Tolentino Mendonça: l’Italia riconosce di nuovo il poeta lusitano – e “pasoliniano”

FRANCISCO DE ALMEIDA DIAS
José Tolentino Mendonça ritorna a Roma, all’indomani del compimento del suo primo mezzo secolo d’esistenza, per ricevere un altro riconoscimento letterario dall’Italia.

tolentino

Dopo la partecipazione, nel maggio del 2006, alla Fiera del Libro di Torino, come uno dei rappresentanti del Portogallo – nello stesso anno in cui è stata pubblicata in Italia la sua antologia poetica, traduzione di Manuele Masini (La notte apre i miei occhi, Pisa, ETS); dopo essere stato scelto come la voce poetica lusofona del Festival Mediterrane, che ha avuto luogo nel luglio del 2010 all’isola Tiberina e, un anno dopo, essere stato l’artista portoghese, tra i sessanta scelti in tutto il mondo, a partecipare alla mostra “Lo splendore della verità, la bellezza della carità”, che solennizzava il 60° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Benedetto XVI; infine, dopo che nel 2014 ha rappresentato il Portogallo nella Giornata Mondiale della Poesia, la grande festa delle letterature europee realizzata a Roma dalla rete EUNIC con il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, José Tolentino Mendonça ritorna a Roma, all’indomani del compimento del suo primo mezzo secolo d’esistenza, per ricevere un altro riconoscimento letterario dall’Italia.

L’associazione RES MAGNAE per la promozione dell’innovazione e della cultura, ha appena annunciato il nome di Tolentino Mendonça tra i tre vincitori del “Premio Letterario Res Magnae 2015”, nella sezione “Cultura dell’Incontro”, attribuito al suo libro La mistica dell’istante, Tempo e Promessa, pubblicato quest’anno in Italia dalla casa editrice Vita e Pensiero. La consegna del premio avrà luogo giovedì 19 novembre alle 18:30 presso la Sala del Trono di Palazzo Altieri, alla presenza dell’autore.

José Tolentino Mendonça nasce nell’isola di Madeira, quarto figlio di una famiglia di pescatori, il 15 dicembre 1965 e parte con meno di un anno di vita per l’Angola (Lobito, provincia di Benguela), dove trascorre i primi anni della sua infanzia davanti al mare. A seguito dei moti rivoluzionari del 25 aprile 1974 e del processo di indipendenza delle ex-colonie portoghesi, la famiglia fa ritorno a Madeira, dove il poeta passerà la sua adolescenza. Il topos dell’isola rimarrà un fortissimo punto di riferimento nella sua opera. L’isola spazio fisico e mentale, ma anche l’isola di Madeira, con il suo ricco patrimonio culturale e letterario, a cui ritornerà più volte da quando, nel 1990, pubblica la sua prima raccolta di poesia, Os dias contados, con un sentito omaggio a Herberto Helder (1930-2015), considerato uno dei nomi più alti della poesia portoghese della seconda metà del Novecento:

No princípio era a ilha
embora se diga
o Espírito de Deus
abraçava as águas
(…)

“A infância de Herberto Helder”

La Bibbia e il grande poeta della sua terra – i primi due rimandi letterari che iniziano una lunga serie di citazioni, dichiarate o nascoste, costellando l’intera opera tolentiniana, fino alle più recenti pubblicazioni. In epigrafe, nel titolo, nel corpo dei componimenti, sono innumerevoli gli “omaggi” intellettuali e affettivi di un poeta la cui cultura letteraria è immensa e – nelle parole del candidato presidenziale Marcelo Rebelo de Sousa, alla presentazione della raccolta poetica Estação Central (2012) – è anche “caotica”. L’appartamento del poeta, che si affaccia su un piccolo incantevole giardino di Lisbona, è straripante di libri, che sembrano coprire ogni parete, dal pavimento al soffitto; così immaginiamo sia anche la sua casa interiore.

Tra gli autori portoghesi predilige Sophia de Mello Breyner, Eugénio de Andrade, Ruy Belo, ma le sue letture lo portano anche verso le strade più disparate – da Truman Capote ai Padri del Deserto (che traduce per Rosa do Mundo. 2001 Poemas para o Futuro, un’edizione di circa di 2000 pagine, 2001 poesie di tutto il mondo e di tutte le epoche), Simone Weil, Flannery O’Connor, Cristina Campo (anche lei tradotta dal poeta) e tantissimi altri. Il filone biblico è il più forte; lo ha approfondito a Roma con la laurea in Scienze Bibliche presso il Pontificio Istituto Biblico – summa cum laude – a cui ha aggiunto, dodici anni più tardi, il dottorato in Teologia all’Universidade Católica Portuguesa – di nuovo, summa cum laude. La sua tesi sui versetti del Vangelo lucano, che raccontano l’incontro di Gesù con la peccatrice nella casa del Fariseo, verrà pubblicata a Lisbona dalla prestigiosa Assírio & Alvim (A construção de Jesus: uma leitura narrativa de LC 7,36-50).

In questo universo letterario così ricco e variegato spicca la figura di Pier Paolo Pasolini, onnipresente quest’anno in cui si commemora il 40º anniversario della morte. Citato già dal secondo volume poetico di Tolentino (A Navalha Escurecida e Teorema in Longe não sabia, 1997), il poeta italiano costituisce un riferimento costantemente evocato, anche in interviste e in testi di carattere divulgativo – come, lo scorso 3 settembre, nel testo che pubblica su Avvenire, per esempio: “Sono le lacrime che separano il cinema di Fellini e Pasolini”.

