Dentro la Biennale, ma da lontano. Con Google

LUNA MOLTEDO
Presentata, stamane, la collaborazione tra la Biennale di Venezia e Google Cultural Institute. Arte e Tecnologia al MiBACT. Erano presenti Amit Sood, direttore del Google Cultural Institute, Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia, il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini.

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Reale e virtuale: unire arte e tecnologia. Per rendere la prima più fruibile attraverso la seconda. È questo l’obiettivo del progetto di collaborazione tra Google Cultural Institute e la Biennale di Venezia presentato questa mattina al ministero dei Beni Culturali.

Un esperimento che sicuramente avrà successo. Sia perché ormai viviamo in una realtà anche virtuale e quindi l’arte non può mancare sia perché Google e la Biennale di Venezia sono una garanzia di qualità.

“Mettere a disposizione l’informazione in rete, sottrae visitatori o aiuta la crescita del turismo?”. S’interroga Dario Franceschini, ministro dei Beni Culturali. “Secondo me – commenta – l’incrocio tra tecnologia e istituzioni culturali è molto importante e penso che faccia aumentare la voglia di andare a visitare i posti”.

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Già alcuni anni fa era stato creato art project quando un piccolo gruppo di googlers appassionati di arte ha iniziato a pensare a come usare la tecnologia per rendere i musei più accessibili.

Da lì si sono sviluppate tutte le intuizioni successive. Google, fin’ora, ha sempre dimostrato di avere la ricetta giusta per assecondare delle intuizioni che poi sono diventate la norma per tutti.

“Avere un ricco patrimonio culturale su un sito, fornito da istituzioni museali di primo ordine in tutto il mondo è un modo per la gente di esplorare e comprendere l’arte e la storia” afferma Amit Sood ingegnere di origine indiana e direttore di questo maxi museo – archivio virtuale, se così si può definire, che è il Google Cultural Institute.

“Stiamo sperimentando – prosegue Sood – nuovi linguaggi, come il 3D, che possono incrementare l’esperienza sensoriale del pubblico con l’arte”.

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Ed è proprio la Google Cardboard la novità. È un visore sviluppato da Google e reso open source che consente di vivere esperienze di realtà virtuale a costi estremamente economici. Attraverso Cardboard si possono esplorare palazzi storici, librarsi in volo sulle mappe di Google Earth o trasformare la propria galleria di video in una sala cinematografica multi-schermo. Chi non potrà andare a vedere la Biennale di Venezia, potrà visitarla virtualmente su Google.

“La Biennale è un’istituzione – ha affermato il presidente Baratta – che deve favorire l’accesso all’arte e Google fa esplodere l’accesso a livelli mondiali e lo fa gratuitamente: quello che potrebbe sembrare un accordo tra acqua santa e diavolo è in realtà a un’apertura alle tecnologie contemporanee che permettono anche l’avanzamento della diffusione della conoscenza dell’arte”.

Attraverso le nuove tecnologie multimediali è possibile un nuovo approccio alla comprensione del patrimonio artistico. Inoltre le nuove tecnologie per la comunicazione del patrimonio artistico e archeologico possono dare slancio anche all’economia se vengono utilizzate in modo intelligente e lungimirante. Sono una grande risorsa. Il progetto che vede protagonisti la Biennale di Venezia e Google Cultural Institute può essere l’inizio di una lunga serie di sfide.

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