Presepi, croci… e manici di scopa

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Mosaico copto. Chiesa Santa Vergine Maria, Il Cairo

PAOLO BRANCA
Qualcuno ipotizza di eliminare crocefissi e persino presepi dalle scuole, per non urtare la sensibilità dei musulmani. Niente di più falso! Benché il Corano riconosca in Gesù solo un grande profeta, non il Figlio di Dio, ne ricorda la nascita dalla Vergine Maria come fatto prodigioso e in Libano la ricorrenza dell’Annunciazione è addirittura festa nazionale per tutti.

In Egitto alcune feste mariane vedono la partecipazione di centinaia di migliaia di persone, musulmane ancor più che cristiane. Infine, le numerose scuole cattoliche di salesiani, comboniani, francescani… un po’ ovunque nel mondo islamico hanno prevalentemente allievi di fede musulmana che non hanno alcun problema a vivere fra statue della Madonna, Sacri Cuori, Crocefissi e via dicendo.

Anche in Europa e in Italia, del resto, non sono davvero pochi i musulmani che preferiscono iscrivere i propri figli a scuole cattoliche, dove li considerano più protetti da alcune preoccupanti derive della gioventù occidentale, quali droghe, parolacce, tatuaggi o piercing… Anzi, il venticinque per cento di coloro che frequentano il migliaio di oratori della Diocesi Ambrosiana sono musulmani, che vi trovano un ambiente adatto e ben visto dalle loro famiglie almeno per fare i compiti e giocare a pallone. È purtroppo vero che alcuni parlamentari egiziani, ad esempio, di correnti fondamentaliste hanno lasciato l’aula in segno di protesta quando si sono espresse le condoglianze per la morte del Papa Copto Shenuda, o si sono espressi negativamente circa l’uso dei musulmani locali di rivolgere gli auguri ai connazionali cristiani per le loro feste.

Ma si tratta di minoranze sparute di fanatici che ben poco hanno a che fare con la vita quotidiana di molti paesi del Nordafrica e del Medio Oriente.

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Beirut, la cattedrale san Giorgio e la vicina moschea Mohammad Al-Amin

Stupisce e addolora la strumentalizzazione che qui e ora vien fatta della presenza islamica per rinfocolare una diatriba fra laicisti e clericali che dovrebbe aver fatto il suo tempo! I recenti attentati in Francia accendono gli animi nel segno di uno scontro identitario che fa solo il gioco dei fondamentalisti. Un fuoco del tutto diverso dovrebbe essere acceso per illuminare le imminenti festività natalizie, sul solco dell’esempio e dell’insegnamento di Papa Francesco che non perde occasione per rinnovare l’appello a una fraternità umana universale!

Le luci psichedeliche del commercio non ci confondano, impedendoci di dar luce anche ai segni della misericordia, della quale ci apprestiamo a celebrare l’anno giubilare. Milano, grande laboratorio interculturale e interreligioso ormai da decenni, sappia aprirsi almeno a qualche “buona novella”, meno sdolcinata di troppe tradizioni locali pur rispettabili, ma più essenziale nel suo contenuto etico e spirituale e utile al bene comune.

Anche gli agnostici e i non credenti potranno avere l’occasione di ritrovarsi in questa linea di riconciliazione, di cui il mondo intero, ma soprattutto la tormentata area mediterranea, hanno tanto bisogno per esorcizzare l’incubo di nuove guerre totali. Le vere radici delle tradizioni religiose che in questa zona hanno avuto origine e si sono sviluppate sono più simili e intrecciate di quanto sappiamo immaginare, inondati da cumuli di fatti di cronaca deprimenti, ma ignari di un lungo percorso storio e culturale che ci ha visti anche capaci di feconde e mirabili forme di reciproco arricchimento.

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Paolo Branca

Sintesi dell’intervento al dibattito “Cristiani e musulmani per la misericordia”, 7 dicembre, presso la FNSI, Roma

Moderati di tutto il mondo unitevi di Antoine Courban

Cosa possono apprendere i musulmani dalla Dichiarazione Nostra Aetate di Mohammad Sammak

 

 

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