Una nuova idea di politica industriale in Italia

PAOLO LUCA
STANZANI GHEDINI
La politica industriale in Italia negli ultimi anni  ha goduto e gode ancora  oggi  di cattiva fama. Lì dove lo stato fa le cose ed interviene,  è opinione diffusa, le fa male  e l’intervento della politica nell’economia nella migliore delle ipotesi produce inefficienza quando non vera e propria corruzione e sottogoverno.

In realtà bisogna distinguere e non “buttare via il bambino con l’acqua sporca”.

Bisogna distinguere fra intervento e politiche pubbliche fatte dallo stato centrale ed  interventi e politiche pubbliche fatti a livello locale (comuni, regioni e provincie per capirci).

Quello che oggi manca è una idea e un percorso gestionale chiaro per mettere insieme  e realizzare con efficacia:  risorse finanziarie,  infrastrutture,  progetti di sviluppo. Il problema è  l’assenza dello stato centrale e il proliferare del potere locale. Bisogna riportare al centro la pianificazione, realizzazione e controllo dei principali progetti infrastrutturali e di sviluppo del Paese e, contemporaneamente, chiudere  le tante ed inutili aziende comunali, regionali e provinciali. Questo anche per accelerare i tempi e snellire le burocrazie.

bimestrale fondato da Leonardo Sinisgalli e Giuseppe Luraghi 53-79

L’idea è  ripensare il tutto facendo intervenire con diversi ruoli i seguenti attori:

il legislatore, con il compito di fare leggi per sottrarre responsabilità agli enti locali ed affidare il controllo ad alcuni punti centrali della pubblica amministrazione (Mineconomia, Cassa Depositi e Prestiti ed altri) e la realizzazione a grandi imprese pubbliche e private (rispolverando in nuova logica i Contratti di Programma e simili)

le grandi imprese pubbliche (Poste, Ferrovie, Enel etc.) come braccio operativo dei progetti;

quelle grandi private (Telecom ed altre) anch’esse dove utile come realizzatori operativi;

le grandi organizzazioni finanziarie statali (la già citata Cassa Depositi), come pianificatori e coordinatori, ma anche controllori dei progetti.

 Per fare questo però bisogna recuperare all’interno della pubblica amministrazione l’idea che in certi casi lo stato (i Ministeri più efficienti e capaci e Cassa)  devono sporcarsi di più le mani con la gestione: non devono limitarsi a trovare i soldi devono tornare ad essere capaci di fare piani industriali,  controllarli  ed, in qualche caso,  contribuire a realizzarli, direttamente o indirettamente. Questo evidentemente quando si parla in particolar modo di infrastrutture. Non esiste un modello giusto per tutti, negli anni settanta il Giappone è cresciuto col MITI (il ministero per gli affari economici ed industriali giapponese), ed il modello tedesco vede un ruolo molto attivo della KfW   (la cassa depositi e prestiti tedesca).  Anche in europa convivono più modelli (cfr  il libro di  Michel Albert  “Capitalism against capitalism”).

Esempi concreti

Agenda Digitale: mi sembra che manchino le  capacità di  fare piani finanziari, simulare modelli di business, immaginare soluzioni realizzative. Il ministero della PA non ha queste competenze e molti dei progetti  che si sono succeduti si sono rivelati astratti o velleitari.

Cosa bisognerebbe fare ?  Avere il coraggio di affidare, anche direttamente (andando anche a Bruxelles per farsi sdoganare il progetto definendolo di “interesse pubblico generale”) a grandi aziende pubbliche o private la realizzazione ed anche la progettazione  (Poste, Telecom o altro). L’idea dovrebbe essere,  partiamo da cosa è già stato informatizzato come servizi della PA (censimento e raccolta dati su tutte le miriadi di iniziative a livello centrale e periferico). Sviluppare un modello di business   win/win per partnership pubblico privato, far fare, ad esempio, a Poste  o a Telecom l’hub dei pagamenti verso la PA girandogli parte degli introiti pagati dagli utilizzatori dei servizi (anche qui bisogna essere capaci di fare o, quanto meno, controllare i conti, produrre business plan). Insomma, bisogna che ci sia più stato e pianificazione legislativa per permettere un’ efficace esternalizzazione della attività, come dire più stato nella pianificazione e controllo (centrale quindi) e meno stato nella realizzazione (meno confusione a livello locale, meno localismo inefficiente).

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Il parlamento europeo

Larga Banda: anche qui più stato negli indirizzi(leggi, regolamentazione intelligente). Bisogna chiarire definitivamente, iniziando da Telecom, cosa può fare il mercato e cosa no. Quello che il mercato non può fare perché non c’è convenienza economica a breve può essere o finanziato dallo stato o,  meglio, essere oggetto di “scambio regolatorio”.   Proviamo a definire una regolamentazione dove i principali attori che hanno investito, iniziando da Telecom , ma anche altri, siano incentivati ad investire   perché ne hanno un tornaconto quando rivedono l’infrastruttura a terzi. Il punto è :  questa volta facciamo non solo un piano,  ma individuiamo interventi, integrati  in una visione d’insieme,  finanziari, legislativi e regolatori per renderlo economicamente conveniente per gli attori che lo devono realizzare.