Pasolini anche presente in diversi componimenti poetici, come quello che presenta a Roma nel 2014, nella Giornata Mondiale della Poesia:

Óstia

Um desses atrasos no aeroporto de Fiumicino
e eis-nos em salto desprovido por estas ruas
além do parque arqueológico
a cidade assemelha-se a um acampamento
desolado
varandas cheias de caixotes e detritos
(devem ser exíguas as casas económicas)
muros com imprecações aos de Roma
e a débil força messiânica entregue
aos ídolos do futebol

Sem darmos conta já estávamos encalhados
numa qualquer estrada secundária
junto a um matagal circundado de rede
onde um letreiro quase ao acaso
diz ter morrido
Pier Paolo Pasolini

Quello che sembra colpire particolarmente il poeta portoghese è il Pasolini che guarda il sacro con gli occhi del profano e il profano con quelli del sacro. In un’intervista con Anabela Mota Ribeiro spiega che vede l’intellettuale italiano quasi come un santo, perché “la blasfemia non è così lontana della santità come si pensa. Nella tensione di quella vita c’è un dono, una capacità di consegnarsi, un desiderio di verità che solo un Assoluto riesce a saziare” (in Público, 9.12.2012). C’è anche in questa ammirazione, dunque, qualcosa di paolino – di quel Paolo di Tarso di cui Pasolini ha spesso citato il passaggio «Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio.» (I Cor 1, 28 -29) – che sembra essere il perfetto contrappunto di questa dichiarazione di Tolentino: «I miei poemi sono sporchi, parlano di ciò che è sommerso, di ciò che è provvisorio, di ciò che sembra spogliato d’eterno, ma dove io trovo, precisamente, la possibilità di pensare il sublime e l’eterno.»

Tolentino è diventato negli anni una sorta di star nei media in Portogallo. Lo vediamo a fianco del ultracentenario regista portoghese Manoel de Oliveira in occasione della visita di Benedetto XVI in Portogallo o a intervistare polemicamente il Nobel della Letteratura José Saramago quando è uscito in Portogallo il suo Caino.

Invitato a partecipare a molti programmi televisivi, costantemente intervistato da diversi giornali e riviste, mantenendo in simultanea un’infaticabile attività editoriale e una rubrica settimanale nella rivista del prestigioso giornale Expresso dal titolo (anch’esso pasoliniano) “Che cosa sono le nuvole”. Durante molti anni a capo della “Pastoral da Cultura” (consiglio nazionale della Chiesa portoghese per i temi culturali), attualmente è vice-rettore dell’Università Cattolica Portoghese, dove è anche professore.

Ma Tolentino non si è mai dimenticato di essere innanzitutto un sacerdote, con un fortissimo senso di donazione di se stesso agli altri, sempre più interessato ad ascoltare che a parlare. Eppure, quando parla, la sua assemblea, che riunisce il fior fiore degli intellettuali cattolici portoghesi nella mitica “Capela do Rato” – dove prima della Rivoluzione democratica un gruppo di cattolici avanzati aveva assunto la propria posizione contro la guerra coloniale e contro la dittatura – sta in assoluto silenzio, per assorbire ogni parola, che è sempre sorprendente e arricchita (anche qui) di riferimenti letterari, ben lontani dei sermoni più tradizionali. Crediamo che solo la sua condizione di prete gli permetta di essere presente in tante parti e partecipare a tante le cose, in una comunione così intensa con ogni persona da darci la sensazione di diventare, più che un padre spirituale, un fratello nell’umanità.


José Tolentino Mendonça tradotto in italiano: antologia poetica personale La notte apre i miei occhi (Pisa, ETS, 2006) e alcuni componimenti nell’antologia di poesia portoghese Poetica Atlantica 2007 (Pisa, ETS, 2007); il poema per Benedetto XVI inserito in Lo splendore della verità – La bellezza della carità. (Vaticano, Libreria Vaticana, 2011). Di carattere religioso: Il Tesoro Nascosto, Per un’arte della ricerca interiore (Milano, Paoline, 2011); Nessun Cammino sarà Lungo – Per una teologia dell’amicizia (Milano, Paoline, 2013); Padre nostro che sei in terra: per credenti e non credenti / José Tolentino Mendonça (Magnano, Qiqajon – Comunità di Bose, 2013) e ora il premiato La mistica dell’istante, Tempo e Promessa (Milano, Vita e Pensiero, 2015). Quest’anno ha anche curato il volume Sono un sogno di Dio (Magnano, Qiqajon – Comunità di Bose, 2015), poesie di Fernando Pessoa.

«Esiste una mistica da praticare nel qui e ora della vita, che parte dall’uomo tutto intero, anima – certo – ma anche corpo, sensazioni, relazioni. È la ‘mistica dell’istante’, che riconosce come portali d’ingresso del divino nella nostra vita i cinque sensi, quanto di più concreto e corporeo ci caratterizza. Perché l’istante è il contatto fra le infinite possibilità dell’amore divino e l’esperienza mutevole dell’umano. È il fango in cui la vita si modella e si scopre. È il fragile ponte di corda che unisce il tempo e la promessa.»

José Tolentino Mendonça in La mistica dell’istante, Tempo e Promessa

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