Indipendenza del Veneto, democrazia alla prova

ALESSIO MOROSIN
L’esperienza vissuta come candidato Presidente per Indipendenza Veneta alle elezioni regionali del 31 maggio scorso mi ha consentito di maturare alcune riflessioni sull’inadeguatezza dei meccanismi democratici e delle procedure legali che regolano il momento del confronto elettorale e della competizione politica.

manifesto

Diceva Churchill che la democrazia è il peggiore dei sistemi, ma fino ad oggi nessuno è riuscito a trovare un sistema migliore.

Il dramma è che un legislatore interessato alla sorte delle scuderie dei partiti di cui è espressione e una giustizia lottizzata incapace di riequilibrare in senso democratico meccanismi elettorali assai complessi, inducono i cittadini elettori ad una forma di autodifesa escludendosi dalla partecipazione al voto, che ormai si attesta grossomodo in tutta la realtà italiana, ma anche nel nostro Veneto virtuoso, intorno ad una percentuale del cinquanta per cento, o rassegnandosi alla sorte ritenendo che il quadro sia senza alternative.

Il “caso elettorale” di Indipendenza Veneta, la mia formazione politica che persegue l’obiettivo dell’autodeterminazione del popolo Veneto per via istituzionale, democratica e con mezzi pacifici, è paradigma ed emblema di questa impasse del sistema.

In prossimità della scadenza dei termini per la presentazione delle liste i sondaggi davano al mio Movimento un consenso intorno al sette per cento circa.

Contemporaneamente i sondaggi dicevano che la differenza di consensi tra la coalizione di centrodestra guidata da Luca Zaia e quella di centrosinistra guidata da Alessandra Moretti era di appena cinque punti in favore del primo.

Il tema di “Indipendenza” è stato sdoganato e sufficientemente distinto anche per gli addetti ai lavori (stampa, media, organi di comunicazione in genere) dal concetto di “autonomia”, ma la campagna elettorale è stata costruita sull’equivoco e/o sulla demonizzazione dell’indipendenza.

Luca Zaia e Alessandra Moretti hanno entrambi cavalcato solo il tema della rivendicazione di una maggiore autonomia regionale quasi indifferenti all’evidenza dei fatti, ovvero che lo Stato, avendo famelica necessità di maggiori entrate, sta accentrando in tutti i modi competenze e risorse, limitando ed anzi riducendo il più possibile lo spazio di autogoverno e di autonomia degli enti regionali.

Zaia ha inserito in modo chiaro al punto 9 del suo programma la rivendicazione di un percorso di autonomia per il Veneto non disdegnando (a parole e solo a parole) di dichiararsi favorevole anche all’indipendenza solo perché timoroso di un successo di tale fronte.

In sostanza populismo e demagogia per accaparrare i voti e il consenso che i sondaggi davano in favore di Indipendenza Veneta, come detto, intorno al sette per cento.

indipendenza

Per intercettare e bloccare questa massa significativa di voti potenziali, il governatore uscente, a circa una decina di giorni dalla scadenza del termine per la presentazione delle liste, con un’abile e tempestiva scelta favoriva la presentazione di una lista che potesse intercettare il consenso per l’indipendenza ricorrendo ad un simbolo, certamente diverso da quello di Indipendenza Veneta, ma con l’utilizzo di parole che costituivano parte fondamentale e caratterizzante della denominazione della stessa Indipendenza Veneta, tanto da creare una lista denominata “INDIPENDENZA noi VENETO con Zaia”, ove “noi” e “con Zaia” erano scritti in piccolo e dove l’evidenza massima veniva data alle due parole “INDIPENDENZA VENETO”.

Questa furbata da malaffare politico si poneva in evidente contrasto letterale con la norma di cui all’art. 14 comma 9 lett. D della legge Veneto 5/2012, la quale testualmente prevede che “costituisce in particolare elemento di confondibilità anche una sola delle seguenti condizioni: … 3) L’utilizzo di parole che siano parte fondamentale e caratterizzante della denominazione di altro partito, formazione politica o gruppo consigliare”.

Ebbene, una volta presentate le liste, nelle sette circoscrizioni elettorali del Veneto, l’Ufficio elettorale circoscrizionale presso il Tribunale di Venezia, d’ufficio, ricusava il contrassegno di “INDIPENDENZA noi VENETO con Zaia” rilevando che “le parole <<INDIPENDENZA VENETA>> costituiscono certamente la parte fondamentale e caratterizzante del contrassegno previamente depositato dalla predetta formazione politica (anche maggiormente conosciuta). Rispetto a tale elemento caratterizzante appare sussistere confondibilità con la del tutto analoga espressione letterale “INDIPENDENZA VENETO” che caratterizza, con scritta recata nel settore superiore a caratteri assolutamente evidenti, il simbolo in discussione” ovvero il simbolo della lista civetta presentatasi con la coalizione di Zaia.

Tale ricusazione veniva poi confermata dall’Ufficio Centrale Regionale presso la Corte d’Appello di Venezia con decisione del 05.05.15. La Corte rilevava che la legge vigente ha chiaramente sancito l’autonomo rilievo anche di una sola delle condizioni di cui ai numeri 1, 2 e 3 della lettera D dell’art. 14 della legge 5/2012, tra cui appunto “l’utilizzo di parole che siano parte fondamentale e caratterizzante della denominazione di altro partito, formazione politica o gruppo consigliare”.

