Castelvecchio. Ipotesi su un furto

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Pisanello, Madonna della Quaglia, Museo di Castelvecchio, dipinto rubato

CHIARA CASARIN 

Giovedì 19 novembre 2015. Ore 19.30

La cassiera del Museo di Castelvecchio ha appena chiuso a chiave l’armadietto e si sta per infilare il cappotto quando qualcuno da dietro le tappa la bocca. Si sorprende, ha un sussulto. Ma è solo una frazione di secondo perché si volta e vede X ricordandosi del colpo. Y, la guardia, si gira, fa un cenno e iniziano le danze. Tutto per quel bottino, immenso, inimmaginabile per loro che vivono con 900 euro al mese. L’ultimo incontro con il collezionista russo, sempre assiduo visitatore del museo, ha stabilito le regole. A lei e la guardia, complici interni, spetterà il 40%, ai tre espertissimi malviventi il 60% del compenso in dollari. Dopo questo colpo X e Y potranno finalmente sposarsi e andare a vivere in sud America.

Oppure:

“Due visitatori non sono ancora usciti ma non ci vedono. Stiamo nell’angolo della sala dove la telecamera non arriva. Tanto la cassiera non s’accorge di nulla. Il terzo sarà ormai entrato e forse l’ha già legata”, pensa uno dei ladri. All’ingresso la cassiera tenta di urlare ma è spaventata. Arriva finalmente X, il complice, con la guardia disarmata. Si guardano, un cenno e iniziano le danze. Ruberemo quanti più dipinti ci sarà possibile in questo piccolo e facile-da-rapinare museo. “Penseranno che siamo così stupidi da rivenderli o da chiedere un riscatto ma noi non ci faremo beccare. Li porteremo alle aste in Giappone passando per la Svizzera”.

Le fantasie, ipotesi o varianti a questa storia potrebbero essere ancora molte e, ad oggi, non sappiamo quale sia la verità dei fatti né dove si trovino i dipinti rubati. La notizia del furto di 17 quadri per mano di tre malviventi al Museo di Castelvecchio ha smesso di essere notizia dal giorno successivo al colpo e da allora, quasi un mese fa, non si hanno notizie in merito.

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Jacopo Bellini, San Girolamo Penitente, Museo di Castelvecchio, dipinto rubato

L’Italia, come solo la Francia, ha un unico patrimonio, quello storico-artistico.

L’Italia, come solo la Francia, detiene il record mondiale di furti nei musei e nelle istituzioni culturali.

In entrambi questi paesi, come anche nel resto del mondo, i colpevoli rimangono ignoti e impunti e la lista dei furti è un fascicolo immenso e in continuo aggiornamento. C’è da dire che di opere e di oggetti d’arte l’Italia trabocca e una piccola percentuale di questi è ai più ignota e nascosta ma di certo il valore delle opere ad oggi mancante supera ogni immaginazione.

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Hans de Jode, Porto di mare, olio su tela, Museo di Castelevecchio, dipinto rubato

Senza andare indietro troppo nel tempo e solo considerando il periodo che va dal Nazismo con Hermann Goering a oggi, si stima che nell’ultimo mezzo secolo siano state rubate un milione e centomila tra opere e oggetti d’arte e antichità sottratti a musei, collezioni e siti archeologici. Risale, giusto per fare un esempio locale, alle esportazioni dei tedeschi il vuoto lasciato sui soffitti di Palazzo Mocenigo di Venezia dalle nove tele di Sebastiano Ricci ora alla Gemaeldegalerie di Berlino. Per ricordarne alcuni tra i più celebri, cinque anni fa al Museo d’Arte Moderna di Parigi furono rubate diverse opere dei grandi maestri francesi. Nello stesso periodo avvenne anche il furto nell’appartamento sulla Rive Gauche della nipote di Picasso. Nel 2007 ricordiamo il caso del Monet, trafugati dal Museo di Nizza. In Francia si conta una media di venticinque furti l’anno con lo storico picco del 1998 in cui i casi furono ben 47.

