Dopo i raid di Parigi, in gioco le Olimpiadi 2024

UMBERTO ZANE
Sino al 13 novembre scorso era la candidata di gran lunga più accreditata a ospitare le Olimpiadi del 2024. In pochi minuti, con la serie di sanguinosi attentati messi in atto dall’Isis in varie parti della città, tra cui lo Stade de France, che stava ospitando l’attesissima amichevole di calcio tra le Nazionali di Francia e Germania, Parigi ha perso drammaticamente molte delle sue certezze, compresa quella legata al massimo evento dello sport mondiale in programma tra nove anni.

Il presidente del Cio, Thomas Bach, si è già affrettato a escludere che la tragedia avvenuta potrà influenzare la scelta finale, prevista nel settembre del 2017, ma è evidente che si dovrà tenere conto, al momento di decidere, oltre che di quelli tradizionali (solidità economica, progetto tecnico complessivo, patrimonio degli impianti messi a disposizione dalle contendenti, ecc.) di un altro fattore, quello legato appunto alla sicurezza, che potrebbe finire per avere addirittura un peso decisivo.

Crescono quindi le chance delle altre quattro città che aspirano a ospitare le Olimpiadi 2024, a cominciare proprio da quella che viene forse considerata la principale contendente di Parigi, ovvero Roma (che peraltro è già stata indicata dall’Isis come uno dei suoi prossimi obiettivi terroristici).
Dopo la candidatura per i Giochi del 2020, abortita dal governo Monti per motivi di bilancio, la nostra Capitale è scesa di nuovo in campo con entusiasmo, puntando non solo sui progetti odierni, ma anche su suggestioni “antiche”.

Quelle di Roma del 1960, sono infatti considerate ancora oggi le “Olimpiadi più belle di sempre”: ospitate da una città che si offriva al mondo nella sua veste migliore, con un giusto mix di moderno e antichità. La Roma della “dolce vita” e dei suoi ineguagliabili monumenti, del “Papa Buono” e delle commedie musicali di Garinei e Giovannini, orgogliosa capitale di una Nazione che era riuscito a risollevarsi dopo i disastri dell’ultima guerra e stava per vivere il suo “boom” economico.
Con gare disputate inoltre spesso all’interno di scenari unici, come le Terme di Caracalla, la Basilica di Massenzio, il lago di Albano, il golfo di Napoli, e il Colosseo per l’indimenticabile maratona finale, con trionfatore uno sconosciuto atleta africano, senza scarpe, ora già nella leggenda: Abebe Bikila.

Olimpiadi di fratellanza tra gli atleti, che anticipavano in qualche modo “la nuova frontiera”.
Le Olimpiadi di Roma del 2024 rischiano però di essere purtroppo tutt’altro, con strade, piazze, stadi e lo stesso villaggio olimpico costantemente sotto assedio.
Ma la nostra Capitale può essere considerata in ogni caso più “sicura” di Parigi?
Sicuramente per le due città, in vista della scelta per il 2024, ci sarà un banco di prova molto importante nel 2016: per la capitale parigina gli Europei di calcio, per quella italiana il Giubileo straordinario indetto da Papa Francesco.

E se per Parigi l’evento si consumerà in poche settimane, per Roma il livello di attenzione rimarrà alto per un intero anno.
Chi supererà meglio questo test potrà coltivare con qualche fondata speranza in più il sogno delle Olimpiadi 2024.
Ed insieme a queste nuove speranze, però, anche una certezza in più: il lievitare in maniera astronomica dei costi legati appunto alla sicurezza.
Un problema, sul fronte finanziario, in più, visto i conti in rosso, spesso pesantissimi, registratisi puntualmente nelle precedenti edizioni dei Giochi, che ha messo in questi anni in apprensione anche i Paesi più ricchi che li hanno ospitati.
In effetti le Olimpiadi non si sono mai rilevate un affare per il Paese che le ospita, anzi: i benefici per l’economia risultano sempre molto minori di quelli sperati, mentre le spese sono molto maggiori rispetto ai budget inizialmente previsti.
Solo prendendo in esame le ultime quattro edizioni dei giochi, i costi di Sydney 2000 si sono raddoppiati (5,3 miliardi di dollari rispetto ai 2,7 previsti), così come per Atene 2004 (10,8 invece di 5,4), sono aumentati di 20 volte per Pechino 2008 (spesi 45 miliardi di dollari contro i 2,2 previsti) e di 10 volte per Londra 2012 (36,8 contro 3,6).

E i benefici sono stati molto minori di quelli sperati, come ha rilevato il compianto Pietro Mennea nel suo libro, “Il costo delle Olimpiadi”, che lo aveva portato a schierarsi decisamente per il ritiro della candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020.
Nessuno dei Paesi che hanno ospitato le Olimpiadi, osserva nel suo saggio l’ex primatista del mondo del 200 metri, è mai riuscito a far ripartire il suo Pil, anzi. I posti di lavoro che un’Olimpiade crea, sono poi quasi tutti temporanei, né aumentano le entrate del settore turistico.

I benefici, per la stessa città che li ospita, sono limitati al miglioramento delle sue infrastrutture e all’abbellimento urbanistico più che a vantaggi di natura economica. Altro rovescio della medaglia la spesso mancata riconversione degli impianti sportivi e ricettivi realizzati per ospitare l’evento, che diventano in pochi anni vere e proprie “cattedrali nel deserto”.

E in più, tornando al 2024, per garantire un sufficiente livello di sicurezza, la città che ospiterà i Giochi dovrà di fatto restare blindata per mesi, sicuramente molto prima delle due settimane in cui le competizioni si svolgeranno. Un tributo da pagare molto alto, quindi, anche per i suoi residenti.
Considerando tutto questo, la città che sarà prescelta dal Cio nel 2017 sarà a questo punto davvero da considerare “vincitrice”? Oppure, sulla base di queste ulteriori valutazioni, qualcuna delle candidate nel frattempo rinuncerà?

Sicuramente non Parigi, e probabilmente questa volta nemmeno Roma.
La scelta del Cio potrebbe andare però verso altre candidate in lizza che potrebbero essere considerate più “sicure”.

Non tanto la statunitense Los Angeles, ma piuttosto la tedesca Amburgo. Città di Paesi che hanno comunque già pagato un tributo molto alto al terrorismo internazionale: gli Usa nel 2001 con “l’11 settembre”, la Germania nel 1972 con la strage nel villaggio olimpico di Monaco.

A questo punto tra le cinque sfidanti ufficiali in lizza potrebbe davvero spuntarla quella meno pronosticata: Budapest.
L’Ungheria non è sicuramente considerata dall’Isis un Paese occidentale e capitalistico, e oltretutto sarebbe la prima volta in assoluto che le Olimpiadi verrebbero ospitate in terra magiara.

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Umberto Zane

 

 

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