Esclusi a Venezia, gli autori della “lista civetta” ricorrevano al TAR, il quale con una decisione assai scarna quanto poco motivata, invece di dare attento e scrupoloso rispetto alla legge, riteneva che non vi fosse confondibilità tra le due liste “dovendosi invero tener conto dell’utilizzo e del senso complessivo di tutte le parole inserite all’interno del simbolo di riferimento”. Così la sentenza n. 500/2015 TAR Veneto del 07.05.15.

manifesto indipendenza

Tale giudizio prognostico in realtà si dimostrava del tutto fallace proprio in seguito all’esito dell’esperienza elettorale del 31 maggio scorso che ci consente, a fronte della gravità dei numerosi dati acquisiti, di esprimere un giudizio diagnostico di contenuto opposto. L’esclusa confondibilità in astratto ha, invece, trovato conferma di una confondibilità in concreto, diffusa e gravemente pregiudizievole per le regole della democrazia prima ancora che punitiva per Indipendenza Veneta.

È vero, infatti, che attraverso la furbata, in stile italico, di una “lista civetta” la coalizione di Zaia è riuscita con un simbolo e soprattutto con una denominazione analoga –rectius: parte fondamentale e caratterizzante- di quella di Indipendenza Veneta a carpire circa la metà di quel consenso che i sondaggi davano tutti a Indipendenza Veneta e ad attrarre a sé, quindi, un 2,5 per cento circa di consensi che consentiva addirittura di portare la “lista civetta”, in quanto parte della maggioranza vincente, in Consiglio regionale con un proprio rappresentante.

Indipendenza Veneta si è vista, quindi, costretta nell’interesse della democrazia e a difesa del diritto alla legalità del confronto democratico di presentare ricorso al TAR Veneto per chiedere l’annullamento in tutto o in parte degli atti di proclamazione degli eletti in quanto illegittimi perché ottenuti in violazione di legge, in particolare dell’art. 14 comma 9 lettera D della Legge Regionale veneta n. 5/2012 sulla confondibilità della denominazione tra la lista “INDIPENDENZA VENETA e quella “INDIPENDENZA noi VENETO con Zaia”, ove le parole “INDIPENDENZA VENETO” anche graficamente venivano presentate con caratteri assai marcati ed evidenti.

Il TAR del Veneto con sentenza n. 1130/2015 depositata il 05.11.15 ha ritenuto non accoglibile la tesi da noi prospettata. Ormai certi Giudici vivono fuori dalla realtà, dietro trincee di carte inutili dimentichi di logica, diritto e buon senso. La decisione della Corte d’Appello di Venezia che ha ravvisato la confondibilità della denominazione della “lista civetta” “INDIPENDENZA noi VENETO con Zaia” con quella di “INDIPENDENZA VENETA” e le contrarie decisioni del TAR Veneto ne sono una prova lampante.

La democrazia ormai è diventata un miraggio sia perché, come diceva Tacito, le leggi sono moltissime quando lo Stato è corrottissimo, sia perché i giudici sono in grado di riequilibrare le carenze del legislatore soltanto quando hanno il coraggio di assumere decisioni coerenti con i principi generali di buon senso, logica e ragionevolezza, valori questi che ormai sono dati per dispersi e che è difficile, se non raro, trovare tanto tra le righe dei Codici quanto nelle motivazioni delle Sentenze.

Difendere la libertà ormai è preoccupazione di pochi. Difendere la democrazia formale, senza guardare alla democrazia sostanziale, è rito e interesse di chi detiene il potere. In mezzo galleggia la vita dei cittadini: il futuro di noi tutti. Auguri Italia. Il Veneto farà sicuramente meglio da solo. Grazie.

Solo qualche anima libera e qualche glossatore domenicale si cura in Italia della salute della Comunità politica, della serietà dei meccanismi democratici ed elettorali e della autorevolezza delle Istituzioni a garanzia e tutela del bene collettivo nell’interesse esclusivo dei cittadini.

Non c’è più il futuro di una volta, si potrebbe dire, scherzando, atteso che ci hanno bruciato anche le speranze. Ma Indipendenza Veneta costituisce una speranza ed un obiettivo più attuale che mai: la sfida democratica per l’autodeterminazione del Veneto continua!

L’indipendenza del Popolo Veneto, dal canto suo, anche se è una conquista impegnativa per via democratica e istituzionale, è oggi una scelta senza alternative e irrinunciabile; un obiettivo possibile solo se perseguito da uomini liberi che credono che la libertà non sia mai frutto di una regalìa, né la conseguenza di scelte ottriate da chi detiene il potere ed il comando, né una decisione delle Corti Costituzionali atteso che il diritto naturale di autodeterminazione viene prima di ogni altro diritto nel senso che è ante (e non anti) costituzionale.

L’indipendenza, la libertà e la democrazia partecipativa sono una conquista quotidiana per chi crede nella vera e sana competizione politica dove i valori identitari e l’etica delle responsabilità costituiscono i criteri di condotta a cui ispirare le azioni dei cittadini, tanto singoli quanto associati.

“Atto di intervento ad opponendum”  presentato avanti alla Corte Costituzionale il 2.10.2014 e poi oggetto di discussione alla udienza avanti alla Consulta il 28.04.2015. 

Alessio Morosin

Alessio Morosin

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...