Venezia, le difese di cui non ha bisogno

SILVIO TESTA*
Leggo sul Gazzettino del 21 ottobre una lettera del sig. Franco Miracco che, prendendo spunto dalla vicenda delle foto di Berengo Gardin sulle grandi navi ospitata nello Spazio Olivetti dal Fai dopo il gran rifiuto del sindaco, Luigi Brugnaro, fa delle polemiche considerazioni sulle istituzioni culturali cittadine.

Non entro nel merito, ma ricordo che altre volte il sig. Miracco è intervenuto anche sulla Nuova Venezia e sul Corriere del Veneto ergendosi a difensore di Venezia contro i tanti e diversi mali che la affliggono. Penultima vicenda sulla quale si è esercitato, la ventilata vendita dei Klimt e dei Chagall per far quadrare i conti del Comune.

Il sig. Miracco, però, ha sempre evitato di interrogarsi sul come la città sia arrivata agli esiti nefasti che l’attanagliano, ma se lo avesse fatto forse avrebbe scoperto che molti dei gravissimi problemi di oggi hanno un minimo comun denominatore che si chiama Consorzio Venezia Nuova.

Mi limito a due esempi proprio sui temi recentemente toccati dal sig. Miracco.

Nel 1990 il Consiglio superiore dei Lavori pubblici bocciò il progetto “Rea” del Consorzio (il progetto preliminare di massima di ciò che oggi è in corso di realizzazione) perché ingessava per sempre quella “laguna – porto” che invece da anni le forze più avvertite del Paese volevano smontare sull’onda delle suggestioni del grande dibattito sul riassetto portuale dell’Alto Adriatico che aveva visto fronteggiarsi da un lato il Progetto 80 di Giorgio Ruffolo (le grandi navi a Trieste, a proposito dei corsi e dei ricorsi della storia…) e il modello “Benvenuti – Quaroni – Trevisan” (le grandi navi a Porto Caleri, nel Polesine).

Vinse ugualmente il Consorzio, perché l’allora ministro dei Lavori Pubblici, Gianni Prandini (poi coinvolto in pesanti ma diverse vicende giudiziarie), ridusse il voto negativo del massimo organismo tecnico italiano a “un parere interlocutorio e costruttivo” e mandò avanti il progetto. È grazie a quella scelta che oggi le grandi navi da crociera fotografate da Berengo Gardin continuano a entrare in laguna e a passare per San Marco.

Quanto alla vendita dei quadri di Klimt, spiega bene Claudia Fornasier sul Corriere del Veneto dell’11 ottobre le premesse della vicenda quando scrive di “tradimento della legge speciale”. Non serve farla tanto lunga: Venezia è in braghe di tela e il Comune è costretto a vendere i gioielli di famiglia perché tutte le risorse disponibili per la città sono state drenate dal Mose, e il processo che si è aperto il 22 ottobre dovrebbe spiegare per filo e per segno il perché.

Poi mi viene un dubbio: ma il sig. Franco Miracco è un omonimo o è proprio quel Franco Miracco che dal 1987 al 2001 è stato capo ufficio stampa del Consorzio e braccio destro del grande corruttore Giovanni Mazzacurati? E che poi, dal 2001 al 2010 è stato portavoce e braccio destro del corrotto Giancarlo Galan?

Se così fosse, delle tre, l’una: o in tutti questi anni Miracco non si è accorto di nulla delle attività criminose che gli avvenivano attorno; o se n’è accorto e ha alzato le spalle; o se n’è accorto ed era complice. Io, naturalmente, sono certissimo della prima ipotesi, ma ciò non toglie che in qualsiasi caso Miracco, anziché ostinarsi ad avere un ruolo nel dibattito cittadino, farebbe bene invece a farsi dimenticare: se Venezia ha bisogno di difensori, è meglio che costoro abbiano occhi attenti per guardare e vedere e non siano neppure in piccola parte corresponsabili dello sfascio di oggi.

*Ex cronista veneziano

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