A Venezia calcio si dice soccer

 

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UMBERTO ZANE
Uno stadio di proprietà e un’accorta programmazione per dimenticare i tre fallimenti vissuti in dieci anni e rientrare nel calcio che conta

Quasi quattromila persone ad assistere nel glorioso stadio di Sant’Elena, l’11 novembre scorso, in una giornata infrasettimanale e per giunta nebbiosa e fredda, al derby di serie D tra il Venezia e il Mestre.

Forse non ce n’era bisogno, ma il rinnovato entusiasmo dei tifosi per la loro squadra, ha dato ancora più spinta e motivazioni a Joe Tacopina, l’avvocato di Manhattan, che dopo le recenti esperienze vissute con la Roma e il Bologna, si è data ora la missione di riportare Venezia nel calcio (soccer in americano) che conta.
Una “mission” che dopo tanti anni di fallimenti in laguna (non solo figurati purtroppo) sembra ora poter davvero diventare “possible”.

momenti salienti nella storia del Venezia Football Club

Ma cosa è cambiato in pochi mesi da quando il “patron” russo Yuri Korablin ha lasciato al suo destino la fragile navicella arancioverde (di cui aveva preso il comando dopo il secondo crack finanziario riportandola dal campionato dilettanti ad una comunque onorevole Terza serie), condannando la società al terzo fallimento in dieci anni?

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Lo stadio di Tessera immaginato da Yuri Korablin

Tacopina, in fondo, sta tentando di realizzare quello che al suo predecessore non è riuscito, o meglio è riuscito solo in parte: abbinare i risultati sportivi (ovvero riportare il Venezia, ripiombato di nuovo in Quarta serie, al più presto in serie B, e magari poi in A) a un progetto finanziario legato alla realizzazione di un nuovo stadio, ovviamente di proprietà.

Per raggiungere il primo obiettivo l’avvocato italo-americano, ha portato in laguna uno dei direttori sportivi più bravi ed esperti, Giorgio Perinetti, che è già riuscito a calarsi positivamente in una realtà, come quella del mondo dilettantistico, che conosceva ovviamente in maniera relativa.
Per il secondo Tacopina ha forse finalmente trovato un alleato importante, proprio dove finora i suoi predecessori, Zamparini compreso, avevano trovato i maggiori ostacoli, ovvero nel Comune di Venezia.

Luigi Brugnaro, il nuovo sindaco, arriva dal mondo dell’imprenditoria, ed è inoltre il proprietario della Umana Reyer di basket, con cui è riuscito a raggiungere, partendo pure lui dal basso, ottimi risultati, sino a sfiorare, pochi mesi fa, la finale scudetto.

Anche Brugnaro, però, deve ora fare i conti col “problema impianto”, visto che la sua squadra gioca le partite casalinghe nel vetusto Palasport da tremila posti realizzato nella periferia di Mestre nella seconda metà degli anni Settanta.

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Palasport G. Taliercio

Il progetto di Tacopina (che ha coinvolto già due investitori americani) di realizzare a Tessera, in zona aeroporto, uno stadio da 20-25.000 posti sembra potersi abbinare perfettamente con quello del sindaco-imprenditore, di costruire, nella stessa area, un palazzetto da diecimila posti.
Una sorta insomma di “Cittadella dello Sport” dotata però anche di un Centro commerciale e di una serie di altri servizi, in grado di intercettare almeno parte dei trenta milioni di turisti che ogni anno visitano Venezia. Non a caso Brugnaro ha ipotizzato anche la creazione, poco distante, di un grande parco dei divertimenti.

Immagini del vulcanico avvocato Joe Tacopina

I rapporti personali tra il primo cittadino di Venezia e Tacopina sono ottimi. “Brugnaro – ha dichiarato pubblicamente l’avvocato newyorkese – oltre che un grande sindaco è un amico: con lui ci sentiamo spesso.”

Ora però è stato fatto un passo in più: un incontro istituzionale, a Ca’ Farsetti, a cui hanno preso parte anche i due possibili partner investitori americani.
Solo una prima chiacchierata informale, si sono affrettati a spiegare i protagonisti, che però sarà bissata, forse prima di Natale, da un nuovo appuntamento, che potrebbe già avere una valenza pratica.
Tacopina insomma potrebbe davvero riuscire in un’impresa “storica”.

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Lo stadio Penzo a Sant’Elena

L’idea di sostituire lo stadio Penzo (attualmente il secondo impianto italiano per anzianità ancora in servizio) era venuta per primo, già alla fine degli anni Trenta, addirittura al “presidentissimo” Arnaldo Bennati, non a caso anch’egli un imprenditore “prestato” al calcio: il progetto prevedeva la costruzione della struttura nella zona di Santa Marta a Venezia, poco lontano da piazzale Roma.

Poi, agli inizi degli anni Sessanta, anche in questo caso in occasione di una nuova venuta in A del Venezia, gli imprenditori Linetti, Ligabue e Volpi, che gestivano la società, avevano di nuovo sollevato il problema, dando un vero e proprio aut-aut all’amministrazione comunale. Il progetto di realizzare lo stadio nell’area di Forte Marghera, davanti alla Laguna, benedetto tra l’altro pure da Giulio Andreotti, era però rimasto lettera morta e la “triade”, come promesso, se ne era andata.

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Stessa sorte, in occasione della nuova promozione nella massima serie, per la presidenza Zamparini. L’imprenditore friulano sembrava davvero a un passo dalla realizzazione dello stadio a Tessera, a cui era abbinata anche la costruzione di un suo “Mercatone”. Un progetto molto bello, con un impianto da trentamila posti al coperto, che alla fine si era insabbiato nella classiche “pastoie” burocratiche, e Zamparini alla fine se ne era andato.

 

In pochi anni il Venezia ha così inanellato ben tre fallimenti, con ogni volta ripartenza dalle serie inferiori e faticosa risalita, mai comunque oltre la Terza divisione.
Ora quella di Tacopina profuma davvero come “ultima occasione” per il calcio veneziano.logo_uv

 

La squadra, nata dalla fusione operata da Zamparini nel 1987 tra il Venezia e il Mestre, si trova infatti per la prima volta a competere nello stesso campionato con una squadra mestrina.
Urge per il Venezia quindi una pronta promozione in Terza serie per ribadire il primato sportivo cittadino e poter dare consistenza anche ai progetti finanziari di Tacopina.
Una marcia che sembrava sul campo inarrestabile dopo le sette vittorie consecutive iniziali, ma che ha subito qualche battuta di arresto di troppo.

Ora il Venezia è secondo: da qualche settimana è costretto, con un certo affanno, a inseguire.
Lo “spauracchio” in questo caso non è comunque il Mestre.
A togliere il sonno a Tacopina e Perinetti, in attesa delle future, sperate, sfide con la Juventus di Agnelli, l’Inter di Thoir ed il Milan di Berlusconi, è…il Campodarsego del presidente Pagin.

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Umberto Zane

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