Giù le mani dalla testa del papa

GUIDO MOLTEDO
E intanto la “notizia” ha fatto il giro del mondo. Quale “notizia”? La “notizia” – il testo subliminale, quello che conta – è che il papa non ci sta con la testa. Il capo della sala stampa vaticana, l’ottimo padre Federico Lombardi, è stato tempestivo, categorico e convincente nello smentire che Francesco abbia un tumore al cervello.

“Posso confermare che il Papa gode di buona salute. Confermo completamente la smentita che ho già fatto. Lo faccio dopo le verifiche con le fonti opportune, compreso il Santo Padre”. Ma, trattandosi del pontefice, la bufala diffusa dai giornali del consorzio editoriale Quotidiano nazionale (Resto del Carlino, la Nazione, Il Giorno) farà molta strada, e solo in parte potrà essere cancellata dalla nota di padre Lombardi. Qualcosa resterà appiccicato. Così, quando il papa dirà o farà qualcosa – come ha già detto e fatto – di clamoroso, sarà d’ora in poi facile insinuare che il suo cervello fa capricci.

Un giallo, è stata definita la vicenda. Ma che giallo e giallo, il giallo è la fabbricazione della polpetta avvelenata, un’operazione tesa e delegittimare il capo della chiesa cattolica, un papa che sta toccando troppi tasti scomodi perché qualcuno non si metta all’opera per farlo fuori.

Francesco, che ha un passato in un paese chiamato Argentina, è sopravvissuto ai generali, sa come difendersi. Dacché è papa, ha saputo anche come prevenire i più che probabili attacchi: da quelli tesi a farlo letteralmente fuori (di qui la decisione di vivere a Santa Marta, di mangiare sempre in compagnia, di servirsi da solo al self service, di cambiare sempre posto a tavola) fino a quelli più insidiosi e pericolosi, gli attacchi che puntano a delegittimarlo, a minarne l’autorità e l’autorevolezza. Fino al punto di insinuare che stia mal messo, molto più di quanto non sia (non ha precisamente una salute di ferro, e si sa). Ma adesso l’offensiva registra un’escalation, si arriva a “sparare” la rivelazione di un tumore alla testa. E malignamente si specifica che il tumore è “benigno”. Come dire: non muore, ma è in condizioni che ne invalidano la tenuta e, dunque, la leadership.

Il gruppo editoriale che costruisce quest’operazione ha avuto in passato direttori e commentatori piduisti, ha avuto simpatie per la destra estrema, chi non ricorda il petroliere Attilio Monti, l’editore del Carlino e della Nazione, il grifagno arcinemico delle giunte rosse che dava fiato agli umori più beceri della borghesia conservatrice e retriva, al cattolicesimo più oscurantista in città come Bologna e Firenze e regioni come l’Emilia e la Toscana. Quella gloriosa tradizione si perpetua.

L’attuale direttore editoriale del consorzio, dal 2014, è Bruno Vespa. Scusate, ma non è lo stesso che ha affettuosamente ospitato nel suo salotto i Casamonica?

Fare equazioni e collegamenti tra diverse vicende può essere arbitrario, ma a volte ci si azzecca.

A Roma è in pieno movimento la macchina del fango. Prima Marino, adesso Francesco. È lo stesso fronte che fa la guerra al sindaco e al papa. Due personaggi, che in modo diverso, per obiettivi diversi, da postazioni diverse, hanno dato battaglia allo stesso grumo di potere che ha reso Roma quella che è, di qua e al di là del Tevere. Per una lunga fase sono stati anche alleati, Marino e Francesco, si dice che il sindaco avesse perfino il privilegio di poterlo chiamare al cellulare personale.

Poi, sappiamo che il sodalizio non ha retto alla campagna anti-Marino, anche per una serie di ingenuità di Marino, imperdonabili per il vecchio gesuita, anche perché lo coinvolgevano direttamente. Il sindaco non conosce, ma il papa sì, la regola aurea della politica: quando sei circondato, non tirare dentro il tuo campo il tuo principale alleato, che così fatalmente finisce anche lui sotto assedio.

Errori tattici che hanno pesato, ma che non possono far dimenticare il comune impegno per sgretolare l’asse politico-affaristico curia-politica corrotta (settori Rai compresi) che domina incontrastato su Roma da decenni, ben prima, purtroppo, della sciagurata era Alemanno.

Ma questo pessimo “scherzo” nei confronti del papa va oltre ogni misura. Di buono, se così si può dire, è che sarà un’occasione per capire meglio su chi può davvero contare il coraggioso pontefice, innanzitutto nel suo stesso campo.
Dopo la smentita di padre Lombardi, si vedrà infatti dai commenti, ma anche dai silenzi, chi, dentro la chiesa, sta con il papa e chi tifa e s’adopera per farlo fuori.

2 risposte a “Giù le mani dalla testa del papa

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