di entrare nel merito se si possa o meno alienare effettivamente il patrimonio per sanare la spesa corrente; è già stato osservato che se questo fosse possibile, risanare il bilancio della Capitale sarebbe molto semplice. E d’altro canto si potrebbe nondimeno osservare che proprio il comune di Venezia, negli anni passati, altra amministrazione (non fucsia), attraverso il processo delle cartolarizzazioni aveva messo in vendita rilevanti beni immobili, ad esempio l’ex-prestigiosa sede dell’Archivio Storico della Biennale (Asac), Cà Corner della Regina, ora di proprietà della Fondazione Prada. Per non parlare del capitolo isole della Laguna.

In realtà la vendita di beni pubblici, e di altissima qualità, non è una novità a Venezia, novità è che la proposta tocchi due dipinti, di particolare pregio, di una grande collezione pubblica. Uno dei quali, anche questo è già stato fatto notare, forse il più famoso dei due (la Giuditta di Klimt), venne acquistato dal Comune alla Biennale del 1910, e dunque non risulterebbe così legato ad una sorta di continuità ambiental-culturale con la Serenissima e con le sue straordinarie matrici artistiche, che non verrebbero certo toccate, come afferma il sindaco stesso, da ipotesi di cessione.

Per un momento ci si potrebbe anche divertire ed allargare ulteriormente la questione osservando che scandalizzarsi per una proposta di vendita in una città di grandi mercanti (e ladri, vedi la celeberrima quadriga di San Marco), rischia di suonare un po’ schizzinoso. In fondo, che la città di Pantalone scucia una qualche parte del suo ingentissimo patrimonio per aiutare la gente comune potrebbe anche rappresentare un significativo cambio di passo, quasi un passaggio simbolico. E forse è solo l’attuale politically correct che ci fa togliere la mano dalle tasche, dove per un momento stavamo cercando qualcosa, per alzare l’indice della dovuta indignazione. Fermi di nuovo nell’opinione che il patrimonio culturale va mantenuto, che nulla può essere considerato superfluo.

Superfluo? Era questo in fondo che stavamo pensando, assentendo alla proposta del sindaco: possiamo, in condizioni di necessità, liberarci del superfluo. Chi di noi non potrebbe trovarsi costretto a cedere qualcosa di quel che ha, e a cui pur tiene, per aiutare i figli, i nipoti, il coniuge, o se medesimo qualora fosse in difficoltà? E probabilmente cominceremo proprio da quel che è appeso alle pareti, ammesso si abbia alle pareti qualcosa da proporre, perché l’arte, e in particolare quella visiva, di solito è l’ultima che arriva in una casa, e ci rendiamo ora conto che forse proprio per questo è la prima che potrebbe andarsene. L’arte, a ben considerare, è davvero superflua, spesso legata ad un piacere contemplativo senza scopo. Sì, vendiamo pure e, se proprio si deve, è giusto cominciare da autori stranieri. Così si starebbe al passo con i tempi.

Reset, cerco il tasto per resettare quel che ho appena scritto, ma mi chiedo se, anche eliminando quelle parole, potrei negare di averle comunque pensate. Non credo, e tanto vale accettarle e accettare quel che non è facile da digerire: cioè che l’arte sia un lusso, qualcosa che, nelle distrette, si può cedere, magari un po’ vergognandosi, ma sempre meglio sopravvivere che morire. Poi mi guardo intorno, gli edifici che si affacciano su questo campo veneziano, la chiesa nella quale entro un po’ casualmente mentre delle persone recitano una preghiera attendendo la funzione serale. Provo a non disturbare, ma quella pala di altare, sia pure se di dimensioni relativamente contenute, è pur sempre un bellissimo Tiepolo e rappresenta il martirio di Santa Lucia. Una chiesa delle decine e decine di chiese che vi sono a Venezia, e pressoché in ognuna vi si possono trovare delle straordinarie testimonianze d’arte. Mi chiedo se i mercanti (e ladri) che hanno reso grande questa città avessero avuto un’idea chiara di ciò che è superfluo e di ciò che è necessario. Probabilmente no, considerando questa incredibile ricchezza e bellezza che mi circonda. Cioè se applicassi il principio “meglio vendere che morire”, cosa resterebbe della vita di questa città? Di questo mio poter alzare gli occhi e guardare quel che ho attorno? Anche questa esperienza, mia e di altri milioni di persone all’anno, è non meno concreta di un bilancio municipale in difficoltà, ma se la questione per risolvere quest’ultimo fosse inserirvi le voci “superfluo” e “necessario”, includendo nella prima l’arte, cosa resterebbe da vedere? Già immagino la risposta: moltissimo, così tanto che quasi quasi non se ne accorgerebbe nessuno di quelle due cessioni, o di eventuali altre. Perché una volta aperta questa possibilità quali sarebbero i criteri per la limitazione delle vendite? Una volta posta la questione superfluo/necessario è difficile uscirne. Ed è forse questo il vero tema che riguarda la querelle veneziana: quale è la nozione di “sopravvivenza” che al giorno d’oggi intendiamo mettere in campo parlando di ciò che è necessario e di ciò che è superfluo? Quasi quasi chiudo qui e schiaccio il tasto invio del dispositivo mobile di cui non saprei più fare a meno.

riccardo
*Docente di Fenomenologia delle arti contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Venezia

SUL TEMA ABBIAMO ANCHE PUBBLICATO:
Signor sindaco, quando un ottovolante in piazza San Marco?
di Gianfranco Munerotto
Klimt in vendita? Non è tabu, ma per far cassa c’è una via più semplice
di Massimo Donà
Venezia e l’importanza di conservare il futuro
di Chiara Bertola

Di prossima pubblicazione gli interventi di Pieralvise Zorzi, Luca Pes e Chiara Casarin

Una risposta a “Vendere e vedere. Il caso Venezia

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...