Spagna, Psoe solo contro tutti

CLAUDIO MADRICARDO
A pochi giorni dal 20 dicembre, data in cui gli spagnoli saranno chiamati a scegliere il prossimo governo, il sistema quadripartitico che era uscito dai sondaggi della scorsa estate, pare per il momento superato e si contrae a Partido Popular, Ciudadanos e PSOE.

Questi i tre partiti che escono premiati dall’ultima rilevazione realizzata tra il 23 e il 25 novembre da Metroscopia per conto del quotidiano El País. Quanto a Podemos, esce distanziato dalle altre tre formazioni, ma col suo 17 per cento resta comunque ben lontano dal poter apparire come una forza residuale.

Sempre secondo Metroscopia, Ciudadanos si colloca allo stesso livello dei popolari e dei socialisti, tutti attorno a poco più del 22 per cento, dopo aver addirittura superato il PSOE nel mese di ottobre. Se da una parte il sondaggio rimodula il panorama politico spagnolo prefigurando un sostanziale tripartitismo, dall’altra conferma la volatilità determinata da una situazione in cui circa il venti per cento di chi ha intenzione di recarsi alle urne non ha ancora deciso per chi votare.

Un fattore che in un normale scenario di bipartitismo avrebbe determinato un’oscillazione in termini di pochi seggi, ma che nella Spagna di oggi potrebbe sancire il superamento di una forza politica su un’altra.

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Pablo Iglesias disegnato da Luis Grañena, CTXT

Per fare un esempio, secondo le rilevazioni che si sono susseguite da aprile in poi il PP ha variato da un massimo di 24,5 per cento e un minimo del 20,8 per cento, ovvero ben quattro punti. Quanto agli altri, il PSOE ha oscillato di cinque punti, Ciudadanos di dodici e Podemos di quasi cinque.

Ne consegue che a nessuna delle forze in campo pare sfuggire che le elezioni politiche si decideranno in quello spazio che raccoglie quasi il quaranta per cento dell’elettorato e che potrebbe essere altrimenti definito come il centro. Senza il sostegno del quale, nessuno dei contendenti può ragionevolmente aspirare a conquistare la poltrona alla Moncloa.

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Albert Rivera disegnato da Luis Grañena, CTXT

Uno spazio stimato in ben undici milioni di votanti se le urne registreranno una partecipazione intorno al 77 per cento degli aventi diritto, cosa del resto ritenuta possibile. Nel frattempo la vittoria sembra comunque stare alla portata dei tre partiti premiati dal sondaggio, e quello che alla fine prevarrà sugli altri due, è facile che lo farà con un margine ristretto.

Assume quindi vitale importanza la strategia comunicativa che i vari raggruppamenti metteranno in campo nei confronti televisivi che segneranno la strada da qui alle elezioni.

Uno è stato promosso dal quotidiano El Pais lunedì sera in diretta streaming, durante la quale i leader di Ciudadanos, PSOE e Podemos si sono confrontati in uno studio in cui il leggio destinato a Mariano Rajoy, il primo ministro del PP, è restato vuoto.

A causa degli impegni di Rajoy al vertice in corso a Parigi. Ma anche per la precisa scelta di voler riconoscere come suo avversario il solo Pedro Sánchez, segretario del PSOE.

Sarà stato pure un caso, ma la stessa scenografia dello studio de El País ha voluto che Sánchez si ponesse in mezzo tra Albert Rivera di Ciudadanos e Pablo Iglesias di Podemos. Quasi a voler rendere visivamente la situazione politica in cui versa oggi il suo partito, che rischia di cedere voti alla sua destra (Ciudadanos) e al suo fianco sinistro (Podemos).

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Pedro Sánchez disegnato da Luis Grañena, CTXT

Durante il dibattito Sánchez non ha risparmiato le bordate alla politica del governo di Rajoy, apparendo tuttavia poco credibile agli occhi degli altri due avversari che se ce ne fosse stato il bisogno, hanno dato dimostrazione di dove pensano di poter sottrarre voti.

Ne è seguito un confronto senza alcuna concessione, a tratti perfino duro, consapevole che la battaglia si gioca tutta nei confini dell’uno e dell’altro, e in cui i tre partecipanti, fino a poco tempo fa sconosciuti al grande pubblico spagnolo, hanno saputo comunicare una sensazione di novità e freschezza.

Doti di cui la vicenda politica del paese, spesso travagliata da scandali, ha grande bisogno. In chiusura, in quello che il giornale ha definito il minuto d’oro a disposizione di ogni candidato, Albert Rivera ha voluto lanciare un appello “a recuperare l’orgoglio di essere spagnolo con un nuovo progetto comune per la Spagna”.

Da parte sua Sánchez ha rivendicato i progressi raggiunti con i governi socialisti “per guidare la Spagna delle opportunità, perché sappiamo farlo e lo faremo”. E Pablo Iglesias, che ha sfoggiato toni moderati invitando perfino gli altri due avversari al rispetto del fair play, ha chiesto un confronto sui programmi che possa mettere in luce le differenze tra chi è immobilista e chi invece vuole il cambiamento.

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Mariano Rajoy disegnato da Luis Grañena, CTXT

Tutti e tre trasmettendo un’immagine di rinnovamento, anche anagrafico, rispetto a quella comunicata da Mariano Rajoy, che solo poche ore prima aveva dichiarato che sarebbe andato solo ai dibattiti importanti. Forse rifiutandosi di prender atto della situazione che è mutata, e intendendo il consueto faccia a faccia con l’avversario socialista di fine campagna.

claudio madricardo

@claudiomadricar

ytali. ringrazia gli amici di CTXT per la concessione a riprodurre i disegni di Luis Grañena

L’articolo è pubblicato oggi dall’Unità, che ringraziamo

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