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Autostrade (regionali) : i soldi mancano o comunque non si riescono a spendere. Dove ci sono le società regionali gli appalti sono un calvario ed il rischio corruzione è sempre dietro l’angolo. I meccanismi di adeguamento tariffari sono  fortemente condizionati da logiche demagogiche (aumentare i pedaggi  non è popolare , ma così i servizi stentano, vedi i servizi di trasporto pubblico a Roma). Anche qui : avere il coraggio di fare leggi per sveltire i processi realizzativi, definire e concentrare le risorse, chiudere le società  locali  o riorganizzarle e concentrarle (è chiaro, sono state fatte in logica clientelare per inventare  posti di lavoro,  ridurli è difficile, ma almeno bisognerebbe avere una visione complessiva di cosa si potrebbe fare sfruttando effetti scala o accorpando). Anche in questo caso ci vuole più pianificazione centrale e orientamento manageriale.

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Tutela del territorio: l’Italia sta cadendo a pezzi, gli enti locali non sono in grado , anche quando hanno i soldi, di gestire il fenomeno. Bisognerebbe fare sempre le solite cose: riaccentrare le responsabilità, dotarsi di capacità di programmazione e controllo a livello centrale, ma anche di esecuzione. Sburocratizzare i  controlli amministrativi :come fanno all’estero sono  “antropologicamente” meno ladri degli italiani ? Bisogna trovare dei punti di sintesi e di governo.

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Alcuni interventi in ambito pubblico

 Cassa Depositi e Prestiti 

Cassa, sta diventando sempre più  una banca d’affari posseduta dallo Stato.  Io ho rispetto per le banche d’affari, sono utili  ma servono per fare solo alcune cose e non altre. Servono per strutturare finanziariamente i deal (valutare secondo benchmark di mercato quanto valgono le aziende da comprare o vendere, contribuire a definire le  clausole finanziarie  di un contratto, etc.) Le banche d’affari ed i banchieri per loro stessa ammissione sono poco interessati al  business,  alla politica industriale, agli indirizzi strategici di medio lungo periodo. Ti possono aiutare ad “ impacchettare  storie per il mercato “ quando devi vendere qualcosa.  Anche i famosi analisti delle banche seguono al più in  termini strategici il pensiero convenzionale; non sono pagati per inventare nuove aziende , strategie, modelli di business, politiche di sviluppo. Sono pagati per valutare il prezzo di  quello che c’è, per valutare i business ormai consolidati di cui si sa già tutto. E’ compito dei manager,  di chi  fa impresa inventarsi nuove storie e progetti di sviluppo.

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Oggi Cassa fa bene il mestiere della banca ma non è in grado e non ha il compito di produrre e di implementare  politiche ed indirizzi . Dovrebbe evolvere da asettico istituto di finanziamento ad organizzazione capace di dare indirizzi e gestire progetti.

Giustizia amministrativa e leggi

Per esperienza diretta, TAR, Consiglio di Stato, ma anche Corte dei Conti sono una delle maggiori cause di inefficienza del sistema pubblico. Non perché manchino le competenze anzi , forse ce ne sono troppe, che si fanno la guerra fra di loro. Bisognerebbe avere il coraggio di semplificare. Iniziando dall’attività legislativa che in Italia è a dir poco carente, le leggi, i decreti ministeriali sono scritti male  ed incomprensibili e questo fa sì che la giustizia amministrativa e non solo  quella amministrativa ci vada a nozze con le interpretazioni.

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Biblioteca del Consiglio di Stato. Palazzo Spada

La prima cosa è rivederle tutte semplificando (che fine ha fatto la semplificazione di Calderoli?). La sensazione anche  qui è che Parlamento e Ministeri non   facciano quello che dovrebbe essere il loro pane quotidiano: scrivere in un buon italiano comprensibile e logico le leggi. Fare buone leggi significa innanzitutto limitare i ricorsi sul nascere (oltre che fare leggi dove “per legge” si limitano i ricorsi  con attenzione, ovviamente,  ai vincoli di costituzionalità). Ma soprattutto manca la visione organica. Faccio un esempio che conosco: la legge postale. In Inghilterra quando hanno voluto privatizzare Royal Mail hanno rifatto la regolamentazione con una legge il Postal Act , che è una legge organica che comprende tutto sulla posta. In Italia, quando si è incominciato a parlare di privatizzazione, ed io sono andato a dire che bisognava fare come in Inghilterra, mi hanno detto:  hai ragione,  ma da noi è difficile, meglio fare qualche piccola modifica inserendola in un qualche altro veicolo (stabilità o altro disegno di legge). Pragmaticamente data la situazione italiana il consiglio era giusto, ma questo significa continuare ad arrangiarsi nella logica del “male minore”.

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Paolo Luca Stanzani Ghedini

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