La media italiana non è stimata ma verosimilmente, dati alla mano, le condizioni sono praticamente identiche a quelle della Francia. Vanno ricordate inoltre tutte quelle opere che i sovietici presero ai tedeschi come compensazione per i danni di guerra e che ora si trovano negli immensi e sconosciuti depositi russi in quanto è stata approvata nel 2000 la legge che prevede che tutte le opere presenti all’interno dei confini nazionali diventino ufficialmente di proprietà della Russia.

Per quanto sia costantemente vivo l’impegno da parte delle forze dell’ordine alla ricerca e alla confisca delle opere rubate, la lista delle restituzioni è drasticamente più corta e conta pochi esemplari casi.

Nei casi più fortunati, a colmare le più gravi lacune, ci pensano oggi la tecnologia e lo studio: risale al mese scorso, a distanza di circa cinquant’anni dalla sua scomparsa per mano della mafia, la restituzione della Natività di Caravaggio alla chiesa di San Lorenzo a Palermo, avvenuta grazie alla fondazione madrilena Factum Arte e ai suoi sistemi informatici avanzatissimi. La riproduzione in scala 1:1 della tela ha contribuito non solo a renderla visibile a chi non ne aveva avuto il privilegio ma anche a fornire preziose informazioni sui metodi pittorici di Michelangelo Merisi agli studiosi di storia dell’arte. Lo stesso accadde a Venezia nel 2007 con la restituzione delle Nozze di Cana di Veronese al refettorio benedettino dell’Isola di San Giorgio. Mentre il cosiddetto originale si trova al Louvre esattamente di fronte la Gioconda, il fac simile veneziano è ora nel luogo per il quale era stato dipinto ed è dotato di tutte le caratteristiche pittoriche, di posizione e luminosità che il suo autore aveva progettato.

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Nell’Oratorio di san Lorenzo a Palermo campeggia lo spazio vuoto (ora occupato da una copia fotografica) lasciato dalla Natività di Michelangelo Merisi detto Caravaggio

Non si può dire che sia altrettanto innovativo e all’avanguardia lo studio dei sistemi di sicurezza per i Musei italiani. Mano a mano che vengono applicate alcune nuove tecnologie, la rete dei ladri si fa più competitiva e aggiornata agendo sempre su quei momenti ciechi dei circuiti e mettendo in azione movimenti che rimangono imprevedibili.

Se è vero che in taluni casi non si tratta di furto ma di rapina, come nel caso di Castelvecchio, qualcuno può obbiettare che anche le più ferree norme di sicurezza delle banche possono essere sorpassate da una mano armata ma, allora, esistono in Italia dei musei in cui non sia possibile realizzare un furto? Una delle possibile alternative potrebbe essere quelle di spostare tutte le opere di gran valore in musei in cui la sicurezza sia ai massimi standard internazionali togliendoli così dalle sale dei piccoli musei cittadini. Ma in questo caso forse si contravverrebbe allo sforzo di valorizzare e di far conoscere quelle piccole realtà che sono in qualche modo legate alla storia delle opere che ospitano. Come nel caso di Castelvecchio appunto.

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Peter Paul Rubens, Dama delle licnidi, olio su tela, Museo di Castelvecchio, dipinto rubato

Il fitto sottobosco di spacciatori, ricettatori, contrabbandieri e collezionisti senza scrupoli è di dimensioni sconosciute e forma una rete di grandi capacità organizzative condivise.

Se un trio di malviventi viene a conoscenza del fatto che un tale ricco e famoso signore vorrebbe per il suo salotto un dipinto di un celebre pittore del Rinascimento italiano l’organizzazione criminale si attiva individuando i soggetti più adatti allo scopo, mettendo in contatto compratore e venditore, contribuendo alla progettazione del colpo. Tutto nel massimo riserbo, ovviamente. Come anche spesso lo è l’identità dell’acquirente, ovviamente.

Si passa dunque dal silenzio omertoso all’azione. Gli interessati verranno poi messi al corrente della riuscita del colpo niente meno che dalla stampa.

