Parigi, l’appuntamento con la storia

RICCARDO CRISTIANO
Quando si arriva all’appuntamento con la storia è sempre preferibile arrivarci con un’idea in testa. Io credo che l’idea “noi o loro” sia la peggiore. A meno che per “loro” non si intendano gli stragisti. Ma per molti non è così.

 

Un'immagine di "Parigi ci appartiene" di Jacques Rivette (1961)

Un’immagine di “Parigi ci appartiene” di Jacques Rivette (1961)

I morti, come i vivi, sono tutti uguali. Ma se è vero, i morti degli altri perché non li abbiamo saputi vedere? I luoghi dove si muore però, a differenze dei morti, non sono tutti uguali. Massacri a Parigi hanno un valore simbolico universale, perché Parigi è la capitale universale di tre parole: libertà, fraternità, uguaglianza. Fermarsi davanti a Parigi più che fermarsi davanti a Raqqa può accadere solo per questo, per il simbolo universale al quale si è detto “ io e te siamo in guerra”. E cosa significhi questo per tutta l’umanità. Questa seconda idea ci conduce alla terza: chi ha dichiarato guerra? E chi è così senza peccato da poter scagliare la prima pietra?

Quando si arriva all’appuntamento con la storia è anche preferibile farsi, cammin facendo, un serio esame di coscienza, per chiarirsi le idee. I giornalisti e gli analisti al riguardo del mercato del terrore, i cittadini al riguardo della capacità di governo delle proprie pulsioni, i governanti sui loro sistemi di governo.

Cominciamo dai giornalisti e gli analisti: nessuno ricorda più cosa disse appena 14 anni fa? Letture, proposte, soluzioni, sono state proficue? Veniamo alle pulsioni: buonismo e cattivismo sono pulsioni certo, le abbiamo già avute. Sono valse a capire? Cosa? Ed eccoci ai governanti.

Se non vogliamo essere ipocriti non possiamo nasconderci che la guerra al terrorismo ha provocato un milione di morti. Poi un signore, Barack Obama, ha ritenuto che quei morti non potessero essere una giustificazione bastevole per cercare, come stava facendo il generale Petraeus, di rimettere insieme i cocci. E se ne è andato, ritenendosi impossibilitato a fronteggiare i costi dell’altra scelta.

Così si è lasciato che da Baghdad a Beirut tutti i leader sunniti moderati venissero uccisi o eliminati politicamente. Lo abbiamo lasciato fare indifferenti alla semplice domanda: senza di loro con chi ci saremmo ritrovati? Non era difficle presumere che ci saremmo ritrovati con giganti sunniti terrorizzati, che per sottrarsi all’incubo persiano, all’incubo curdo, all’incubo della Primavera, non avrebbero avuto altri in cui confidare: i il loro nemico interno.

Tutto questo ci ha consentito di non vedere l’espansionismo khomeinista persiano, tanto silenzioso nei nostri quartieri quanto spietato nella ricerca del suo spazio imperiale fino al Mediterraneo. Ma qualcuno doveva ricordargli che loro non sono in Consiglio di Sicurezza, e così la guida di quel fronte l’ha presa la Russia, in cerca di spazi imperiali e di nemici esterni per nascondere i suoi problemi interni. Tutto questo ha prodotto un genocidio senza precedenti, che sembrava non riguardarci. E l’Europa è sparita. Ma quando un genocidio si verifica alle porte di casa tua è saggio non vederlo, nasconderselo?

Dunque all’appuntamento con la storia dovremmo arrivare senza bandiere da stadio anche perché quelle bandiere le abbiamo ammainate mentre avveniva, dal 2011 in poi, il più grande trasfer di popolazione della storia contemporanea, quello che ha visto sparire la popolazione sunnita dalla valle dell’Oronte, con annessa distruzione dei titoli di residenza e di proprietà, per “assadizzarla”. Lo stesso sta accadendo con le proprietà di Damasco, che giorno dopo giorno finiscono in mani iraniane. Un orrore che ne ha intenzionalmente facilitato un altro, ancora più orrendo perché pretende di essere religioso: il nazismo dell’ISIS. Che ci spaventa, ma non al punto di mandare una forza di terra a liberare dieci milioni di esseri umani sottoposti a quell’orrore.Chi non ci stesse, tra turchi, russi, sauditi, iraniani e compagnia bella, dovrebbe spiegarlo, o no?

Dunque a mio avviso dovremmo arrivare all’appuntamento con la storia con la richiesta ai nostri vicini di unirsi al nostro esame di coscienza: se i nostri governanti sono stati complici dei vostri, voi avete saputo dimostravi credenti in un Dio che chiamate il Clemente e il Misericordioso? Come avete potuto tollerare per decenni che il vosto fosse un Dio di morte? E ancora: lasciate stare noi, ma, voi, al di là della rabbia, avete provato “compassione” per i vostri fratelli?

Ognuno ha un’offesa da ricordare mentre va l’appuntamento con la storia. Io l’offesa più grave che ho patito, personalmente, è sentire uno che ho votato dire “ a me Gheddafi non mandava neanche un profugo”. Che concetto abbiamo dell’uomo…
Ecco, se io, dal mio punto di vista, ho sbagliato talmente tanto, credo che tutti si possa ammettere di aver sbagliato. Questa credo, sarebbe la strada giusta per ripartire. Ammettere gli errori, e chiedere agli altri di fare altrettanto.

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Riccardo Cristiano

 

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