Venezia, i giorni della Salute incerta

CLAUDIO MADRICARDO
“Ma tu allora ci vai? Non è che con tutta quella gente….” Più o meno è questa la domanda che nei giorni scorsi ho sentito girare tra le calli incrociando amici e conoscenti. Momenti di incertezza e di timore, comprensibili in tempi di terrorismo. Anche a Venezia,  blindata dal Ghetto a San Marco, dalla basilica del patrono al tempio votivo della Salute, oggi aperto al flusso di fedeli fino a tarda sera.

SALUTE

Il patriarca Moraglia inaugura il ponte votivo. Notata l’assenza del sindaco Luigi Brugnaro (rappresentato dalla vice Colle)

Ancora scossa per aver pagato un tremendo tributo di sangue con il giovane sorriso di Valeria Solesin.  I cui funerali, in forma laica, saranno celebrati  martedì in Piazza San Marco, che è poi anche l’unica che abbiamo.

Sì, ci andrò alla Salute, come sempre ci sono andato fin da quando ero bambino. E ogni anno, come oggi, rivivo quelle immagini che si ripetono, che tanto hanno colpito la mia fantasia e mi hanno formato.  Le lunghe code di uomini e donne che lentamente percorrono le calli fino ad attraversare il ponte votivo. La sensazione un po’ claustrofobica di fare parte di un flusso umano ininterrotto da cui sarebbe stato difficile, se non impossibile, distaccarsi.

Sovrastato e schiacciato, io bambino, dalle stature degli adulti che un po’ mi intimorivano, spingendomi a stringere ancor più forte la mano della mamma o del papà. E finalmente l’ampia area davanti alla Basilica della Madonna prospiciente il Canal Grande, quasi un poter tornare a respirare con sollievo.

Dopo un lungo e lento procedere come particella nel fiume umano. Sgranare finalmente gli occhi sui banchetti che vendevano candele di ogni  misura. Illuminati a giorno nello scuro della sera da lampadine ad incandescenza appese ciascuna al proprio filo elettrico, ondeggianti per le bizze del vento.

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La chiesa della Salute

Ceri bianchi che mi suggerivano un’idea solenne di purezza, accatastati in buon ordine su grandi fogli di carta da riso di colore azzurro intenso. Con la gente a far  ressa e vociare  attorno alle isole di luce nel buio circostante e indefinito. Intenta  a  comprare, prima di entrare nel tempio profumato di incenso e  strabocchevole di  folla, inondato di luce e di litanie, la candela con cui poter celebrare il rito. Accendendolo alla Madonna.

Alla quale veniva recitato, perlomeno da noi bambini,  un fuggevole “ave Maria, gratia plena…” concluso da un altrettanto frettoloso segno della croce. Per poter essere restituiti al flusso della folla in uscita e a quel percorso, tanto caro, che riservava un tripudio di  colori e meraviglie conducendoci alle bancarelle dei palloncini colorati, dello zucchero filato e delle mele rosse caramellate. Era finalmente  la festa, quella vera, che, dopo il lungo cammino iniziatico che ci aveva condotto alla luce del tempio dal buio delle calli, riscaldava i cuori di tutti, grandi e piccoli, nel freddo di ogni 21 novembre.

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Il ponte galleggiante lungo ottanta metri sul Canal Grande

Poi la festa continuava fino a casa, camminando con il naso per aria per non perdere il fluttuare del palloncino trattenuto dalla sua esile corda, che gli impediva  di prendere il volo e di portare con se’ nel buio del cielo ogni nostra fantasia. La casa accogliente e illuminata che ci aspettava dopo il freddo del pellegrinaggio, riservandoci un piatto fumante di un brodo di verze e montone, dal sapore affumicato e  vagamente selvatico.

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La castradina, il piatto tipico nei giorni della Salute

Il nostro pensiero che ogni anno va agli  antichi dalmati grazie alla  “castradina”, che soli in tempi di peste hanno osato portare il loro cibo in città. Salvandoci dalla fame. Un piatto povero, come povere erano quelle Madonne della Salute di quei tempi. Tributate alla Vergine da una città popolata ed operosa, non ancora svuotata e che ancora non aveva ceduto al fascino dei lustrini tramutandosi  in vetrina.

Così, con l’andare del tempo, anno dopo anno, con il trasformarsi della città quella festa ha assunto sempre più profondità di significato, diventando forse l’unica vera e propria festa che ci resta. È  come se fosse un nostro appuntamento annuale, in cui fedeli e laici ci uniamo riconoscendosi in un simbolo, e riflettiamo. Lasciandoci andare, i più anziani, ai ricordi. Trasmettendoli a chi è venuto dopo di noi. Riflettendo su di noi, sui nostri sentimenti, su cosa siamo.

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Si è vero, pure il Redentore è pur sempre una nostra festa. Quando finalmente possiamo riappropriarci per poche ore delle acque normalmente tempestose del bacino di San Marco con le nostre barche. E offrire spettacolo alle migliaia di ospiti che dalle rive ci guardano con invidia mentre sulle teste ci cadono le faville dei fuochi d’artificio. Magari da qualche terrazza e cena elegante. Ma non c’è terrazza o cena elegante cui un veneziano sacrificherebbe la sua barca, il suo legame con l’acqua, il suo intimo vivere la sua città, il nostro ambiente.

La festa della Madonna è un’altra cosa. Più  nostra, più intima, più calda, grazie al suo carattere di festa religiosa, che forse nessuno oserà mai dare in pasto alla curiosità di un turista. Noi siamo accoglienti. Nessuno è escluso dalla nostra festa, anche da quella della Madonna. La nostra protettrice, di chi crede e di chi non crede, che per l’occasione fa il miracolo. E pur accogliendo tutti, impone rispetto, riflessione e raccoglimento. Nel mentre a noi ricorda e indica quei legami profondi che danno il senso a una comunità, e che rischiamo sempre più di smarrire. Fosse  solo per questo, le dobbiamo gratitudine e renderle omaggio.

Oggi alla messa delle dieci del mattino del Patriarca Moraglia  non c’era molta gente, e tutto attorno alla basilica erano presenti  forze dell’ordine e carabinieri con tanto di mitraglietta. Un segno dei tempi, che forse possono aver scoraggiato qualcuno. Magari  anche il sintomo di un leggero sbandamento, di un cedere ai timori e alle paure. Può darsi. C’è  bisogno di far passare un po’ di tempo prima di prender forza e reagire. Tre giorni basteranno. Perché martedì   prossimo saremo tutti in Piazza San Marco per l’omaggio funebre a Valeria, come già siamo accorsi  la sera della veglia silenziosa delle candele. Pure questo sarà il risultato del miracolo della Madonna.

claudio madricardo

Claudio Madricardo

@claudiomadricar

 

 

 

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