Quello dei furti d’arte è un argomento per così dire ‘pop’: a notizia data ecco subito sgorgare una quantità inaudita di opinioni, di giudizi, di ipotesi e soluzioni da chiunque. Tutti diventano esperti, tutti hanno una loro opinione sui fatti, tutti sanno come si dovrebbe risolvere il problema o almeno tentare di arginarlo. In alcuni casi questa immediata conseguenza ha anche dei risvolti positivi: se alcuni non erano a conoscenza di un’opera, non sapevano chi ne fosse l’autore o in quale museo si trovasse, ecco che all’improvviso tutte le informazioni ci sono e anche un oggetto d’antichità di secondario valore trova il suo posto nel firmamento dei ricercatissimi.

È un po’ quanto accade quando si scopre un falso creduto di un grande artista dietro al quale, come per i furti, c’è sempre un collezionista che compra, che l’ha comprato o che lo vorrà vendere e uno stuolo di opinionisti improvvisati.

Ogni storia ha le sue dinamiche, i suoi allarmi, le sue cassiere e i suoi complici ma finché non viene smascherata tutta la sequenza di movimenti, nella nostra informazione resterà sempre un vuoto. Come quello alle pareti.

Museo di Castel Vecchio a Verona

Il Museo di Castelvecchio (Verona) espone importanti collezioni di arte medievale, rinascimentale e moderna (fino al XVIII secolo)

 Opere rubate a Castelvecchio:

Antonio Pisano detto Pisanello, Madonna col bambino, detta Madonna della quaglia, tempera su tavola, cm 54×32, inv. 164-1B0090 – valore: euro 4.000.000

Jacopo Bellini, San Girolamo penitente, tempera su tavola, cm 95×65, inv. 876- 1B0306 – valore: euro 2.000.000

Andrea Mantegna, Sacra Famiglia con una santa, tempera su tela, cm 76×55,5, inv. 855-1B0087 – valore: euro 4.000.000

Giovanni Francesco Caroto, Ritratto di giovane con disegno infantile, olio su tavola, cm 37×29, inv. 5519-1B0130 – valore: euro 2.000.000

Giovanni Francesco Caroto, Ritratto di giovane monaco benedettino, olio su tela, cm 43×33, inv. 1407-1B0142 – valore: euro 200.000

Jacopo Tintoretto, Madonna allattante, olio su tela, cm 89×76, inv. 1285-1B1623 – valore: euro 500.000

Jacopo Tintoretto, Trasporto dell’arca dell’alleanza, olio su tavola, cm 28×80, inv. 263-1B0227 – valore: euro 100.000

Jacopo Tintoretto, Banchetto di Baltassar, olio su tavola, cm 26,5×79, inv. 264- 1B0229- valore: euro 100.000

Jacopo Tintoretto, Sansone, olio su tavola, cm 26,5×79, inv. 265-1B0228 – valore: euro 100.000

Jacopo Tintoretto, Giudizio di Salomone, olio su tavola, cm 26,5×79,5, inv. 266- 1B0230- valore euro100.000

Cerchia di Jacopo Tintoretto, Ritratto maschile, olio su tela, cm 54×44, inv. 44381- 1B4013 – valore: euro 150.000

Domenico Tintoretto, Ritratto di Marco Pasqualigo, olio su tela, cm 48×40, inv. 6707-1B0158 – valore: euro 500.000

Bottega di Domenico Tintoretto, Ritratto di ammiraglio veneziano, olio su tela, cm 110×89, inv. 1602-1B0710 – valore: euro 100.000

Peter Paul Rubens, Dama delle licnidi, olio su tela, cm 76×60, inv. 1779-1B0166 – valore: euro 1.500.000

Hans de Jode, Paesaggio, olio su tela, cm 70×99, inv. 6275-1B0685 – valore: euro 200.000

Hans de Jode, Porto di mare, olio su tela, cm 70×99, inv. 6273-1B0680 – valore: euro 200.000

Giovanni Benini, Ritratto

CHIARA CASARIN

Chiara Casarin

 di @ChiaraCasarin abbiamo pubblicato L’arte di falsificare

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