Nel lutto Venezia riscopre la sua forza

GUIDO MOLTEDO
Ero lontano da Venezia e come (nuovo) veneziano ho seguito con dolore e con orgoglio, in tv, i funerali di Valeria in piazza San Marco. Ho visto e ascoltato il padre di Valeria, Alberto Solesin, affiancato dalla moglie Luciana, leggere un testo sobrio e profondo, sentito e ragionato, privato e pubblico, personale e politico, con tono fermo eppure commosso.

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La società dei media può chiedere improvvisamente e inopinatamente a ciascuno di noi, in un momento x della nostra vista,  una performance pubblica di enorme risonanza. È strano come in gran parte dei casi si scopra di possedere una completa padronanza di quel che si fa e di quel che si dice, di fronte a selve di microfoni e di camere, come se guardare di continuo la tv ci addestrasse anche a starvi dinanzi.

Non solo in virtù di questa disinvoltura mediatica, evidentemente, i Solesin sono diventati i personaggi, che entrando nelle case di tutti gli italiani, sono stati accolti con calore e con condivisione del loro lutto. È avvenuto perché sono persone limpidamente in sintonia con le loro idee, con il loro modo di concepire il mondo e di vedere l’altro, e sono i genitori di una figlia che ha preso e condiviso questo loro modo di essere. I Solesin hanno saputo reagire come hanno reagito perché sono persone autentiche, fin nel loro modo di vestire, anche se la loro autenticità è stata trasmessa ed è arrivata agli italiani attraverso i canali, tutti i canali, della società dell’informazione, che notoriamente spesso altera e deforma e manipola. Ma non loro, non il loro messaggio. Sostenuto dalla commovente e sincera partecipazione dell’intera comunità veneziana.

I Solesin sono diventate persone celebri in seguito a una disgrazia feroce, a una perdita indicibile. Hanno reagito con straordinaria compostezza, il loro contegno è stato ammirato da tutti, e Alberto Solesin ha detto in piazza San Marco di esserne consapevole: «Se è lontanamente vero quello che è stato detto in questi giorni che la nostra compostezza è stata un esempio per il Paese, ciò era un atto dovuto».

Ora che si sono spenti i riflettori della società dello spettacolo, i Solesin si trovano come tutti i genitori colpiti dal lutto della perdita inenarrabile di un figlio, di una figlia, la cosa peggiore che possa capitare a un essere umano. Questi giorni, proprio per via della violenta intrusione mediatica nel loro dramma, devono essere trascorsi per i Solesin in una sospensione irreale, nella quale il dolore ha dovuto necessariamente far posto al “dovere” di interagire con i media, con la polizia, con la magistratura, con la politica.

Di tutto questo, di queste giornate, Venezia serberà un ricordo duraturo. Città celeberrima, sarà ancor più nota, in Italia sicuramente, per essere la città di Valeria. Non solo per il suo sacrificio ingiusto associato a un evento iperbolicamente tragico, come gli attentati di Parigi. Ma anche per come i Solesin l’hanno accompagnata in questo suo ritorno a Venezia, con uno stile straordinariamente misurato in un contesto davvero fuori misura.

È inevitabile fare delle associazioni tra la Venezia di Valeria, dei Solesin, e la Venezia finita sui giornali negli ultimi due anni. La Venezia degli scandali legati alla corruzione. La città di una classe dirigente della sinistra che ha regalato il Comune alla destra, a Luigi Brugnaro. Inevitabile pensare che in un mondo ideale la città, la politica veneziana, per risollevarsi e ritrovare slancio e orgoglio, dovrebbero trovare la loro rappresentanza più alta in un cittadino come Alberto Solesin.

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@GuidoMoltedo

Guido Moltedo intervistato da Radio Capodistria sui funerali di Valeria

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