Bibi Netanyahu, chiamate un dottore

Condividiamo, anche ripubblicandolo, l’editoriale di UGO TRAMBALLI, pubblicato dal Sole 24 Ore a commento delle ultime, sconcertanti, esternazioni del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Cosa si può dire di un primo ministro che anziché confrontarsi, scontrarsi ed eventualmente negoziare una pace con l’avversario, lo trasforma in un problema psicoanalitico? Perché è una nevrosi, non più una questione politica, militare e di sicurezza, quella di Bibi Netanyahu e della destra estrema che oggi governa Israele, verso i palestinesi.

Il giorno prima, davanti a un Ban Ki-moon costernato, il premier israeliano aveva detto che il problema di questa nuova rivolta giovanile palestinese non sono le colonie ebraiche nei territori occupati né la strisciante annessione israeliana della parte araba di Gerusalemme, ma la volontà dei palestinesi di distruggere Israele. E Abu Mazen è il primo a voler eliminare lo stato ebraico e a pensarla come Isis e al Qaida. Era l’evidente tentativo di dare un mandante a questo nuovo e incerto tentativo d’Intifada.

Il governo israeliano non può concepire di avere a che fare con una rivolta spontanea, che la causa primaria sia l’occupazione ininterrotta da 48 anni, quasi mezzo secolo, e senza soluzione di continuità all’orizzonte. Ha bisogno di un colpevole politico: Hamas non basta, anche l’Autorità palestinese di Ramallah si trasforma nel mestatore e nella guida di questa rivolta. Ma non bastava nemmeno questo.

E così Bibi Netanyahu, davanti al Congresso sionistico mondiale ancora più attonito del segretario generale Onu il giorno prima, riscrive la storia dell’Olocausto. Hitler non voleva massacrare gli ebrei, desiderava solo espellerli (il semplice scriverne fa accapponare la pelle anche di chi è costretto a riportare per motivi di cronaca le dichiarazioni di Bibi). Fu Haj Amin al-Husseini, l’allora Gran Muftì di Gerusalemme, a convincerlo della necessità della soluzione finale. E alla fine Hitler acconsentì.

Che il Gran Muftì fosse persona malvagia è provato dalla storia; che, potendolo, avrebbe sterminato gli ebrei di Palestina, anche. Ma che una insignificante personalità religiosa e politica di una insignificante regione nel quadrante strategico della II Guerra mondiale, potesse far cambiare idea a Hitler; che potesse cioè fare quello che non riusciva nemmeno ai generali tedeschi sui campi di battaglia, è ridicolo.

Ma è anche ridicolo starne a discutere e dedicare tempo al Gran Muftì. Pagine e pagine di storia, documenti provati, il Mein Kampf raccontano come fu pensata, preparata ed eseguita la Shoah. Se Netanyahu ha deciso di distorcere la storia, insultando per primo il popolo ebraico, è per la nevrosi della quale lui e la destra estrema israeliana ora al governo, sono gravemente malati. Pur di incolpare i palestinesi, per poter realizzare la loro pulizia etnica araba in nome di una Grande Israele, Netanyahu e i suoi sono diventati dei negazionisti della loro stessa storia.

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